Home Usa Usa: Joe Manchin, anche Biden ha il suo Renzi (meno pernicioso)

Usa: Joe Manchin, anche Biden ha il suo Renzi (meno pernicioso)

Scritto per Il fatto Quotidiano dello 05/02/2021

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Se sei un democratico, è dura fare politica con successo nella West Virginia, che dal 2000 vota sempre repubblicano alle presidenziali e dove nel 2016 Donald Trump ottenne quasi il 68% dei suffragi, più che in qualsiasi altro Stato dell’Unione. Il senatore Joe Manchin l’ha capito: eletto come democratico, parla e vota spesso come un repubblicano. E’ un ‘troublemaker’ alla Matteo Renzi, nella politica statunitense.

Quando si parla di impeachment – il secondo processo comincerà la prossima settimana: l’accusa per Trump è di istigazione all’insurrezione, per l’assalto al Campidoglio lanciato il 6 gennaio dai suoi sostenitori -, si fa sempre la conta dei senatori repubblicani schierati contro l’ex presidente: ne servono 17 su 50 perché sia condannato, oltre un terzo.

Ma vale pure la pena d’interrogarsi se ci saranno dei democratici a suo favore: l’indiziato numero uno è proprio lui, Manchin, quinta colonna trumpiana per antonomasia fra i senatori democratici – nella scorsa legislatura, ha votato più spesso con i repubblicani che con i democrati -. Giorni fa, però, Manchin ha fugato i dubbi sul suo conto: “Molti di noi pensano che se c’era mai una ragione perché i Padri Fondatori prevedessero l’impeachment è questa”, cioè l’atteggiamento di Trump dopo le elezioni.

Per capire Manchin e le sue scelte, bisogna capire la West Virginia, uno Stato povero e piccolo – esteso poco più della Lombardia -, con meno di un milione 800 mila abitanti. La sua ricchezza erano le miniere di carbone, che, malgrado le sparate di Trump, appartengono al passato economico ed energetico degli Stati Uniti. Per i giovani, non c’è lavoro: non a caso, l’età media è la più elevata dell’Unione, dopo quella della Florida, lo Stato dei pensionati.

I giovani di qui scappano: a fare il militare, per guadagnare un po’ di soldi e potersi poi pagare studi che aprano percorsi di vita migliori. Come fece Jessica Lynch, ragazzina soldato di 19 anni, catturata dagli iracheni in un’imboscata a Nassiriya nel 2003 e liberata poi da un commando che fece irruzione nell’ospedale dov’era ricoverata. Ottenuta con il congedo una borsa di studio, divenne maestra, pur continuando a patire i traumi psicologici della sua esperienza.

Joseph Manchin III, 74 anni, riesce a essere in sintonia con la gente della West Virginia: segretario di Stato dal 2001 al 2005, poi governatore fino al 2010, ottenne il seggio al Senato vincendo un’elezione suppletiva nel 2010, dopo la morte del senatore democratico Robert Byrd, e venne poi confermato nel 2012 e nel 2018.

Manchin si autodefinisce “un democratico moderatamente conservatore” ed è il democratico più conservatore in Senato, espressione di uno Stato dove il 52% degli abitanti sono evangelici, il 58% pensa che l’aborto vada vietato in ogni caso e oltre il 70% è contrario ai matrimoni omosessuali. Ed è oggi il solo democratico a rappresentare la West Virginia sul Campidoglio di Washington.

Durante il mandato presidenziale di Trump dal 2017 al 2021, Manchin s’è allineato sulle posizioni del magnate presidente il 50,4% delle volte, più che ogni altro democratico in tutto il Congresso. Se dovesse confermare il suo atteggiamento nella legislatura appena iniziata, vanificherebbe, una volta su due, il controllo dei democratici sul Senato: i senatori sono 50 pari e l’equilibrio può essere rotto dal voto decisivo della vice-presidente Kamala Harris.

Già nel processo di impeachment nel 2020, l’adesione di Manchin alla condanna era incerta, come quella dei senatori Doug Jones (Alabama) e Kyrsten Sinema (Arizona), altri due moderati spesso insofferenti degli ordini di scuderia. Manchin aveva pure suggerito ai suoi colleghi di rinunciare all’impeachment e di contentarsi di una censura a Trump nella vicenda del Kiev-gate, riconoscendo che il presidente aveva fatto “qualcosa di sbagliato”.

A conti fatti, però, Manchin votò per l’impeachment e poi appoggiò la candidatura di Joe Biden, nonostante la sua adesione alle linee economiche e commerciali di Trump.

Prima delle presidenziali di novembre, Manchin s’era fatto promotore, in modo quasi preveggente, di una risoluzione, approvata all’unanimità dal Senato, “per il trasferimento ordinato e pacifico dei poteri come richiesto dalla Costituzione degli Stati Uniti”: “Nè il presidente né chiunque altro deve cercare di rovesciare la volontà del popolo degli Stati Uniti”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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