HomeEuropaRotto il ghiaccio con Putin, Biden ora vuole il dialogo con Xi

Rotto il ghiaccio con Putin, Biden ora vuole il dialogo con Xi

Scritto per la Voce e il Tempo pubblicato il 24/06/2021 in data 27/06/2021 e, in versioni diverse, per il Corriere dci Saluzzo del 24/06/2021, il blog di AffarInternazionali.it https://www.affarinternazionali.it/blogpost/dopo-putin-biden-xi-italia-sullivan/ e oper il blog di Media Duemila https://www.media2000.it/ue-usa-vs-russia-cina-dopo-putin-biden-vuole-vedere-xi/

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Adesso, Joe Biden vuole parlare con Xi Jinping. Dopo il Vertice a Ginevra con il presidente russo Vladimir Putin, il presidente Usa vuole un faccia a faccia con quello cinese: c’è da “fare il punto sulla situazione”, che non è facile, fra i due Paesi, perché “nulla può sostituire il dialogo fra leader”. Secondo Jake Sullivan, il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’incontro potrebbe avvenire a margine del Summit del G20, in ottobre, in Italia: “Non abbiamo ancora progetti precisi, ma si sa che Biden e Xi dovrebbero essere entrambi al G20”.

Se modi, tempi e luoghi restano incognite, la volontà di dialogo con la Cina, come con la Russia, è un punto fermo. Ancora Sullivan: “Vogliamo che Biden discuta nei prossimi mesi con Xi, si tratta solo di stabilire quando e come”.

L’apertura al dialogo esce rafforzata dal bilancio positivo della prima missione in Europa di Biden come presidente, tra il G7 in Cornovaglia, i Vertici della Nato e con l’Ue a Bruxelles e l’incontro con Putin a Ginevra. L’impressione è che Biden abbia indossato “con disinvoltura e talento l’abito del leader del mondo libero”: un abito che il suo predecessore, Donald Trump, aveva “dismesso”, con la sua politica unilateralista e sovranista.

Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale, la missione di Biden “pone le basi per dimostrare che le democrazie possono portare dei vantaggi ai loro cittadini e a quelli del mondo intero” e fa emergere “una convergenza” tra “le democrazie del mondo nei confronti della Cina”, rivitalizzando le alleanze – bistrattate da Trump – con la Nato e l’Ue.

Anche i due protagonisti, Biden e Putin, hanno espresso, a freddo, valutazioni sostanzialmente positive, pur se non coincidenti, del loro incontro. Biden, in un tweet, dava un giudizio d’insieme della sua missione: “E’ chiaro che l’America è tornata, che le nostre alleanze sono più forti che mai e che siamo pronti ad affrontare le più dure sfide globali dei nostri tempi a fianco ai nostri alleati”.

Putin era più cauto e meno trionfalista: complimenti all’interlocutore, che “è un professionista” e con cui “bisogna stare attenti”; disponibilità a ulteriori contatti, ma non c’è nulla di deciso; siamo “all’inizio di una storia”, vedremo “fra sei mesi o un anno” quali saranno gli sviluppi.

Per gli Usa, le aree in cui verificare passi avanti o meno sono la stabilità strategica – le indicazioni del Vertice di Ginevra su questo fronte sono state apprezzate dalla Cina, di cui bisognerà tenere conto nei prossimi negoziati -, i cyber attacchi, i dossier regionali, dall’Afghanistan alla Siria e all’Iran. Proprio dall’Iran arrivano segnali inquietanti: l’elezione di Ibrahim Raisi, un conservatore, alla presidenza complica le prospettive di dialogo per il ripristino dell’accordo sul nucleare, mentre la volatilità del governo di Israele introduce ulteriori elementi d’incertezza regionale.

Un risultato concreto, pur se modesto e scontato, il Vertice di Ginevra lo ha prodotto, anche se Biden non ha comunque rinunciato a inasprire le sanzioni contro la Russia per la vicenda Navalny (Alexiei Navalny è un oppositore di Putin condannato e rinchiuso in carcere, dove rischia la morte perché è in condizioni precarie). Gli ambasciatori russo Anatoli Antonov e Usa John Sullivan sono già rientrati nelle rispettive sedi, a Washington e a Mosca, dopo essere rimasti qualche settimana fuori sede, richiamati in patria per consultazioni.

Il Cremlino ha reagito con filosofia alle nuove misure: nelle relazioni fra Russia e Usa “prevalgono il pragmatismo e la sobrietà” e “i risultati costruttivi” dell’incontro Putin – Biden “non comportano assolutamente un cambio di passo immediato”. Si è consapevoli che “gli Usa non abbandoneranno la politica di contenimento della Russia”, come la Russia non vuole rinunciare alle proprie priorità.

Le valutazioni dei media, più positivi gli Usa, più cauti i russi
L’analisi positiva di Sullivan è largamente condivisa dalla stampa americana, nonostante persistenti  scetticismi e diffidenze nei confronti della Russia e di Putin. I media russi, invece, tracciano bilanci in chiaroscuro, forse perché il Cremlino non vuole alimentare attese che potrebbero andare deluse.

I grandi media Usa e gli analisti promuovono sostanzialmente Biden per come ha affrontato e gestito il Summit con Putin, evidenziandone il pragmatismo e l’ottimismo, e contrappongono l’incontro di Ginevra al controverso vertice Trump-Putin di Helsinky 2018, quando il magnate apparve quasi in balia del russo in conferenza stampa, soprattutto sul fronte dei diritti umani.

Il New York Times sottolinea che “in politica estera Biden è un diplomatico vecchia scuola che sa essere a suo agio nella conversazione faccia a faccia, come quella con Putin e i molti scambi avuti con gli altri leader del G7, della Nato e dell’Ue”. Plausi anche dal Wall Street Journal, secondo cui Biden “ha dato un’immagine ben diversa e migliore di quella di Trump sui diritti umani nell’approccio con il dittatore russo, condannando l’imprigionamento del dissidente Navalny e spiegando che il sostegno alla democrazia è tessuto nella tradizione della politica estera americana”. Ma, prosegue il giornale, “non è neppure sembrato un idealista che fa le crociate, dicendo a Putin che una nuova guerra fredda con la Russia non è nell’interesse di nessuno”.

Il Washington Post riconosce che “su nessuno dei problemi sul tappeto c’è stata una svolta”, ma sottolinea che “l’incontro nell’insieme costituisce un progresso su questioni importanti per entrambi i Paesi” e che “i due storici avversari potrebbero essere leggermente meglio posizionati per gestire future dispute”: “La squadra di Biden è in una situazione in cui il meglio che può sperare è mettere un plafond sotto cui non scendere alle relazioni” con la Russia. Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche i grandi network americani.

Che cos’è successo a Ginevra
A parte il ritorno degli ambasciatori nelle rispettive sedi – e non c’era certo bisogno di un Vertice per deciderlo – e i giudizi interessati dei collaboratori dei due leader, l’incontro di Ginevra non ha però sostanzialmente cambiato nulla nelle relazioni tra i due Paesi, che sono, per reciproca ammissione, al punto più basso del XXI Secolo.

Eppure, sia Biden che Putin, parlando ai giornalisti dopo il Vertice, hanno trasmesso il messaggio “missione compiuta”. Ma la Cnn s’interroga se ne valeva la pena. Dopo avere ricucito le relazioni con gli alleati europei – alla Nato e con l’Ue -, lanciato una campagna pro democrazia e valori e offerto una leadership nella lotta contro la pandemia, Biden ha riconosciuto che ci vorranno mesi per capire se si arriverà ad uno scambio di prigionieri tra Usa e Russia – un risultato minimale -, se la cyber-security sarà rafforzata, se la sicurezza nucleare sarà garantita e se i contrasti con la Russia sull’Ucraina – e pure la Bielorussia, la Siria, la Libia e altrove – saranno smorzati.

I due presidente non si sono neppure scambiati inviti, perché – spiega Putin – non ce ne sono ancora le condizioni. “Non mi facevo illusioni sulle nostre relazioni e non me ne faccio ora – dice il russo -, ma, dopo una discussione sincera e franca, concreta e seria, ho una certa dose di fiducia”. Quella che forse mancava per una ripartenza: i due erano distanti, a marzo Biden aveva definito il russo “un killer”; ora, lo giudica “un avversario di valore, tosto e brillante”. La ricerca del disgelo è anche nelle parole che si usano, oltre che nella volontà di evitare un ritorno alla Guerra Fredda e, ancor più, un conflitto nucleare – “non ci deve mai essere” -.

Negli scambi di convenevoli all’arrivo e al momento della stretta di mano a beneficio dei fotografi, non è passato inosservato ai media Usa il riferimento di Biden a Usa e Russia come “due grandi potenze”, mentre Barack Obama relegava la Russia a potenza regionale. “Stiamo tentando – queste le parole di Biden – di determinare se abbiamo interessi reciproci, dove possiamo cooperare e, dove ciò non è possibile, di stabilire un modo prevedibile e razionale in cui non essere d’accordo, noi due grandi potenze”. La battuta può avere lusingato Putin, alla ricerca di riconoscimento internazionale.

Un antagonismo più prevedibile fra i due Paesi sarebbe già un passo avanti. E Biden cova il disegno di coinvolgere la Russia in un’operazione di contenimento della Cina: segnali, che i cinesi colgono con preoccupazione, di un ritorno alla diplomazia triangolare degli Anni Settanta, quando gli Usa seppero giocare sulle rivalità e le diffidenze tra Pechino e Mosca

La strada da percorrere per migliorare le relazioni bilaterali e il contesto internazionale resta molta. Ma Ginevra può essere un punto di (ri)partenza.

Villa La Grange, luogo a vocazione di Vertici
Per Biden e Putin, è stato un ritorno sulla scena del delitto, anzi del successo. Per il loro primo Vertice, hanno scelto il fondale del primo incontro tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. Ma Villa La Grange vide pure il primo Summit Est – Ovest dopo la morte di Stalin, con protagonisti, nel 1955, il premier sovietico Nikolai Bulganin, il presidente Usa Dwight Eisenhower, il premier britannico Anthony Eden e il ministro degli Esteri francese Edgar Faure.

L’evento che resta nella memoria è però quello che segnò ‘l’inizio della fine’ della Guerra Fredda, il 19 e 20 novembre 1985, il primo di tre fra Reagan e Gorbaciov. Il Vertice si giocò tutto o quasi sui temi degli euromissili e del disarmo, dopo l’’intesa nei boschi’ fra i negoziatori Usa Paul Nitze e sovietico Yuli Kvitsinski. Il Trattato che ne scaturì, l’Inf, fu deciso al Vertice di Reykjavik nell’ ’86 e firmato a Washington nell’ ’87. Nel 2019, Trump lo denunciò, aprendo una breccia nella sicurezza nucleare planetaria.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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