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Usa: impeachment, chi ha fretta e chi no di processare Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/01/2021

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L’Amministrazione Biden, appena insediatasi, e la maggioranza democratica al Congresso vanno avanti come schiacciasassi: il neo-presidente ‘cancella’, a colpi di decreti, il suo predecessore e cerca di tamponarne le falle; e la Camera si appresta a inviare al Senato lunedì i capi d’imputazione per avviare il processo d’impeachment a Donald Trump.

Subito dopo, potrebbe iniziare il processo per stabilire se l’ex presidente debba essere riconosciuto colpevole per aver incitato alla presa del Campidoglio mercoledì 6 gennaio. “Il processo nell’aula del Senato sarà regolare ed equo”, dice il leader della maggioranza democratica, Chuck Schumer.

Pare dunque respinta la richiesta del leader della minoranza repubblicana, Mitch McConnell, che aveva chiesto di fare slittare tutto a febbraio. Un ‘no’ a McConnell rischia, però, di compromettere il clima di collaborazione creatosi in Senato nelle prime battute della nuova legislatura: già confermata la nomina, a rischio, del segretario alla Difesa, il generale nero Lloyd Austin, e ben avviate quelle del segretario di Stato Anthony Blinken e del segretario al Tesoro Janet Yellen.

La speaker della Camera, Nancy Pelosi, non si sbilancia sui tempi del processo a Trump, ma assicura che si farà “presto”. McConnell avrebbe invece detto ai suoi colleghi che “non c’è fretta”. Resta per il momento defilato Biden, che ha un buon rapporto con McConnell e che preferirebbe che l’impeachment non facesse velo alle sue priorità, la lotta alla pandemia, il rilancio dell’economia e la ‘riunificazione’ degli americani.

Il neo-presidente è invece implacabile con i simboli del trumpismo: dallo Studio Ovale, totalmente rinnovato, sono spariti un busto di Winston Churchill e il bottone voluto dal magnate per ordinare una Coca Cola Light, la sua bevanda favorita.

Intanto, in Florida, Trump, molto discreto ai suoi esordi da presidente pensionato, pensa a farsi ben difendere nel processo d’impeachment: la prima scelta è Butch Bowers, un avvocato repubblicano della South Carolina, con esperienza in leggi elettorali, che ha servito sotto il presidente George W. Bush e lavorato come consigliere in Florida per John McCain nelle presidenziali del 2008.

La scelta di Bowers arriva dopo che Trump ha deciso, scrive Politico, di non creare una ‘war room legale e mediatica. Pare che il magnate fatichi a trovare chi lo difenda. Gli avvocati dell’impeachment di un anno fa si sono defilati, dando l’impressione di ritenere che i democratici abbiano ora un caso più solido.

Rudy Giuliani, che è stato l’avvocato di Trump in tutte le cause – tutte perse – sui brogli elettorali, sarà testimone. E Alan Dershowitz, una delle star del foro negli Usa, avrebbe detto di “non vedere un ruolo come avvocato” nel processo. E’ anche vero che l’immagine di Dershowitz è uscita offuscata dai suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere.

Bowers è stato l’avvocato degli ex governatori repubblicani della South Carolina Nikki Haley e Mark Sandford, che tentava di evitare l’impeachment dopo essere fuggito in Argentina con l’amante.

Al Congresso, però, c’è chi è pronto a contrattaccare, nel nome di Trump. La deputata democratica della Georgia Marjorie Taylor Greene, negazionista, cospirazionista e seguace di QAnon, ha già depositato i capi d’imputazione per mettere sotto impeachment Biden, accusato di abuso di potere quando era il vice di Barack Obama, per consentire al figlio Hunter d’avere un posto ben retribuito nel consiglio di amministrazione di una società energetica ucraina, la Burisma: storia vecchia e già sviscerata in campagna elettorale. La Taylor Greene sostiene che Biden non può fare il presidente perché pronto a tutto pur di favorire il figlio.

Trump è ieri ricomparso, dopo 24 ore trascorse a Mar-a-lago in Florida senza neppure affacciarsi sui campi da golf. Il processo è cruciale per il suo futuro politico: se fosse condannato e fosse pure colpito dall’interdizione dai pubblici uffici non potrebbe ricandidarsi nel 2024. Nel frattempo, deve cominciare ad affrontare gli effetti boomerang della sua uscita di scena sul suo impero finanziario e sul suo brand, tra debiti da pagare e inchieste in corso.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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