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Bielorussia: quando i ‘pirati’ sono uno stato e un dittatore

Scritto per la Voce e il Tempo pubblicato il 27/05/2021 in data 30/05/2021 e, in versioni diverse, per il Corriere di Saluzzo del 27/05/2021 e per il blog di Media Duemila

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Terrorismo di Stato è una formula che appartiene alla nostra storia, evoca gli anni più bui della Repubblica. Il dirottamento di Stato avvenuto domenica scorsa nei cieli europei la riporta d’attualità: la Bielorussia dell’autocrate Alexander Lukashenko ha simulato una minaccia terroristica e se n’è fatta scudo per compiere una serie di violazioni del diritto internazionale, risfoderando l’arma del dirottamento aereo che, specie dopo l’11 Settembre 2001, credevamo di avere in larga misura neutralizzata.

Il regime di Minsk sfida di nuovo la comunità internazionale, come di fatto avviene, incessantemente, dopo le contestatissime elezioni presidenziali dell’agosto 2020: costringe un aereo della RyanAir in volo da Atene a Vilnius a deviare dalla sua rotta e ad atterrare in un aeroporto bielorusso, per arresto un oppositore che era a bordo. L’episodio dovrebbe contribuire a radicare nei leader e nelle Istituzioni nell’Ue la convinzione che non esistono dittatori, o autocrati, con cui è “utile” avere buone relazioni: né nell’ex Urss, dove c’è solo l’imbarazzo della scelta, né in Turchia né in Egitto né altrove.

Il Consiglio europeo di lunedì e martedì, che aveva già all’ordine del giorno un inasprimento delle sanzioni al regime di Lukashenko, ha discusso della vicenda, subito condannata all’unisono dagli Usa e da tutti i 27, con la richiesta d’immediata liberazione di tutti i passeggeri dell’aereo dirottato, compreso l’obiettivo dell’operazione, il giovane giornalista Roman Protasevic, una voce dell’opposizione, fondatore di un canale anti-regime su Telegram, Nexta, arrestato a bordo dell’aereo appena sceso sulla pista di Minsk.

Con Protasevic, è stata fermata la sua fidanzata Sofia Sapega, cittadina russa, sospettata di crimini compiuti tra l’agosto e il settembre dello scorso anno. Nelle successive 72 ore, sono stati diffusi video, si sospetta estorti, di Roman e Sofia che ammettono loro responsabilità.

Le proteste più vocali sono venute dai Paesi baltici e dalla Polonia. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha subito parlato di “dirottamento di un aereo civile” e di “un atto di terrorismo di Stato senza precedenti”. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha definito l’episodio “abominevole”: “c’è dietro il regime”. La leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya, in esilio in Lituania, ha scritto su Twitter: “Il giornalista e attivista arrestato ora rischia la pena di morte. Chiediamo il rilascio immediato di Roman, un’indagine dell’Icao (l’agenzia dell’Onu per l’aviazione civile, ndr) e sanzioni contro la Bielorussia”.

I capi di Stato o di governo dei Paesi Ue hanno deciso di chiudere il loro spazio aereo agli aerei bielorussi, mentre i velivoli europei sono stati invitati ad evitare i cieli bielorussi – numerose compagnie aeree si sono già adeguate -, e di aggiornare le ‘liste nere’ pre-compilate di personalità bielorusse ‘bandite’ – i ministri degli Esteri dovranno individuare i soggetti cui applicare misure restrittive -. Analoghi provvedimenti sono stati adottati da Stati Uniti e Gran Bretagna. Le Nazioni Unite hanno convocato il Consiglio di Sicurezza. L’Alleanza atlantica, che giudica l’incidente “serio e pericoloso”, è stata sollecitata dai Paesi baltici a reagire “immediatamente” al rischio rappresentato dal regime bielorusso per l’aviazione civile internazionale. Numerose cancellerie hanno convocato per chiarimenti gli ambasciatori bielorussi.

Una risposta insolitamente rapida e forte
L’episodio è stato duramente condannato all’unisono dai presidenti delle Istituzioni europee, David Sassoli per il Parlamento, Charles Michel per il Consiglio, Ursula von der Leyen per la Commissione, oltre che dall’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza Josep Borrell. Tutte le principali cancellerie, da Parigi a Berlino, da Londra a Roma, si sono espresse. Il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha detto: “E’ una violazione inaccettabile delle regole internazionali di navigazione aerea”.

La risposta all’atto di pirateria bielorusso è stata insolitamente rapida e forte: emerge la volontà di non ‘farla passare liscia’ al regime di Lukashenko, anche per impedire che si stabilisca un precedente che possa divenire un ‘modus operandi’. Ma resta da valutare l’efficacia delle sanzioni, strumento di cui la diplomazia fa un uso non sempre funzionale al risultato da raggiungere – basti pensare alla Russia o, per quanto riguarda gli Usa, all’Iran -.

Uno degli obiettivi dell’Unione è di isolare ulteriormente Lukashenko, la cui rigidità mette in imbarazzo pure il suo interlocutore privilegiato, il presidente russo Vladimir Putin. E le pressioni sul presidente bielorusso potrebbero aumentare quando Joe Biden e Putin s’incontreranno a Ginevra il 16 giugno: un appuntamento che ha il sapore d’un remake perché lì, il 19 e 20 novembre 1985, iniziò a finire la Guerra Fredda col Vertice tra i presidenti Usa Ronald Reagan e Urss Mikhail Gorbaciov. Biden e Putin “discuteranno l’intera gamma delle questioni urgenti e cercheranno di ripristinare la prevedibilità e la stabilità delle relazioni Usa-Russia”, recita un comunicato della Casa Bianca. Washington ha già escluso complicità di Mosca nel dirottamento.

Che cosa è successo domenica 23 maggio
L’atto di pirateria aerea compiuto domenica scorsa dal regine bielorusso è l’applicazione estrema – finora – della strategia della tolleranza zero contro gli oppositori varata da Lukashenko di fronte alle manifestazioni popolari ripetute e diffuse contro le ennesime elezioni manipolate. Le versioni su come l’aereo della Ryanair in volo da Atene a Vilnius sia stato costretto a un atterraggio di emergenza a Minsk restano, però, contraddittorie: sembra che Protasevich, che figurava nella lista dei ricercati per “terrorismo ed estremismo” compilata dalle autorità bielorusse, avesse già avuto la sensazione d’essere seguito ad Atene, dove era andato per un convegno.

Nella ricostruzione del corrispondente dell’ANSA da Mosca Mattia Bernardo Bagnoli, “quel che è accaduto è in effetti senza precedenti ed ha tutta l’aria di essere un’operazione in grande stile del Kgb, i servizi segreti di Minsk. Secondo quanto riportava Nexta, quando il velivolo della RyanAir era ormai nei pressi dei confini con la Lituania (ma ancora in pieno spazio aereo bielorusso), a bordo è scattato il parapiglia. Letteralmente”.

L’aeroporto di Minsk riferiva che l’aereo è atterrato dopo avere lanciato un allarme di minaccia di bomba e che sono stati i piloti stessi a chiedere di scendere. Per la testata indipendente Meduza, la responsabile delle comunicazioni all’aeroporto di Vilnius, Lina Beischene, ha invece detto che a bordo dell’aereo c’era stato “uno scontro tra un membro dell’equipaggio e un passeggero”; da qui, l’esigenza di scendere a terra.

Nexta attribuiva la rissa a bordo a funzionari del Kgb, secondo i quali c’era dell’esplosivo sull’aereo. Il pilota sarebbe quindi stato costretto a richiedere un atterraggio di emergenza (perché a Minsk, e non a Vilnius, che pure era più vicina, non è chiaro). Un Mig-29 delle forze aeree bielorusse s’è levato in volo per intercettare l’aereo della RyanAir e scortarlo a Minsk. Secondo un canale di Telegram vicino a Lukashenko, e rilanciato da Interfax, il presidente bielorusso “in persona” avrebbe dato l’ordine di far atterrare l’aereo a Minsk.

La pubblicazione di stralci della conversazione tra la torre di controllo di Minsk e la cabina di pilotaggio dell’aereo della RyanAir non chiarisce tutti i dubbi.

Una volta a terra, i passeggeri sono stati sottoposti ai controlli di sicurezza e a quel punto è scattato il fermo di Protasevich, che vive in esilio, insieme al co-fondatore di Nexta Stepan Putilo, dal novembre del 2020. Nella serata di domenica, tutti i passeggeri, tranne il giornalista dissidente, sono ripartiti con lo stesso aereo per Vilnius.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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