HomeUsaUsa 2020: Biden giura, ma la grana dei migranti guasta la festa

Usa 2020: Biden giura, ma la grana dei migranti guasta la festa

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 20/01/2021

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Il pugno di ferro verso i migranti, Donald Trump lo esibiva con orgoglio, convinto di guadagnarne voti e sostegno: l’accelerazione dei rimpatri degli illegali, la separazione dei figli dai genitori all’ingresso nell’Unione, il no ai ‘Dreamers’, il muro lungo il confine con il Messico. Decisioni spesso realizzate solo in parte, come il muro, perché non finanziate dal Congresso, oppure rimaste sulla carta, o bloccate dalla magistratura. Ora, Joe Biden vuole rovesciare quelle politiche: ha piani per regolarizzare gradualmente gli illegali, accelerare il ricongiungimento dei minori alle famiglie, ridare la speranza ai ‘Dreamers’; e lasciare il muro com’è.

Ma la marcia degli honduregni, per il momento bloccati in Guatemala, può creargli seri imbarazzi, se la carovana, già forte di circa 7.000 persone e che continua a ingrossarsi, dovesse presentarsi al confine fra Messico e Stati Uniti nelle prossime settimane, quando l’Amministrazione s’è appena insediata, il Senato è alle prese in parallelo con la conferma dei ministri e l’impeachment a Trump, le priorità del momento sono la lotta alla pandemia e il rilancio dell’economia, oltre che il tentativo di ridurre la polarizzazione del Paese e lenire le divisioni dell’Unione.

Per questo, Biden mette sull’avviso gli honduregni: “Non è il momento di mettersi in viaggio verso gli Usa”, dice un funzionario del Transition Team. La carovana chiede al 46° presidente di “onorare gli impegni” nei confronti dei richiedenti asilo, ma il suo staff spiega che “la situazione al confine non cambierà dall’oggi al domani” e che i migranti “non potranno entrare subito” nell’Unione.

L’impegno a rovesciare molte delle politiche sull’immigrazione di Trump è confermato, ma il flusso di migranti potrebbe, nelle prossime settimane, compromettere gli sforzi anti-pandemia e costituire una distrazione per l’opinione pubblica e anche per l’Amministrazione. Per ora, il ‘lavoro sporco’ lo stanno facendo i guatemaltechi, che – denuncia la vice-ministra degli Esteri honduregna Nelly Jerez – “hanno completamente militarizzato le vie di comunicazione” verso il Messico.

Il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador già esorta Biden a fare profonde riforme della politica di immigrazione e gli chiede di lavorare in tal senso con il Messico e gli altri Paesi latino-americani “Nella sua campagna – ricorda Lopez Obrador -, Biden s’era impegnato a mettere a punto una riforma dell’immigrazione e spero che sia in grado di farlo”.

Migranti a parte, le grane, per il nuovo presidente, sono numerose. Trump ha ieri revocato le restrizioni di viaggio dall’area Schengen e da Gran Bretagna, Irlanda e Brasile a partire dal 26 gennaio, una settimana dopo la fine del suo mandato. E Jen Psaky, la portavoce di Biden, ha dovuto subito chiarire che le restrizioni Covid esistenti per i viaggiatori provenienti dall’estero non saranno levate.

Non migliora, dunque, neppure in extremis il clima della transizione, mentre i dati della pandemia continuano a viaggiare su cifre drammaticamente record: quando oggi Biden giurerà, i contagi nell’Unione si avvicineranno ai 24 milioni e i decessi avranno superato i 400.000.

Il doppio delle 200 mila bandierine piantate sul Mall di Washington proprio per ricordare, nell’Inauguration Day, gli americani che non possono assistervi. Ieri sera, Biden e la sua vice Kamala Harris hanno reso omaggio alle vittime della pandemia con una fiaccolata intorno al lago del Lincoln Memorial.

Oggi, il giuramento di Biden avverrà alle 12.00 locali, le 18.00 italiane, subito seguito dal discorso, che sarà un appello all’unità. Tutto l’evento sarà sostanzialmente virtuale: persino i balli la sera sono stati sostituiti da uno speciale televisivo condotto da Tom Hanks. Trump, invece, lascerà Washington per la Florida di buon mattino, senza incontrare il suo successore.

Quando entrerà alla Casa Bianca, Biden potrebbe non trovare la lettera che il presidente uscente tradizionalmente lasciata sul Resolute Desk, la scrivania dello Studio Ovale. Sarebbe l’ultima tradizione ‘rottamata’ dal magnate, che non ha mai concesso la sconfitta e che vuole evitare qualunque atto appaia come un passaggio di consegne.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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