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Iran: nucleare, storia di AQ Khan, padre delle ‘atomiche fuorilegge’

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 13/04/2021

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Dove c’è un’atomica fuorilegge, c’è il suo zampino. Ovunque, tranne che – ovviamente – in India e in Israele. Perché la sua ‘vocazione’ nucleare nacque in funzione anti-indiana, dopo che New Delhi s’era dotata della ‘bomba’; e perché nel suo radicalismo considera Israele un nemico. Il sabotaggio, ad opera d’Israele, degli impianti nucleari iraniani di Natanz e le manovre d’avvicinamento in atto tra Iran e Stati Uniti per ripristinare l’intesa sul nucleare del 2015 riportano in primo piano la figura di Abdul Qadeer Khan.

Celebrato in patria come padre dell’atomica pachistana, che riequilibrò il terrore nel sub-continente, questo ‘dottor Stranamore’ islamico diede impulso ai progetti nucleari iraniani; poi, diede una mano ai Kim per le ‘bombe’ nord-coreane – poche, ma le uniche che ogni tanto fanno il botto –; e, infine, si mise pure al servizio di Gheddafi in Libia, che, però, nel 2003 decise che gli conveniva ‘mandare all’ammasso’ tutto l’arsenale di armi di distruzione di massa potenziali, ottenendo la ‘benedizione’ americana e britannica e, in genere, occidentale – per otto anni, il gioco valse la candela -.

Ingegnere metallurgico con studi in Germania e in Olanda e una passione per le centrifughe che consentono l’arricchimento dell’uranio, AQ Khan nacque nel 1936 nell’India allora colonia britannica, a Bhopal, città che divenne poi tragicamente famosa nel 1984 per la fuga di gas tossici da un impianto industriale della Union Carbide – il numero di vittime è indeterminato tra le 4.000 ufficiali e le 20 mila stimate -.

Adolescente, si trasferì in Pakistan nel 1952, fuggendo alle persecuzioni dei musulmani in India. Laureatosi a Karachi e vinta una borsa di studio in Germania, continuò i suoi studi in Europa e vi intraprese i primi lavori, finchè, nel 1974, il test nucleare indiano ‘Smiling Buddha’ non gli fece scattare il riflesso nazionalista: tornò in patria, fondò nel 1976 i Khan Research Laboratories e partecipò agli sforzi clandestini per la ‘bomba’ pachistana.

Non sempre in sintonia con i cambi di regime del suo turbolento Paese, che lo ha anche costretto per anni agli arresti domiciliari, lo scienziato alla metà degli Anni Novanta vendette centrifughe all’Iran per tre milioni di dollari in contanti e poi ammise nel 2004 di essere coinvolto in una rete che trafficava tecnologie nucleari e che si estendeva dal Pakistan all’Iran alla Libia alla Nord Corea.

In coincidenza con la confessione di AQ Khan, poi ritrattata, il presidente del Pakistan, il generale Pervez Musharraf, ne annunciò il perdono e successivamente confermò la fornitura alla Nord Corea di gas per l’arricchimento dell’uranio e di esa-fluoruro di uranio, sostenendo che lo scienziato aveva sempre agito a titolo individuale, quando vendeva materiale e segreti nucleari – un’affermazione poco plausibile, in un Paese dove i militari hanno le mani in pasta du tutto o quasi e non hanno mai ceduto il controllo sui programmi nucleari -.

Le frizioni fra la leadership pakistana e AQ Khan si trascinarono fino al 2009, quando i magistrati dichiararono i procedimenti nei suoi confronti “incostituzionali”. Gli Stati Uniti di Barack Obama non apprezzarono la decisione e emanarono un avviso sostenendo che il ‘dottor Stranamore’ islamico continuava a costituire “un serio rischio di proliferazione nucleare”.

Ad AQ Khan è stata attribuita, da analisti e giornalisti, la gestione di “un supermercato nucleare globale”, o di “un bazar nucleare”, operativo fin da prima degli Anni Novanta. Ma, nonostante l’attenzione addosso dei servizi segreti di mezzo mondo, lo scienziato, oggi 85 anni, è riuscito a dribblare tragiche insidie, come quella costata la vita, il 27 novembre 2020, a Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato nucleare iraniano vittima di un attentato del Mossad.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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