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Usa: impeachment, Trump e l’ultima ridotta dei senatori repubblicani

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 27/01/2021

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Donald Trump fatica a trovare avvocati che lo difendano nel processo d’impeachment, che inizierà l’8 febbraio davanti al Senato. Ma forse non gli serviranno a granché, perché i repubblicani fanno quadrato intorno a lui: i media Usa contano 27 senatori su 50 contrari a processare l’ex presidente e, comunque, non disposti a condannarlo; solo una manciata sarebbero decisi a sanzionare il magnate per avere sobillato l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Perché il Senato lo condanni, ci vuole una maggioranza dei due terzi: 67 su 100, 17 senatori repubblicani gli devono votare contro.

Il capo d’accusa di Trump, inviato dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, è stato letto in Senato dal deputato Jamie Raskin, che farà da pm. L’ex presidente, “una minaccia per la democrazia”, deve rispondere di “istigazione all’insurrezione”.

Sempre che il processo di faccia. Dai talk show delle tv Usa all’aula del Senato, la parola d’ordine dei senatori ‘trumpiani’ è che questo processo è “discutibile”, perché l’imputato non è più in carica. Il senatore ‘libertario’ del Kentucky Rand Paul, che nel 2016 contese la nomination a Trump, vuole fare mettere ai voti “se il Senato può processare un privato cittadino”, qual è ora il magnate.

Ieri, i senatori repubblicani hanno ascoltato pareri fra di loro contrastanti di esperti legali. Paul obietta pure che a presiedere il processo sia il senatore democratico Patrick Leahy, 80 anni, eletto per la prima volta al Congresso nel 1974 ed ora presidente pro tempore del Senato. Paul e altri sostengono che il dibattimento debba essere condotto dal presidente della Corte Suprema, giudice John Roberts, come accadde nel primo processo, un anno fa. Giuristi del Senato ritengono, invece, che possa farlo un senatore, se l’impeachment non è contro il presidente in carica.

Trump, che ha ora un ufficio in Florida, a West Palm Beach, non lontano da Mar-a-lago, ha intanto rinunciato a formare un proprio partito, così da mantenere una forte presa sui senatori repubblicani, cui – riferisce Politico, citando un collaboratore del magnate, Brian Jack – manda messaggi “chiari e forti”: chi gli sarà contro nell’impeachment lo avrà contro nelle primarie del 2022, quando il voto di midterm rinnoverà un terzo dei senatori, e rischia di non essere più candidato. Kevin Cramer, senatore del North Dakota, dice: “Trump vuole fare sapere che qualunque cosa farà in futuro politicamente la farà da repubblicano”; e “il partito è ancora in gran parte dalla sua parte”.

A parte Mitt Romney, che fu l’unico senatore repubblicano a votare per l’impeachment un anno fa, ad ammettere che la condotta di Trump sia passibile di impeachment sono finora stati senatori che non intendono ricandidarsi, come Pat Toomey, Pennsylvania, e Rob Portman, Ohio. Degli altri, alcuni criticano il comportamento del magnate il 6 gennaio, ma non si spingono a dire che gli voteranno contro.

C’è ancora una decina di giorni per definire tattiche e decidere posizionamenti. Trump cerca chi affiancare a Butch Bowers, l’avvocato della South Carolina che elabora una strategia difensiva, mentre il leader del repubblicani in Senato, Mitch McConnell, ingaggia schermaglie procedurali, senza però fare la guerra ai ministri proposti dal presidente Joe Biden. Dopo il segretario alla Difesa Llyoid Austin, sono passati facili Janet Yellen, Tesoro, e Antony Blinken, Esteri.

Biden, dal canto suo, si tiene fuori dai giochi e continua ad emanare decreti che ‘cancellano’ ordini di Trump in materia di ambiente e di ‘green economy’, di diritti civili e di lotta alle diseguaglianze. Alla Cnn, dice che il processo d’impeachment va fatto, ma che non crede che ci siano i numeri per condannare Trump. “Sarebbe diverso se avesse ancora sei mesi alla Casa Bianca”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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