Home Usa Usa: impeachment II, Trump e i messaggi incendiari ai suoi sostenitori

Usa: impeachment II, Trump e i messaggi incendiari ai suoi sostenitori

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/02/2021

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Un dibattito e un voto sulla legittimità costituzionale di un procedimento contro un presidente già decaduto aprono oggi il secondo processo d’impeachment a Donald Trump, accusato d’istigazione all’assalto al Campidoglio il 6 gennaio. La Ap testimonia “un senso d’urgenza” nella politica: tutti vogliono chiudere in fretta questo capitolo.

Il presidente Joe Biden continua a tenersene fuori: “Lasciamo che se ne occupi il Senato“, risponde a chi gli chiede se Trump dovrebbe perdere i suoi diritti politici. Al termine del processo, il Senato, in caso di condanna, potrebbe, infatti, interdirlo dai pubblici uffici.

Da domani, le parti avranno 16 ore ciascuna per presentare le loro tesi. Poi, l’accusa, rappresentata da nove deputati democratici, potrà chiedere un dibattito e un voto sulla convocazione di testimoni. Trump ha già fatto sapere che non intende deporre.

Il capo d’accusa parla d’incitamento all’insurrezione. La documentazione allegata, un fascicolo di 80 pagine di cui il Washington Post pubblica estratti, vuole dimostrare che il discorso di Trump ai suoi fans il 6 gennaio è solo la punta dell’iceberg: il magnate sobillava i suoi sostenitori da subito dopo le elezioni, come indicano i tweet e le dichiarazioni rilasciate da molti dei rivoltosi arrestati – oltre 150 -.

Il processo sarà sospeso venerdì pomeriggio su richiesta di uno dei due avvocati dell’ex presidente, David Schoen, per fargli rispettare il Sabato ebraico, e riprenderà domenica. Il dibattimento potrebbe concludersi la prossima settimana, quasi in metà tempo rispetto al primo impeachment.

In una memoria depositata ieri, i difensori di Trump definiscono il procedimento d’impeachment uno “smaccato teatro politico”, sostengono l’incostituzionalità del procedimento contro un presidente già decaduto e negano che il suo comizio, peraltro – dicono – protetto dal primo emendamento della Costituzione, avesse lo scopo di incitare i fan ad assaltare il Congresso. Sulla costituzionalità il Senato s’è già pronunciato una prima volta la scorsa settimana, con 55 voti a favore – fra cui cinque repubblicani – e 45 contrari.

I legali del magnate sostengono che il processo rappresenterebbe “un pericolo per la democrazia e per il diritti che abbiamo cari”. Ma l’accusa respinge le loro tesi, ribadendo che Trump “spinse consapevolmente all’insurrezione violenta”: “non c’è valida scusa per la sua condotta. E gli sforzi di sottrarsi alle proprie responsabilità sono controproducenti: Trump ha violato il suo giuramento e ha tradito il popolo americano”.

Secondo uno degli strateghi della sua campagna elettorale, Jason Miller, il magnate, se condannato, potrebbe decidere di fondare un terzo partito: il piano è per ora fermo, ma il progetto potrebbe andare avanti se i senatori repubblicani gli dovessero votare contro. Miller conferma che Trump è seriamente tentato dal candidarsi alle presidenziali del 2024: “Gli piacerebbe correre un’altra volta”. Il progetto sarebbe però irrealizzabile se l’ex presidente, oltre a essere condannato, fosse interdetto dai pubblici uffici.

E c’è chi già gli costruisce intorno un’aura di martire. Brad Parscale, ex manager, poi licenziato, della campagna 2020, gli lancia un appello su Twitter: “Devi correre per le presidenziali del 2024. Io ci sono, e tu? … Visto che ti hanno messo sotto accusa per due volte devi candidarti di nuovo”. Parscale è convinto che il secondo impeachment darà dei “superpoteri” a Trump, facendone, appunto, “un martire”.

Le testimonianze pubblicate dal WP sono inquietanti. Jessica Marie Watkins, una barista dell’Ohio, fondatrice di una sua milizia, cominciò a pianificare un’azione insurrezionale subito dopo il voto e, quando partì per Washington ai primi di gennaio, aveva chiaro in testa il suo obiettivo: impedire che il Congresso certificasse il risultato delle elezioni. “Trump vuole che tutti i patrioti siano presenti”, scriveva ai suoi sodali il 29 dicembre.

La tesi dell’accusa è che l’allora ancora presidente abbia indotto nei suoi sostenitori la convinzione che il voto era stato ‘truccato’ e che la vittoria gli era stata ‘rubata’. Lo scambio di messaggi intercettati dagli inquirenti lo dimostrerebbe: Kenneth Grayson, un adepto di QAnon di Pittsburgh, scriveva il 23 dicembre, in caratteri tutti maiuscoli, stile Trump: “Io ci sarò – il 6 gennaio, ndr – per celebrare la più grande festa di tutti i tempi, se Pence rovescia il voto in Senato. O ci sarò per investire la capitale, se Trump ci dice di farlo”.

Intanto, la politica americana è tutta un fermento. Il senatore dell’Alabama Richard Shelby, eletto ininterrottamente dal 1986, non si candiderà nel 2022 – è il quarto a rinunciare, creando incertezze e interrogativi nei ranghi repubblicani -, mentre un deputato del Texas, Ron Wright, 67 anni, repubblicano, già malato di cancro, è morto di Covid-19.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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