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Usa: Biden come FDR, un New Deal post pandemia

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 01/04/2021

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L’America del dopo pandemia come l’America che provava ad uscire dalla Grande Depressione negli Anni Trenta, riuscendoci. L’America di Joe Biden come l’America di Franklyn D. Roosevelt, il presidente democratico del New Deal, colossale programma d’investimenti pubblici che dotarono l’Unione di infrastrutture di trasporti ed energetiche capaci di sostenerne la crescita per decenni, passando anche attraverso lo sforzo immane della Seconda Guerra Mondiale.

Nell’illustrare il ‘maxi-progetto’ per le infrastrutture fisiche e virtuali del presidente Biden, circa 2000 miliardi di dollari in otto anni, l’eco del New Deal è presente su tutta la stampa Usa. Ma la Casa Bianca preferisce un termine di paragone diverso: “L’America – dice – torna a investire come non accadeva dalla corsa allo spazio”, l’impegno, rispettato, di John F. Kennedy di portare un uomo sulla Luna entro gli Anni Sessanta, un americano prima di un russo.

Dopo l’American Rescue Plan da 1.900 miliardi per salvare l’economia Usa dalla pandemia, ormai legge con l’avallo del Congresso, Biden lancia la prima fase dell’American Jobs Plan, che prevede complessivamente spese per oltre 4.000 miliardi di dollari.

L’obiettivo è non solo ammodernare e rafforzare la rete infrastrutturale a tutti i livelli, ma rimodellare l’economia Usa affrontando anche questioni collegate al clima e alle ineguaglianze sociali e razziali: investimenti per sviluppare le fonti rinnovabili e l’energia pulita, per promuovere la diffusione delle auto elettriche, per rafforzare l’edilizia residenziale. Per ammodernare e mettere in sicurezza la rete dei trasporti, oltre 32 mila chilometri di strade e autostrade, ponti e svincoli, ci sono 620 miliardi.

Biden ha ieri presentato il suo piano a Pittsburgh, in Pennsylvania, una città e uno Stato simboli dalle molte valenze: la ‘capitale dell’acciaio’, un’industria vitale, ma per molti aspetti residuale e ormai sostanzialmente ‘migrata’ verso Paesi produttori a costi più bassi; e la culla dell’Unione, feudo democratico strappato da Donald Trump nel 2016 e riconquistato da Biden nel 2020, ricostruendo il ‘Blue Wall’ industriale e operaio dei Grandi Laghi.

Prima che al pubblico, il ‘maxi progetto’ che prevede pure colossali investimenti nella banda larga e nella lotta contro il cambiamento climatico, è stato illustrato a senatori e deputati: Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, parla di un disegno “storico” per dotare l’America “delle infrastrutture del futuro”, creare “milioni di posti di lavoro ben retribuiti” e rendere gli Usa più competitivi verso la Cina, riprendendosi con decisione la leadership economica mondiale.

E’ un progetto, non ancora un programma: per diventarlo, dovrà superare le resistenze in Congresso dei repubblicani. Il finanziamento del piano prevede, infatti, anche un aumento delle tasse: Biden dice che “si tratta di rendere il sistema fiscale più equo” ed è probabilmente vero; ma le imprese dovranno pagare più imposte sui loro guadagni, con l’aliquota che passa dal 21 al 28%. Il tasso – fa notare la Casa Bianca – rimarrebbe, anche dopo l’aumento, il minimo nel dopoguerra, ad eccezione, però, degli anni trascorsi dopo la riforma fiscale di Trump approvata del 2017, che tagliò le tasse della Corporate America dal 35 al 21%.

Per la Casa Bianca “è la fine di decenni di stagnazione negli investimenti federali, specie per ricerca e infrastrutture”. A completare l’American Jobs Plan giungerà, fra qualche settimane, un progetto di spesa analogo, dell’ordine di 2.000 miliardi, per la sanità, l’assistenza e l’istruzione, finanziato dall’aumento delle tasse di chi guadagna oltre 400.000 dollari l’anno.

Se i repubblicani recalcitrano di fronte all’aumento delle tasse, l’ala progressista dei democratici trova New Deal ‘alla Biden’ troppo poco e troppo spalmato nel tempo: “Ci vuole molto di più”, dice Alexandria Ocasio-Cortez. La Casa Bianca dovrà negoziare su due fronti.

Proprio l’aspetto fiscale del piano Biden spiega perché l’accoglienza delle Borse sia stata positiva, ma non trionfale: Wall Street in rialzo e comunque avviata verso livelli record e i buoni del tesoro Usa al massimo da 14 mesi in qua, cioè da prima della pandemia.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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