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Usa 2020: Corte Suprema contro Trump, Collegio elettorale per Biden

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 13/12/2020

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Sette settimane dopo l’Election Day, presidenziali al capolinea negli Stati Uniti: domani, riunendosi nelle capitali dei 50 Stati, i 538 grandi elettori del Collegio elettorale renderanno ufficiale l’elezione di Joe Biden a 46o presidente Usa.

Donald Trump mastica amaro e magari medita colpi di coda; ma l’ora della sconfitta senza appello pare ormai vicina, dopo che la Corte Suprema ha respinto il ricorso del Texas e di altri 18 Stati, cui s’erano pure aggregati la campagna del magnate e un centinaio di parlamentari repubblicani.

Trump però non s’arrende: dice che la battaglia è solo all’inizio e istiga i suoi sostenitori, che inscenano, in centinaia, forse migliaia, una protesta a Washington davanti alla Corte Suprema. Si temono incidenti, tafferugli.

L’istanza mirava a invalidare i risultati del 3 novembre in quattro Stati e a fare rinviare la riunione del Collegio elettorale: è stata respinta perché giuridicamente immotivata. Trump, che sul ricorso del Texas aveva puntato le ultime speranze, si sfoga su Twitter: “Un enorme e vergognoso fallimento della giustizia … Il popolo degli Stati Uniti è stato truffato e il nostro Paese disonorato … “; e la Corte Suprema non ha avuto “coraggio e saggezza”.

Il tweet di Trump commenta un post dell’anchorman di Fox News Sean Hannity, un suo sostenitore,  secondo cui almeno due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, avrebbero voluto consentire al Texas di portare avanti il ricordo. Ci volevano altri tre voti: a ‘tradire’ Trump sarebbero dunque stati proprio i tre giudici da lui nominati, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh ed Amy Barrett.

Poche ore prima del verdetto – giunto venerdì sera -, Trump aveva spronato la Corte Suprema a rovesciare il risultato delle presidenziali: “La Corte Suprema dovrebbe seguire la Costituzione e fare quello che tutti sanno deve essere fatto. Devono mostrare coraggio e saggezza. Salvate gli Usa!”.

Il ricorso, presentato dal procuratore generale del Texas Ken Paxton, criticava modifiche apportate alle procedure di voto in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, tutti Stati vinti da Biden, e chiedeva di congelare i voti del Collegio elettorale in questi quattro Stati – in tutto 62 – e di rinviare la riunione del Collegio elettorale.

Nel ricorso si accusavano i quattro Stati di non avere protetto dalle frodi il voto per posta. Senza quei 62 voti, Biden, che ha 306 grandi elettori, sarebbe sceso sotto la maggioranza (che è 270).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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