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Medio Oriente: pressioni per ‘cessate-il-fuoco’, ma Israele tira dritto

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 17/05/2021

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Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e la diplomazia internazionale puntano ad un ‘cessate-il-fuoco‘ immediato tra israeliani e palestinesi, ma la tregua non è vicina. Il premier d’Israele Benjamin Netanyahu avverte l’Onu e l’inviato speciale degli Stati Uniti Hady Amr che l’operazione in corso a Gaza “richiederà ancora tempo”. “Continueremo fin quando sarà necessario per riportare la calma”, dice: ringrazia, con un briciolo di sarcasmo, l’Amministrazione Biden, che gli dà una pallida eco dell’incondizionato appoggio dell’Amministrazione Trump; e nega pressioni, che invece ci sono, per allentare la stretta su Gaza e sui palestinesi. Il ‘cessate-il-fuoco’, se ci sarà, non è per ora.

Di giorno in giorno, si aggrava il bilancio delle vittime, da entrambe le parti: sarebbero una decina gli israeliani uccisi dai razzi palestinesi; e, secondo fonti ufficiali palestinesi, nel pomeriggio di ieri erano 192 i palestinesi uccisi da missili e bombe israeliani – anche 58 bambini e 34 donne – e 1.235 i feriti, con persone ancora da estrarre da sotto le macerie degli edifici bombardati e distrutti specie nella via al-Wahda di Gaza, teatro l’altra notte di violenti bombardamenti. Alcuni media locali riferiscono di 42 palestinesi uccisi tra sabato e domenica: sono state le 24 ore più cruente dall’inizio delle ostilità. I bombardamenti e i crolli hanno fatto migliaia di sfollati – una stima ufficiosa -, ospitati in rifugi d’emergenza.

Nella cronaca della giornata, il lancio di razzi da Gaza sul sud di Israele: non solo sulle comunità attorno alla Striscia, ma anche su Beer Sheva all’inizio del Negev. Un razzo ha centrato un veicolo ad Ashkelon – una delle città più bersagliate negli ultimi giorni, insieme ad Ashdod – causando danni agli edifici tutto intorno. A Gerusalemme Est, nel rione di  Sheikh Jarrah, almeno sei israeliani sono stati travolti da un’automobile guidata da un palestinese, poi “neutralizzato”. Questo è il quartiere dove nelle ultime settimane c’erano stati violenti scontri con la polizia dopo lo sfratto di alcune famiglie palestinesi, causa scatenante di questa nuova fase di Intifada.

L’appello di ieri del Papa, “Basta scontri in Terra Santa, troviamo la via del dialogo e della pace”, pare destinato a cadere nel vuoto. I rabbini, per la festa di Shavuot, consigliano ai fedeli di non recarsi al Muro del Pianto – resta loro chiusa pure la Spianata delle Moschee -. Due ortodossi sono morti e decine sono rimasti feriti ieri nel crollo di una tribuna nel quartiere di Givat Zeev, durante una celebrazione di Shavuot.

L’Ue prepara una sua offensiva diplomatica, probabilmente più sterile di quella Usa: domani, ci sarà una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dei 27. Luigi Di Maio, che ha sollecitato l’incontro, scrive su Facebook: “Troppi innocenti muoiono, cessino violenze e attacchi”.

La riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, slittata fino a ieri per le cautele statunitensi, è stata aperta da un rapporto del coordinatore per il processo di pace in Medio Oriente: Tor Wennesland: “L’escalation tra Israele e Gaza è la più grave che abbiamo visto da anni … Ha già prodotto risultati tragici, un’ulteriore intensificazione avrebbe conseguenze devastanti”.

Per Guterres, “Questo ciclo di violenza perpetua i cicli di morte, distruzione e disperazione e spinge più lontano ogni speranza di coesistenza e pace … Le ostilità sono assolutamente spaventose e devono immediatamente fermarsi … Mi appello a tutte le parti perché ascoltino questa richiesta”.

L’Onu punta a tornare ai negoziati con l’obiettivo di due Stati: “I combattimenti possono trascinare israeliani e palestinesi in una spirale di violenza, con conseguenze devastanti per entrambe le comunità e per l’intera regione, creando potenzialmente un nuovo luogo di pericolosa instabilità”. Passando attraverso un ‘cessate-il-fuoco’.

Se Israele accusa Hamas di avere premeditato violenze e attacchi, i palestinesi denunciano Israele per crimini guerra e contro umanità. “Quanti morti servono per una condanna?”, si chiede Riad al Malki, ministro degli Esteri palestinese: “Non ci sono parole che possano descrivere gli orrori che stiamo sopportando … Israele sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità: alcuni non vogliono usare queste parole, ma sanno che sono vere”.

Intanto, Iran e Turchia sollecitano misure comuni contro Israele e si propongono come protagonisti nella regione: in un colloquio telefonico, i presidenti iraniano Hassan Rohani e turco Recep Tayyip Erdogan hanno chiesto alla comunità internazionale azioni concrete contro gli attacchi israeliani a Gaza.  Una mossa che può apparire più incendiaria che conciliatoria e che non avvicina il ‘cessate-il-fuoco’.

 

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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