HomeItaliaBoniperti: quel gol al Padova che mi fece per sempre juventino

Boniperti: quel gol al Padova che mi fece per sempre juventino

Scritto per questo blog il 18/06/2021

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Domenica 6 ottobre 1957, una bella giornata d’autunno, con il sole. Sono un bambinetto di sette anni, ho appena iniziato la seconda elementare; abitiamo a Chivasso, una ventina di chilometri da Torino; abbiamo da poco una 600 color carta da zucchero. Mio padre è un grande tifoso juventino; io, forse per fargli dispetto, dico di tifare per le squadre che hanno la maglia più strana, la Sampdoria soprattutto.

Quella domenica, fa bello, c’è magari voglia di usare l’auto nuova, mio padre mi porta per la prima volta allo stadio, il Comunale, a vedere la Juventus: quella di Boniperti-Charles-Sivori, che ha cominciato bene il campionato e che finirà con il vincere il 10o scudetto dopo anni di magra. L’avversario era il Padova di Pin e Hamrin e, soprattutto, di Nereo Rocco: a sorpresa, finì terzo, in quel campionato.

Di quella partita conservo la memoria delle formazioni stampata in testa e nitidissime alcune immagini: una parata di Mattrel, sotto i miei occhi, che mi parve prodigiosa, il gol di Stivanello, che non ne segnava molti, il rigore di Moro per il Padova e, soprattutto, il gol di Boniperti, il primo, di testa, una rarità per lui. La Juve vinse 2 a 1: tornai a casa festante e, da quel momento, tifoso juventino a vita. La gente, l’allegria, la vittoria, Boniperti, tutto era stato magico.

Di Boniperti, morto oggi a quasi 93 anni, porto il nome, ma non per derivazione, anche se sospetto che a mio padre non fosse dispiaciuto che la crasi dei nomi dei miei nonni fosse uguale al nome di quel giovanotto già campione quando nacqui io.

E di Boniperti, che vidi molte altre volte giocare in quella Juventus e nelle successive, fino al suo ritiro, che sorprese un po’ tutti a 33 anni, annunciato subito dopo avere conquistato il 12.o scudetto, lessi poi un libretto di memorie, La mia Juventus, ricco di aneddoti e storie di vita della provincia piemontese, prima ancora che della grande città e della grande squadra, che mi sono rimasti impressi, la porta che è enorme fin quando non sbagli il primo gol, la storia delle vacche come ingaggio – scelte con cura gravide, così valevano doppio -.

Lo incontrai personalmente, non frequentemente, per motivi di lavoro, da presidente della Juventus e, più tardi, da deputato europeo. Ma il ‘mio’ Boniperti resta quello che, quel 6 ottobre 1957, svetta in area e la mette in porta. Addio!, campione e presidente di tanti successi; e grazie di avermi fatto, con quel gol, juventino per sempre.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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