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Usa 2020: Georgia, Biden e l’arma segreta del voto asiatico

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 20/12/2020

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Fidando nell’ ‘arma segreta’ del voto asiatico, il presidente eletto Joe Biden e il partito democratico puntano a conquistare la maggioranza in Senato vincendo i ballottaggi del 5 gennaio in Georgia. Nello Stato costantemente repubblicano dal 1996, si sono contatti il 3 novembre, nell’Election Day, circa 70 mila votanti asiatici in più che nel 2016 (e 30 mila di essi hanno votato per la prima volta).

Poiché gli asiatici hanno preferito Biden a Donald Trump con un rapporto di 2 a 1, il loro contributo è stato decisivo, nonostante che in Georgia gli asiatici siano relativamente pochi, rispetto a quanti vivono in California o a New York: a spoglio finito, c’erano 11 mila suffragi di differenza tra Biden e Trump, che senza il voto asiatico avrebbe vinto.

Gli asiatici potrebbero dunque risultare determinanti pure per Jon Ossoff e Raphael Warnock, i due candidati democratici al Senato, che sfidano i senatori uscenti David Perdue e Kelly Loeffler. Perdue è a fine mandato; la Loeffler fu designata a giugno dal discusso governatore repubblicano Brian Kemp per rimpiazzare temporaneamente il senatore Jonny Isakson, dimissionario per ragioni di salute. La popolarità di Kemp s’è nel frattempo precipitata, anche per le polemiche dalla foto d’un ragazzino bardato da membro del KuKluxKlan (e che è poi risultato non essere il governatore)

Le operazioni di voto in Georgia – per posta e con l’early voting ai seggi – sono già in corso. Difficile condurre una campagna mirata sull’elettorato asiatico, che è molto frammentato in gruppi non sempre ben assortiti fra di loro. Ma i democratici possono contare sulle capacità organizzative di Stacey Abrams, un’attivista nera nel solco di Martin Luther King, che era di Atlanta.

In settimana, dopo il voto del collegio elettorale che lo ha ufficializzato presidente eletto, Biden è volato ad Atlanta, in Georgia, per appoggiare Ossoff e Warnock, un reverendo battista in vantaggio sulla Loeffler al primo turno. I ballottaggi in Georgia, la cui legge elettorale prevede che si sia eletti senatori al primo turno soltanto superando la soglia del 50%, sono determinanti anche per il futuro dell’Amministrazione: se il Senato continuerà a essere controllato dai repubblicani, il presidente avrà più difficoltà a realizzare la propria agenda e a fare confermare i suoi ministri; se i democratici invece controlleranno il Senato, Biden potrà procedere più speditamente.

Dei 98 senatori già sicuri del proprio seggio, 50 sono repubblicani e 48 democratici: i democratici devono dunque vincere entrambi i ballottaggi per andare in parità, potendo poi contare sul suffragio del presidente del Senato, la vice-presidente Kamala Harris.

Ma c’è pure chi pensa che Biden preferisca barcamenarsi con un Congresso mezzo democratico e mezzo repubblicano, che gli imporrebbe esercizi di compromesso e gli consentirebbe di rivitalizzare lo spirito bipartisan soffocato dal ‘trumpismo’. Se i democratici controllassero Camera e Senato, invece, la sinistra del partito gli chiederebbe scelte radicali in economia e nel sociale, che non sono nelle sue corde.

Biden, comunque, è andato a fare campagna per Ossoff e Warnock, come Trump aveva fatto comizi per Purdue e la Loeffler, non molto entusiasti del sostegno d’un perdente rancoroso. I dati che vengono dal voto anticipato paiono incoraggianti per i democratici, che qui non avevano vinto neppure con Barack Obama.

Il ‘risveglio’ politico degli asiatico-americani potrebbe aver cambiato la collocazione della Georgia sulla carta politica degli Stati Uniti, anche se il loro potrebbe essere stato un voto ‘anti-Trump’ più che ‘pro Biden’.

Al comizio di Biden ad Atlanta c’era pure Cedric Richmond, deputato e consigliere di Biden, e futuro direttore dell’Office of Public Engagement, che è poi risultato positivo al coronavirus. Richmond non sarebbe stato in contatto con Biden né con i due candidati.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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