HomeMedio OrienteUsa: Trump vaglia immunità a Mbs, quel che conta è vendere armi

Usa: Trump vaglia immunità a Mbs, quel che conta è vendere armi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 24/12/2020 e poi aggiornato per il giornale del 29/12/2020

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Dopo averlo salvato dalle grinfie del Congresso – lui usa un’espressione più forte -, Donald Trump sta pensando di sottrarre il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, alias Mbs, agli strali della giustizia statunitense: Riad ha inoltrato una richiesta d’immunità al Dipartimento di Stato, che la sta vagliando.

L’immunità eviterebbe al principe, vero ‘uomo forte’ del regime saudita, i fastidi relativi all’accusa di avere tentato di fare uccidere l’ex agente dell’intelligence saudita Saad Aljabri, ora in Canada. “Sarebbe pericolosissimo concedergli l’immunità – dice al New York Times il figlio di Aljabri, Khalid -: sarebbe come rilasciargli una licenza di uccidere”.

Saad Al Jabri aveva lavorato per il principe saudita Mohammed bin Nayef, ministro dell’Interno ed erede al trono dal 2015 al 2017, quando Mbs lo detronizzò. Al Jabri, che aveva stretti rapporti con l’intelligence statunitense, era già stato licenziato e s’era trasferito in Canada. Dal 2017, è oggetto d’un mandato di cattura internazionale per corruzione. Nel marzo scorso, il regime saudita trattenne in carcere per qualche tempo il fratello di Saad e due suoi figli adulti, per convincerlo a rientrare.

Secondo la denuncia di Al Jabri, i cui contorni non sono molto netti e le cui circostanze non sono molto chiare, i tentativi di ucciderlo risalirebbero al 2018, poco prima del clamoroso assassinio di Jamal Khashoggi, l’oppositore saudita ed editorialista del Washington Post eliminato nel consolato di Istanbul nell’ottobre 2018.

Quella per Mbs è una delle misure che il presidente uscente potrebbe adottare nei prossimi giorni, dopo avere già graziato decine di sodali, fra cui vari suoi ex collaboratori coinvolti nel Russiagate. Numerosi giuristi contestano, tuttavia, il fondamento legale d’un atto del genere. Ma il magnate, che starebbe vagliando il modo di graziare preventivamente se stesso, oltre che figli e parenti, oltre che il proprio avvocato Rudolph Giuliani, non è tipo d’arrestarsi di fronte a quisquiglie giuridiche.

Trump ha sempre avuto un occhio di riguardo per il principe saudita, ritenuto il mandate dell’assassinio Khashoggi. Parlando con Bob Woodward, celebre giornalista del Washington Post, il magnate raccontò: “Gli – a Mbs, ndr – ho salvato il culo, riuscendo a convincere il Congresso a lasciarlo in pace”, notando che bin Salman ha più volte negato di essere il mandante dell’omicidio. E, spiegando la sua scelta, Trump aggiunse: “Bob”, l’Arabia Saudita “ha speso 400 miliardi di dollari in relativamente poco tempo” per acquistare prodotti americani, soprattutto armi, ed è il pilastro arabo della politica medio-orientale filo-israeliana e anti-iraniana dell’Amministrazione Usa.

Trump approvò il blocco del Qatar operato nel 2017 dai sauditi e dai loro alleati, bloccò con il veto una risoluzione bipartisan che faceva cessare il sostegno Usa alla guerra nello Yemen combattuta dai sauditi contro gli Huthi filo-iraniani; e negò le prove che Mbs ordino l’uccisione di Khashoggi. Il presidente eletto Joe Biden esclude, invece, baratti fra diritti e affari.

Il regime saudita non fa nulla per mascherare la sua natura repressiva e oscurantista. L’attivista per i diritti umani Loujain al-Hathloul è stata condannata da un tribunale anti-terrorismo a cinque anni e otto mesi di prigione. Inizialmente, la sua colpa era di essersi messa da sola alla guida d’un’auto, poche settimane prima che il divieto fosse cancellato. Ma il suo caso s’era man mano appesantito, fino all’accusa di avere contattato non meglio precisate organizzazioni di Stati esteri “non amici”. Due anni e 10 mesi della condanna sono stati sospesi, purché al-Hathloul “non commetta altri reati nei prossimi tre anni”.

Il presidente, che continua a sostenere che le elezioni gli sono state rubate, ha intanto graziato altre venti persone, fra cui tre ex membri del Congresso repubblicani, due suoi collaboratori condannati nel quadro del Russiagate e quattro mercenari Blackwater che uccisero civili iracheni in Iraq. E ha pure minacciato il veto sul pacchetto da 900 miliari di aiuti per l’economia colpita dal coronavirus: ne vuole almeno 2000 miliardi.

I media Usa s’attendono ulteriori misure di clemenza da parte di Trump, che ha già graziato diversi suoi amici e consiglieri coinvolti nel Russiagate, fra cui il generale Michael Flynn, che lo ricambia suggerendo il ricorso allo stato d’emergenza per annullare le elezioni e convocarne di nuove.

La Cnn registra “agitazione” al Pentagono: si teme che, prima dell’insediamento di Joe Biden, previsto il 20 gennaio, il ‘comandante in capo’ progetti iniziative militari, ad esempio un attacco alle installazioni nucleari iraniane, o voglia sovvertire il risultato delle elezioni.

Preoccupa pure il fatto che manifestazioni pro-Trump siano annunciate a Washington il 6 gennaio, giorno in cui il Congresso certificherà l’esito delle elezioni. Fra i gruppi promotori, c’è Women for America First, già al centro della protesta ‘Stop the Steal’ del 14 novembre.

Fra le persone ora graziate, c’è George Papadopoulos, consigliere di Trump nella campagna 2016, reo confesso di avere mentito all’Fbi, e i suo collega Alex van der Zwaan. Nella lista figurano pure Duncan Hunter, Chris Collins e Steve Stockman, tutti ex Congressman, condannati a vario titolo. Probabilmente, ci saranno altre grazie nelle prossime settimane: amici e sodali del magnate, che non esclude neppure una misura di tutela per se stesso.

In corsivo le parti di cronaca per il 24 cassate dalla versione del 30/12/2020

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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