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Usa-Russia: Ginevra, quando il Vertice è un ‘amarcord’

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 27/05/2021

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Ritorno sulla scena del delitto, anzi del successo: Ginevra. Per il loro primo Vertice, Joe Biden concede a Vladimir Putin il fondale del primo incontro tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. Nella lettura della Cnn, la scelta di Ginevra è una sorta di carota diplomatica di Biden a Putin: dà l’impressione che questo appuntamento abbia l’importanza di quelli del passato, quando i due Paesi erano le Super-Potenze; e dovrebbe così lenire il risentimento della Russia verso gli Usa, che, vinta la Guerra Fredda, non avrebbero mostrato abbastanza rispetto per i russi sconfitti. Sarebbe lì l’origine del progetto politico di vent’anni di potere di Putin, restaurare il prestigio di Mosca offuscando quello di Washington.

Ginevra è terra di Vertici. Il primo Summit Est – Ovest dopo la morte di Stalin vede protagonisti, nel 1955, il premier sovietico Nikolai Bulganin, il presidente Usa Dwight Eisenhower, il premier britannico Anthony Eden e il ministro degli Esteri francese Edgar Faure. Ma l’appuntamento che conta, quello che segnò ‘l’inizio della fine’ della Guerra Fredda, fu quello del 19 e 20 novembre 1985, il primo tra i presidenti Usa Reagan e sovietico Gorbaciov.

All’incontro, i due arrivarono senza essersi troppo provocati. Biden, invece, a metà marzo diede dell’”assassino” a Putin: non il viatico ideale per il Vertice del 16 giugno, subito dopo un G7 in Gran Bretagna e i Vertici Nato e Ue/Usa a Bruxelles. Il peggio che Reagan disse a Gorbaciov fu l’intimazione “Signor Gorbaciov!, abbatti questo muro”, pronunciata a Berlino il 12 giugno 1987, alla Porta di Brandeburgo, dove, 24 anni prima, John F. Kennedy aveva emozionato il Mondo libero dicendo in tedesco “Ich bin ein Berliner” il 26 giugno 1963, di fronte al muro da poco tirato su.

Il Vertice del 1985 si giocò tutto o quasi sui temi degli euromissili e del disarmo, dopo l’’accordo nei boschi’ fra i negoziatori Usa Paul Nitze e sovietico Yuli Kvitsinski. Il Trattato che ne scaturì, l’Inf, fu deciso l’anno dopo al Vertice di Reykjavik e firmato a Washington nel 1987. Nel 2019, Donald Trump lo denunciò, aprendo una breccia nella sicurezza nucleare planetaria.

Dopo il Vertice di Ginevra, Reagan fece tappa a Bruxelles alla Nato e, ai leader dei Paesi alleati, confidò l’impressione che il dialogo con Gorbaciov fosse “possibile”: un’ora di briefing e poi domande e risposte. Il cancelliere tedesco Helmut Kohl ne uscì convinto le porte si erano “riaperte”.

Stavolta, il 16 giugno a Ginevra Biden e Putin non parleranno solo di disarmo, ma “discuteranno l’intera gamma delle questioni urgenti”, cercando di “ripristinare prevedibilità e stabilità dei rapporti Usa-Russia”, riferisce la Casa Bianca. Per il Cremlino, Putin e Biden vogliono “discutere lo stato e le prospettive di ulteriore sviluppo delle relazioni russo-americane, questioni di stabilità strategica e, inoltre, questioni attuali dell’agenda internazionale, tra cui la risoluzione dei conflitti regionali e l’interazione nella lotta contro la pandemia”. Non si prevedono decisioni: Biden e Putin non avranno sul tavolo documenti da firmare.

Molta attenzione sarà riservata al ‘body language’ fra l’empatico Joe e il gelido Vladimir, uniti, però, dal pragmatismo. L’obiettivo è di allentare le tensioni, stabilire un dialogo e tastare collaborazioni su terreni comuni, dal disarmo al nucleare iraniano, dalla pandemia al clima.

Biden ha un ‘cahier de doléances’ da presentare: le preoccupazioni per gli ammassamenti di truppe al confine con l’Ucraina e i focolai di guerra nel Donbass, le interferenze elettorali, l’avvelenamento e l’arresto dell’oppositore Alexei Navalny, i ripetuti cyber attacchi. Per alcune vicende, gli Usa hanno già imposto sanzioni alla Russia.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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