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Usa 2020: Trump e il mercato della grazia, a chi paga e agli amici

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/01/2021

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La raffica finale di Donald Trump è attesa nelle prossime ore: il magnate, prima di lasciare la Casa Bianca, concederà la grazia o commuterà la pena a un centinaio di persone. Ma, riferisce la Cnn, avrebbe però rinunciato a graziare se stesso, come s’era ipotizzato che avrebbe fatto: a farlo desistere, i dubbi giuridici sulla legittimità dell’atto, la portata in ogni caso limitata ai reati federali e, infine, l’effetto di aggravante nel processo di impeachment che deve iniziare in Senato a giorni. 

Nella lista delle persone in odore di grazia ci sono colletti bianchi condannati per reati penali, rapper di alto profilo e vecchi amici e alleati come – di dice – Steve Bannon o Rudolph Giuliani, l’avvocato che, però, si è appreso a sorpresa nelle ultime ore, non farà parte del team di difensori del presidente nel processo di impeachment. Circola sempre la voce di grazia preventiva a membri della sua famiglia.

L’ultimo atto della presidenza Trump sarà, dunque, coerente con tutto il percorso: una decisione divisiva e partigiana, frutto di valutazioni d’interesse più che di scelte di principio e/o ideali. C’è addirittura una sorta di tariffario della clemenza, rivelato dal New York Times: i provvedimenti sarebbero stati oggetto d’un vero e proprio ‘mercato’ nel quale molti hanno lucrato.

Di che rendere sempre più stridente il contrasto con il successore di Trump, Joe Biden, il cui discorso d’insediamento sarà – scrive la Ap – un appello all’unità nazionale. Sul Washington Post, l’avvocata Roberta Kaplan offre uno scorcio di quella che sarà la vita di Trump dopo la presidenza: una successione di cause da cui difendersi, promosse dalle Procure ma anche da singoli cittadini o da associazioni, come la nipote Mary Trump, la scrittrice E. Jean Carroll e gli attivisti neri che perseguono i suprematisti bianchi assassini a Charlottesville nel 2017 – non condannati da Trump -.

Nella ricostruzione del New York Times, le ‘tariffe’ pagate a personaggi vicini a Trump per avere accesso al presidente e riceverne la grazia o una commutazione della pena variavano dalle migliaia alle decine di migliaia di dollari, a seconda della difficoltà del caso. Il ‘mercato’ avrebbe portato, solo nelle ultime settimane, all’accoglimento da parte della Casa Bianca di 41 domande di grazia pagate a peso d’oro, senza contare quelle concesse ‘motu proprio’, senza bisogno di sollecitazioni.

Il magnate è infatti determinato a proseguire a strappare alla giustizia amici e alleati. come ha già fatto con l’ex manager della sua campagna Paul Manafort, l’ex consigliere Georges Papadopoulos, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn o l’amico e confidente Roger Stone.

Tra le persone che hanno ottenuto il perdono presidenziali ci sono anche figure oscure, che hanno però pagato. Così, un ex responsabile della campagna di Trump, di cui non viene fatto il nome, avrebbe ricevuto 50 mila dollari per cercare di far ottenere la grazia a John Kiriakou, un funzionario della Cia – licenziato – condannato per avere rivelato informazioni top secret – l’accordo prevedeva altri 50 mila dollari di bonus se la grazia fosse stata accordata -.

Il New York Times svela anche il ruolo di Brett Tolman, un ex procuratore federale, consulente della Casa Bianca, specializzato nel dare al presidente consigli su chi perdonare e chi no. Tra i lobbisti della grazia più attivi c’è pure uno degli ex avvocati personali del magnate, John Dowd.

Tolman, Dowd e altri loro sodali hanno incassato un bel gruzzolo: ogni domanda di grazia approdata sulla scrivania di Trump nello Studio Ovale valeva migliaia di dollari come minimo; e aumentava di valore se veniva accolta, com’è avvenuto nel caso del figlio di un ex senatore dell’Arkansas, Tim Hutchinson, condannato per corruzione e frode fiscale, o di una ‘socialite’ della Grande Mela che si riconobbe colpevole di truffa o come quello del fondatore di Silk Road, un sito specializzato nella vendita online di farmaci.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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