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Usa-Ue-Italia: Libia, i tentacoli della Russia nel Mediterraneo

Scritto per La Voce e il tempo uscita lo 08/04/2021 in data 11/04/2021 e, in altra versione, per il Corriere di Saluzzo dello 08/04/2021

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“Le relazioni con l’Ue stanno vivendo forse i momenti peggiori negli ultimi decenni… l’architettura della cooperazione multilaterale è crollata… la politica dell’Ue verso la Russia è degenerata in un coacervo di sanzioni imposte con o senza motivo”: le parole dette dell’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov fotograno, con asprezza inconsueta nel linguaggio diplomatico, il difficile momento dei rapporti tra Mosca e i 27. Una tensione acuita, in Italia, dalla vicenda di spionaggio di cui è protagonista l’ufficiale di Marina Walter Biot, che vendeva informazioni riservate ad agenti russi.

“Noi siamo pronti – precisa Razov – a ripristinare le relazioni con l’Ue, ma solo su base di parità e rispetto reciproci”. Il contenzioso s’è gonfiato di nuovi dossier: i vaccini e i diritti umani, nella scia del caso Navalny, sono i fronti più recenti dei contrasti Ue – Russia, nella scia del rialzo di tensione tra Usa e Russia e del clima di confronto che Joe Biden sembra instaurare nei rapporti con Mosca, oltre che con la Cina. L’Unione europea s’adegua, desiderosa soprattutto di ricomporre le relazioni con gli Stati Uniti dopo l’appannamento e lo sfarinamento dell’‘era Trump’.

Gli scossoni, in parte imprevisti, all’assetto internazionale innescati da Biden hanno echi e riflessi nel Mediterraneo e in Medio Oriente: il quadro mediterraneo è reso più incerto dalle oscillazioni della Turchia e dalla labilità della Libia, dove l’Italia ha sempre l’ambizione di esercitare influenza; quello mediorientale è agitato dalle incertezze politiche e giudiziarie israeliane, dal raffreddamento dei rapporti tra Washington e Riad e dalle prove di riavvicinamento sul nucleare tra Washington e Teheran.

Libia: Draghi sceglie Tripoli per l’esordio all’estero
Il rinnovato dinamismo italiano in Libia è accolto con favore: “Italy is back on ‘the bella strada’”, scriveva – così, con una espressione italiana – The Libyan Times, nell’imminenza della visita martedì a Tripoli del presidente del Consiglio Mario Draghi, accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “I libici sentono positive vibrazioni venire dall’altra sponda del Mediterraneo … verso un Paese davvero democratico”: che la Libia lo sia, non è vero; che sia avviata a esserlo, è una speranza, nella prospettiva di elezioni politiche entro fine anno.

Il Libyan Times evidenzia due ragioni per credere che “gli amici italiani” vogliano davvero ricreare una relazione reciprocamente vantaggiosa con tutta la Libia” – e non solo con una parte di essa – e mostrare il necessario sostegno al nuovo governo d’unità nazionale, posto sotto la guida del premier Abdul Hamid Dbeibah e riconosciuto dalla comunità internazionale: la prima è la scelta di Draghi di compiere in Libia la sua prima missione all’estero da presidente del Consiglio; la seconda è l’annuncio, fatto la scorsa settimana dal ministro degli esteri Di Maio, della riapertura del consolato a Bengasi e dell’organizzazione di un consolato onorario nel Sud del Paese, a Sebah, nel Fezzan, “testimonianza della nostra volontà di estendere la nostra vicinanza al popolo libico” – e non solo ad una Regione del Paese o a una parte di esso -.

Per Di Maio, “in Libia c’è fiducia e desiderio di prendere finalmente la direzione della crescita e l’Italia è considerata il principale partner. Stiamo identificando risultati tangibili da conseguire a breve, medio e lungo periodo”. La Libia “si trova in una fase decisiva della sua transizione politica” anche se “la strada verso la stabilizzazione resta complessa”. In questo contesto, “l’Italia continuerà a sostenere il processo politico delle Nazioni Unite”.

Libia: un fervore europeo
Il fervore verso la Libia non è solo italiano, ma è europeo: c’è stata una visita congiunta dei ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania, come “messaggio di unità europea”. Poi, un segnale forte di sostegno europeo al processo di riconciliazione nazionale e al nuovo governo di unità nazionale è stato portato alla Libia dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che – fanno sapere fonti dell’Ue – in una visita a Tripoli ha incontrato il premier Dbeibah, il nuovo presidente di turno del Consiglio presidenziale Mohamed Yunis al Menfi e la ministra degli Esteri Najla Al Mangoush. Michel, riferiscono fonti europee, ha annunciato che l’ambasciatore dell’Ue tornerà a Tripoli da fine mese – quella italiana è sempre stata aperta, quella francese ha ripreso a funzionare il mese scorso -.

Nella prima visita ufficiale di un leader Ue da quando si è formato il governo di unità nazionale, Michel ha promesso che l’Europa intensificherà l’impegno in Libia sul fronte della ricostruzione dopo un decennio di conflitto e contribuirà alla governance, alla stabilità, alla sicurezza e al rispetto dei diritti umani. Come unica precondizione – fanno ancora sapere ancora le fonti europee – Michel chiede che i combattenti stranieri mercenari lascino il Paese: il rispetto del cessate-il-fuoco e dell’embargo sulle armi sono cruciali per la pace. Di che creare attriti con Russia e Turchia, che hanno dislocato in Libia loro forze a sostegno, rispettivamente, di Bengasi e di Tripoli.

Ue-Russia: discussione strategica rinviata, “il nemico ci ascolta”
Se c’è fretta di muoversi sul fronte libico e mediterraneo, nonostante i rischi di frizione con Russia e Turchia, c’è molta più cautela, da parte europea, sul fronte russo: nell’ultimo Vertice europeo, che vide l’intervento del presidente Usa Joe Biden, la discussione strategica sulle relazioni Ue-Russia, inizialmente in agenda, non c’è stata “per motivi di sicurezza”, perché la riunione era virtuale e c’era il timore che qualcuno potesse intercettare la discussione. Così, c’è stato solo un’informativa del presidente Michel, che ha riferito ai capi di Stato e/o di governo dei 27 un colloquio telefonico con Putin.

Nell’Ue, c’è però la consapevolezza che “c’è bisogno di una Ostpolitik europea”, come sostiene Olaf Scholz, il ministro delle Finanze tedesco e candidato alla cancelleria per i socialdemocratici nelle elezioni di settembre. Per Scholz, l’atteggiamento dei 27 verso la Russia dev’essere concordato a livello europeo e “Mosca deve accettare che sia la Ue il suo partner e non i singoli Stati”.

Nel colloquio tra Michel e Putin, il presidente russo – riferiscono fonti del Cremlino – ha giudicato “insoddisfacente” lo stato delle reciproche relazioni “a causa della politica non costruttiva e a volte conflittuale dei partner”. La Russia “è pronta a ripristinare un formato normale e depoliticizzato d’interazione con l’Unione europea, se c’è un reale interesse reciproco”. Putin e Michel hanno anche toccato i temi della “lotta contro la pandemia di coronavirus, in particolare la possibilità di utilizzare nell’Ue il vaccino russo Sputnik V, la soluzione politica del conflitto interno ucraino, la situazione in Bielorussia”: tutti terreni di potenziale collaborazione, ma anche di contrasto e frustrazione.

Quando il ‘ministro degli Esteri’ europeo Josep Borrell ha definito la Russia “un vicino pericoloso”, Mosca ha chiesto che Bruxelles abbandoni, nei suoi confronti, “il tono accusatorio che usa, perché è inaccettabile”. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha detto: “Sono paragoni ed espressioni inaccettabili, è un tono inaccettabile, lo abbiamo ripetutamente indicato …. Abbiamo suggerito che l’Ue cambi tono, sia realista, analizzi i propri problemi e non li minimizzi, tratteggiando il mito di un ruolo aggressivo della Russia”.

E quando, il 1 aprile, la Russia ha lanciato una campagna di coscrizione nella Repubblica autonoma di Crimea, la cui annessione non è riconosciuta dalla comunità internazionale, ed a Sebastopoli – scopo, arruolare i residenti della penisola nelle Forze armate della Federazione russa -, la portavoce della diplomazia europea, Nabila Massrali, ha commentato: “E’ un’ennesima violazione del diritto internazionale umanitario”.

Sette anni dopo la crisi ucraina, che, con l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbass segnò l’inasprimento delle relazioni euro-russe, l’Ue “sostiene fermamente l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti”.

Ispi: l’Ue cerca uno spazio nello scontro tra Usa e Russia e Cina
Una rinnovata competizione tra Usa e Cina per il predominio in un ordine internazionale che, almeno in parte, sarà “post-liberale e post-occidentale”. In mezzo, un’Unione europea impegnata nella ricerca di un suo spazio e ancora incerta nel definire un’unità d’intenti; e un’Italia che non potrà che agire nell’ambito del concerto europeo, ma senza perdere di vista i suoi specifici interessi geopolitici.

E’ questo il quadro generale delle prospettive internazionali che emerge dal rapporto 2021 dell’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale: il documento, intitolato ‘Il mondo al tempo del Covid: l’ora dell’Europa?’, curato da Paolo Magri e Alessandro Colombo, ci viene sintetizzato dal collega Alberto Zanconato, dell’ANSA, a lungo corrispondente dall’Iran e dal Medio Oriente. Lo studio sottolinea come la pandemia, che ha in parte oscurato cambiamenti regionali epocali come la Brexit e gli Accordi di Abramo), ha avuto l’effetto di “accelerare processi già in corso da almeno 15 anni”, a partire dalla rimessa in discussione della globalizzazione.

“La grande partita per la redistribuzione del potere”, affermano Magri e Colombo, vede come principali protagonisti Washington e Pechino e s’interseca con la “gara di efficienza” nella risposta al Covid. L’arrivo di Biden alla Casa Bianca ha rilanciato il multilateralismo e, quindi, i rapporti Usa/Ue, dove però rimangono alcuni problemi: un indice ne sono le critiche e i malumori con cui negli Stati Uniti è stato accolto l’accordo globale per gli investimenti (Cai) raggiunto, a fine 2020, fra l’Ue e la Cina dopo sette anni di negoziati.

Per Magri e Colombo, l’Ue “pare essere riuscita a non sprecare l’occasione della crisi” pandemica, risvegliandosi dall’immobilismo e “dando prova di unità e solidarietà”, specie sul fronte economico e finanziario, con una prima forma di messa in comune del debito e il varo del piano da 750 miliardi di euro della Next Generation EU e, pur tra qualche difficoltà, con ua campagna vaccinale comune. Tuttavia, rileva il presidente dell’Ispi Giampiero Massolo, introducendo il rapporto, “più complesso e ancora irto di difficoltà resta il cammino verso la ricerca di un’identità europea nella politica estera e di sicurezza”, che “appare a oggi per lo più come una mera somma algebrica delle singole volontà politiche degli Stati membri”.

Dal Mediterraneo all’Africa subsahariana alla cooperazione con la Russia in campo energetico, sono più di uno gli scacchieri sui quali gli interessi dei singoli Paesi europei divergono. E il riacutizzarsi di problemi a causa della crisi da pandemia, come quello dei flussi migratori, potrebbe accentuare tensioni e contrasti. Un banco di prova delle capacità della Ue di mettere in atto una politica estera comune sarà nei prossimi mesi, nella dimensione mediterranea, il confronto con la Turchia, mentre, su scala globale, conterà il posizionamento tra Usa, da una parte, e Russia e Cina, dall’altra.

Per Massolo, “l’ampiezza e la multiformità dei nostri interessi ci impongono una partecipazione non passiva all’inevitabile gioco delle alleanze a geometria variabile che caratterizza il mondo ‘a-polare’ di oggi”.

All’interno dell’Unione, si rafforza l’asse franco-tedesco, ma con differenze evidenti fra i due Paesi. “La dinamica – sottolinea Massolo – vede qui protagonista, per attivismo e assertività, la Francia. Parigi ha già mostrato a più riprese la volontà di giovarsi della Brexit per accrescere la capacità d’influenzare le scelte strategiche Ue. Il suo raggio d’azione si è esteso a 360 gradi, dai dossier geo-politici e di difesa a quelli economici e finanziari”. La Germania, alle prese con la transizione verso il dopo-Merkel, si mostra più prudente del solito. L’Italia, “meno assertiva della Francia, ma anche meno cauta della Germania”, può ritagliarsi un ruolo, “nella legittima aspettativa di essere ascoltata sia all’interno che all’esterno dell’Unione”.

Su La Voce e il Tempo a corredo https://www.giampierogramaglia.eu/2021/03/26/turchia-erdogan-lupo-agnello/

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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