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Il Settimanale 2021 2 – Colombia, Escudos Azules, “Solo el pueblo salva el pueblo”

Scritto per il numero 2 del Settimanale 2021 del 17/05/2021

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“Solo el pueblo salva el pueblo”: questo il grido degli Escudos Azules, uno dei gruppi che manifestano contro l’oppressione dello Stato in Colombia che, a loro dire, sta stravolgendo la vita dei cittadini da circa due anni. È attraverso il loro profilo Instagram ufficiale che la redazione di NewsHunters è riuscita ad intervistare uno dei portavoce, Amok. Il giovane militante colombiano lotta in prima linea in questi giorni di fermento. Il suo è uno pseudonimo usato per non incorrere in ulteriori problemi con la polizia locale. Amok ha raccontato la storia degli Escudos Azules e la loro mobilitazione in opposizione al governo Duque e alle ingiustizie nel loro Paese.

Nel suo racconto, nelle ultime settimane, la riforma finanziaria del presidente colombiano Iván Duque ha sconvolto la vita del Paese. Dopo l’incremento dell’Iva sui prodotti di prima necessità, sui servizi pubblici e sulle pompe funebri, il 28 aprile, con manifestazioni pacifiche, il popolo è insorto. Nonostante il ritiro della riforma, il 2 maggio il governo ha schierato l’Esma, poliziotti antisommossa che hanno aperto il fuoco sui manifestanti, a loro dire per disperderli.

In questo clima, si sono formati gruppi contro l’oppressione statale. Tra questi, gli Escudos Azules. Amok innanzitutto ha spiegato come è nato il loro gruppo, ripercorrendo brevemente la storia dal dicembre del 2019. “Le cose sono peggiorate alla morte di Dylan Cruz, giovane studente ucciso dalla polizia. Così il gruppo si è consolidato. L’obiettivo principale è placare gli abusi del governo, incarnando la forza di un Paese che vuole un cambiamento concreto. Siamo un gruppo eterogeneo e ci siamo interessati anche degli strati sociali più bassi, ignorati dalle autorità, soprattutto in questo periodo di pandemia”.

Alla domanda perché non abbiano accolto la convocazione del presidente per un dialogo a più voci, Amok risponde che questa convocazione per loro è un’offesa. “Il dialogo sarà efficace solo se inteso tra pari e se le minoranze inizieranno ad essere ascoltate. La dignità delle persone non è negoziabile. è necessaria una riforma della polizia, del Ministero della Difesa e dell’Interno. L’obiettivo è quello di far sentire le persone libere di manifestare il proprio pensiero: non desideriamo un Paese senza polizia, ma senza abusi di potere”.

Le contestazioni sul ricorso alla violenza e alle proteste armate non lo sorprendono, poiché non è la prima volta che ne vengono accusati. Amok  racconta che il generale Oscar Atehortua li aveva accusati di essere in possesso di armi ed esplosivi e di essere finanziati da unità estremiste internazionali. “In realtà, alla nostra prima manifestazione avevamo scudi, maschere e valigette del pronto soccorso: un atto di azione vale più di mille parole. è curioso come ci accusino di terrorismo proprio i responsabili del degrado del Paese”.

Amok incalza, infine, su un tema molto importante: la violenza subita. “L’azione violenta non è tutta uguale: è giusta quella del popolo che, per ottenere la propria libertà, batte pietre e bastoni sui muri. Non è paragonabile, chiaramente, alla polizia che spara contro le persone. La nostra è a tutti gli effetti una controffensiva. Legittimiamo, in questo caso, l’azione diretta e la lotta popolare, tenendo conto che viviamo in un contesto in cui uccidono le persone e stuprano le donne come bottino di guerra. Fare le cose correttamente ormai non serve più. Cerchiamo in tutti i casi di spingere le persone a battersi per avere una vita più dignitosa di quella che stanno vivendo”.

NewsHunters, Giulia Ascione, Chiara Gisoldi, Flavia Marcotulli, Merylaura Mondello, Lisa Riudolfi

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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