Home Usa Usa: un Natale tra virus e fame, il regalo di Trump

Usa: un Natale tra virus e fame, il regalo di Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/12/2020

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Nel Paese più ricco al Mondo, gli Stati Uniti, la fame è una dura realtà. Anche quando tutto va bene e non c’è la pandemia, le scuole assicurano un piatto caldo ogni giorno a milioni di bambini e anziani disperati devono talora scegliere tra il cibo e le medicine. Ma ora che il virus ha contagiato oltre 15 milioni di americani, ne ha uccisi oltre 280 mila e ne ha lasciati senza lavoro, e quindi senza assistenza sanitaria, decine di milioni, milioni di americani hanno il problema del frigo vuoto.

Un’analisi dei dati dell’Ap, la maggiore agenzia di stampa statunitense, offre il quadro di un’Unione che ha tratti dell’America degli Anni Trenta, quelli della Grande Depressione, dei libri di Steinbeck e dei film di John Ford e Frank Capra, che si risdollevò con il New Deal di Franklyn D. Roosevelt. “Le banche del cibo – scrive l’Ap – erogano pasti a ritmo serrato e con numeri molto superiori all’anno scorso”. Chi è alle prese con la fame dice di non avere mai visto nulla di simile, neppure durante gli anni della Grande Recessione dal 2007 al 2009.

E’ la testimonianza di Aaron Crawford, 37 anni, reduce della Marina, moglie e due bimbi di 5 e 10 anni: lui senza lavoro, Sheyla – la moglie – ammalata, Aaron si vergogna a chiedere da mangiare, perché si sente addosso sguardi che dicono “Tu sei quello che non riesce a mantenere la famiglia, sei un fallito”; com’è proprio di una società che tende a fare coincidere prestigio personale e successo economico.

Ogni giorno, tonnellate di cibo raggiungono i centri di distribuzione e i centri di quartiere. Quello dei Crawford è solo a 15′ a piedi dal loro alloggio di Apple Valley, in Minnesota: qui ogni mese ricevono di che tirare avanti, alimenti di base, prodotti freschi, latte, carne, dolci.

E’ con questa America sofferente – e spesso insofferente di limitazioni anti-coronavirus, avvertite come ostacoli al lavoro – che dovrà confrontarsi il 20 gennaio, appena insediatosi alla Casa Bianca, il presidente eletto Joe Biden, che sta completando la sua squadra per essere operativo fin dall’inizio del suo mandato.

Biden ha già scelto il team che s’occuperà d’economia, con alla testa una donna, Janet Yellen, e l’incarico precipuo di affrontare e ridurre le disuguaglianze sociali inasprite dalla pandemia. E ha pure fatto scelte cruciali in ambito sanitario: Xavier Becerra, procuratore generale della California, sarà il primo ispanico a guidare il ministero della Sanità; e Rochelle Walensky, un’infettivologa, guiderà i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc). Vivek Murthy sarà ‘surgeon general’, ruolo che aveva già avuto con Barack Obama. Il virologo Anthony Fauci sarà il consigliere medico sulla pandemia del nuovo presidente.

Il generale in congedo Lloyd Austin, un nero, sarà il segretario alla Difesa. Austin ha comandato per tre anni lo Us Central Command, da cui dipendono le operazioni nei principali teatri di guerra che coinvolgono gli Usa, Afghanistan, Yemen, Iraq, Siria, ed è stato vice-capo di Stato Maggiore delle Forze Armate. Se confermato dal Senato, Austin, 67 anni, congedatosi nel 2016 come generale a quattro stelle dopo 41 anni di servizio attivo, sarà il primo afro-americano nella storia a guidare il Pentagono.

I nuovi poveri dell’Unione, dove, prima dell’adozione dell’Obamacare, c’erano 47 milioni di persone senza assistenza sanitaria, hanno spesso storie simili: la loro attività collassa, perdono il lavoro o si vedono ridurre le ore di lavoro, talora si ammalano e perdono occasioni di guadagno. In primavera il tasso di disoccupazione arrivò al 14,7%, un  livello che non si toccava da quasi un secolo.

Le banche del cibo avvertirono immediatamente la pressione. Feeding America, la più grande organizzazione statunitense contro la fame, si diede da fare per essere all’altezza delle esigenze mentre fabbriche chiudevano, attività cessavano, ristoranti e negozi calavano la saracinesca, talora per sempre, e le scuole lasciavano a casa i bambini, che spesso vi facevano colazione e pranzo.

A marzo, il 20% delle 200 banche del cibo di Feeding America rischiavano di restare senza rifornimenti, perché la domanda cresceva, mentre la disponibilità diminutiva. In otto mesi, l’organizzazione ha distribuito 4,2 miliardi di pasti – il 57% in più che nello stesso periodo 2019 -, con un aumento degli assistiti del 60% – quattro su dieci non avevano mai dovuto rivolgersi prima a una banca del cibo -.

Nel 2020, un americano su sei avrà conosciuto la fame: dai 35 milioni del 2019, oltre il 10% della popolazione, a più di 50 milioni quest’anno, oltre il 15% della popolazione – i bambini sono più colpiti: uno su quattro -. Alcuni Stati sono stati danneggiati più di altri dagli effetti della pandemia: il Nevada, una mecca del turismo, ha avuto hotel, casino, ristoranti chiusi e balzerà dal 20o al 5o posto nella classifica degli Stati dell’Unione insicuri dal punto di vista alimentare.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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