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Il Settimanale 2021 1 – Covid uccide ‘super-tifoso’ Avellino, Pietradefusi in lutto

Scritto per il numero 1 del Settimanale 2021 dello 09/05/2021

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Il 28 aprile scorso a Pietradefusi, in provincia di Avellino, il sindaco Belmonte ha dichiarato il lutto cittadino per la morte di Tommaso Acernese, per tutti Tommasino. Il piccolo imprenditore della zona è morto per Covid all’età di 65 anni. Era una delle anime più attive del piccolo centro, dove gestiva un minimarket, ormai luogo d’incontro in cui accoglieva tutti con un sorriso. La sua più grande passione, oltre la famiglia, era l’U.S Avellino.

Tommaso ha sempre seguito l’amata squadra, definita un tempo da Gianni Brera, “la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana”. Nulla poteva prendere il sopravvento sui biancoverdi: nemmeno il diabete. Da anni gli era stata diagnosticata la malattia, che lo aveva colpito duramente alla vista, ma questo non gli impediva di seguire i lupi irpini ogni settimana.

Sulla falsa riga di Walter Lo Vortico, il tifoso cieco argentino che andava a “vedere” il San Lorenzo con lo striscione “no te veo pero te siento”, Tommaso ha seguito i lupi fino alla fine, armato di radio e binocolo, per non perdere neanche un’azione. E quando sopraggiungeva la stanchezza, chiedeva agli amici, una cronaca della partita. Ricordava bene le grandi vittorie dell’Avellino e i magnifici dieci anni in Serie A.

Raccontava di campioni come Tacconi, Carnevali, Barbadillo, Juary e lo storico capitano Adriano Lombardi, al quale è stato intitolato lo stadio, dove, proprio in quei dieci anni, vigeva “la legge del Partenio”. Ad Avellino anche le big potevano essere facilmente sgambettate: tornare a casa con un punto non era cosa da poco. I Lupi sono rimasti nella storia per le nove salvezze consecutive e per le rimonte, come nel maggio del 79’ sulla Juventus da 3-0 a 3-3. È la squadra dove vennero alla ribalta campioni che si sarebbero fatti conoscere dal mondo intero.

La fede di Tommasino non ha mai abbandonato i biancoverdi, neanche quando la società andava in pezzi e retrocedeva in Serie C, rischiava il fallimento e diventava protagonista di grandi scandali.

La battaglia contro il diabete e poi quella contro il Covid-19 non gli hanno dato tregua, ma con i suoi modi gentili ha guadagnato il rispetto di tutti. Una persona senza eguali, troppo pacata per quel contesto calcistico, ma che oggi viene ricordato come il “vero tifoso”, come recita lo striscione appeso fuori dallo stadio: Vero tifoso, esempio per molti. Ciao Tommasino!”.

Impeccabile, perché non perdeva una partita e, nonostante le sconfitte, continuava a sostenere la squadra. E lui, da “vero tifoso”, nelle due settimane di lotta contro la malattia, aveva chiesto al personale sanitario di potersi togliere il casco ventilatorio, per ascoltare meglio la radiocronaca dei suoi impegnati contro la Vibonese. Ha combattuto come un vero lupo sa fare, ma alla fine il virus ha vinto la partita. Sulla bara la maglia numero 10 biancoverde, per lui striscioni e una lettera dei suoi vicini di seggiolino, che lo immaginano già pronto in cielo con il binocolo per seguire la squadra.

NewsHunters, Giulia Ascione, Chiara Gisoldi, Merylaura Mondello, Lisa Ridolfi, Flavia Marcotulli

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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