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Con Blinken, politica estera Usa passa per Roma e Matera

Scritto per il blog di AffarInternazionali.it https://www.affarinternazionali.it/blogpost/usa-blinken-roma-matera/ il 30/06/2021 e, in versione diversa, per il Corriere di Saluzzo dello 01/07/2021

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Roma e l’Italia sono state da domenica a martedì le basi operative della politica estera Usa: a Roma, il segretario di Stato Antony Blinken è stato ricevuto dal Papa e ha avuto incontri istituzionali e ha co-presieduto il consulto anti-Isis; a Matera, ha poi partecipato al G20 degli Esteri, sotto presidenza di turno italiana. Sempre a Roma, Blinken ha avuto il primo contatto dell’Amministrazione Biden con il governo israeliano post-Netanyahu: con Yair Lapid, ministro degli Esteri dello Stato ebraico, ma premier ‘in pectore’, ha discusso dello spinoso dossier del nucleare iraniano. A Matera, ha visto il vice-ministro saudita, principe Faisal bin Farhan al Saud, per perorare una tregua nello Yemen.

In dichiarazioni e interviste, Blinken ha sottolineato “il forte legame tra Usa e Italia”, “importante per garantire la sicurezza transatlantica, organizzare il sostegno al progresso in Libia ed affrontare le minacce condivise nel Mediterraneo e nel mondo”.

E la riunione del G20 è stata l’occasione per ribadire l’impegno al multilateralismo, che per gli Usa di Biden ha “un ruolo vitale” nelle relazioni internazionali, e per insistere perché il confronto con la Cina veda l’Occidente schierato “su posizioni comuni”.

Ma non tutto è filato liscio, nelle 72 ore di centralità italiana nella politica internazionale. Attacchi aerei e missilistici statunitensi contro milizie filo-iraniane in Iraq e in Siria hanno riverberato bagliori di guerra sull’incontro a Roma dei Paesi della coalizione anti-Isis, evidenziando la priorità degli Usa di Biden nel Grande Medio Oriente: il contenimento dell’influenza di Teheran, anche come pegno d’alleanza all’Israele del dopo Netanyahu.

La guerra a bassa intensità tra Usa e Iran è stata condotta, stavolta, con attacchi aerei e missilistici contro depositi di armamenti utilizzati da milizie filo-iraniane: una postazione serviva a lanciare e recuperare droni armati; un’altra era un centro logistico. Le azioni avrebbero fatto cinque vittime.

Non è la prima volta che Biden ordina bombardamenti di milizie-filoiraniane: era successo a fine febbraio. Adesso, gli attacchi suonano moniti al presidente eletto Ebrahim Raisi, un conservatore, con cui il negoziato per il ripristino dell’accordo sul nucleare denunciato nel 2018 da Donald Trump s’annuncia difficile.

Secondo fonti del Pentagono citate dai media Usa, i militari statunitensi sono allarmati perché il livello della minaccia rappresentata dalle milizie filo-iraniane in Iraq sta rapidamente crescendo. Unità specializzate nell’utilizzare armamenti sofisticati, inclusi i droni, hanno recentemente colpito alcuni fra i più sensibili obiettivi Usa nell’area, eludendo le difese statunitensi.

E ciò mentre la situazione militare si sta deteriorando anche in Afghanistan: la visita a Washington nel fine settimana del presidente Ashraf Ghani è stata offuscata dalla pubblicazione di un rapporto dell’intelligence secondo cui il Paese potrebbe ricadere in mano ai talebani nel giro di sei mesi dopo il ritiro degli occidentali, previsto entro l’11 Settembre, nel ventesimo anniversario degli attacchi all’America del 2001. Un Afghanistan in mano ai talebani potrebbe dare basi operative stabili a quel che resta del sedicente Stato islamico, che non dispone più di un proprio territorio, ma resta attivo dal Golfo all’Africa sub-sahariana.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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