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Il Settimanale 2021 1 – Migranti, Sar libica e ipocrisia italiana coscienza pulita

Scritto per il numero 1 del Settimanale 2021 dello 09/05/2021

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Sono concitati e carichi di rabbia i tweet che Alarm Phone ha pubblicato nelle ultime settimane. Il 21 aprile riportano la tragedia dei migranti a nord di Garabulli (fonte: Twitter https://urly.it/3cw7y). Il 2 maggio implorano aiuto per 95 persone a bordo di un barcone in “distress” (fonte: Twitter https://urly.it/3cw7z). Il 3 maggio, ancora, segnalano che 11 migranti sono annegati al largo della costa di Zawiya (fonte: Twitter https://urly.it/3cw7-).

Questi tre eventi, verificatisi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, mostrano una deresponsabilizzazione delle autorità italiane ed europee, che restano inerti ad attendere le presunte “autorità competenti” libiche.

L’alibi della competenza libica ha inizio nel giugno 2018, quando il governo italiano (Gentiloni premier e Minniti ministro dell’Interno) sigla con la Libia un accordo per la gestione di una Sar, una zona controllata da una nuova guardia costiera libica finanziata dall’Italia. Tuttavia i governi non tengono presente i destini dei rifugiati, rispediti in veri e propri campi di prigionia.

Eppure le 61 pagine del rapporto dell’Onu (2017-2018) documentano con dovizia di particolari gli “inimmaginabili orrori” (fonte: rapporto Onu https://urly.it/3cw7_) subiti da migranti e rifugiati nei campi di detenzione libici. Ma le atrocità e gli stupri denunciati non bastano alla Camera, e al centro destra in particolare, che il 16 luglio 2020 approva il rifinanziamento per le missioni in Libia al fine di addestrare e sostenere la guardia costiera libica (fonte: Il fatto quotidiano https://urly.it/3cw7a). Soltanto 23 i voti contrari. Così l’Italia, nei tre anni dal 2017 al 2020, arriva a finanziare la Libia con quasi 800 milioni di euro (fonte: Internazionale https://urly.it/3cw80).

È di qualche mese fa, inoltre, la notizia di un rafforzamento di una nuova guardia costiera libica, la Gacs, addestrata in gran parte dalla guardia di finanza italiana a Gaeta. Poco meno di tre settimane fa il premier Mario Draghi, in un colloquio a porte chiuse con le autorità tripoline, ha sollecitato il rispetto di particolari clausole riguardanti il rispetto dei diritti umani (fonte: Nello Scavo, Nufragio. 130 migranti morti dell’indifferenza. L’Onu, è questa l’eredità dell’Europa?,  Avvenire.it, 22 aprile 2021 – urly.it/3cvs3).

Ma come si può parlare di diritti umani con un Paese che non riconosce neppure la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951? La SAR libica si rivela per quello che è: una farsa, contraria agli emendamenti delle Convenzioni Solas e Sar del 2004, sottoscritte dagli Stati dell’Imo (International Maritime Organization). Secondo le Linee Guida (fonte: International Maritime Organization (IMO) https://urly.it/3cw82) per il trattamento dei soccorsi in mare, il governo che ha competenza su una SAR è obbligato a garantire una “safety place” ai sopravvissuti: “una località […] dove la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; e può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti […]”.

Considerati i numerosi rapporti dell’Onu, la Libia può essere un luogo sicuro? E quella della Sar libica, non è forse da considerarsi una foglia di fico dell’ipocrisia occidentale?

La Terza Voce, Francesca Battisti, Giorgio Di Maio, Teresa Iodice, Francesco Carlo Sabatino, Viviana Tomasello

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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