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Covid, la ricaduta – Turkmenistan, zero casi, tra negazionismo e censura

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 4 dello 07/12/2020

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Erano gli ultimi giorni di novembre quando un aereo turkmeno è partito in gran segreto dalla capitale del Turkmenistan Ashgabat, destinazione Monaco. Qui, un’equipe di medici tedeschi è salita a bordo e sul mezzo sono state caricate forniture sanitarie. L’aereo ha fatto poi ritorno ad Ashgabat.

Si potrebbe pensare che quel viaggio facesse parte di una missione per portare nel Paese asiatico personale esperto in grado di affiancare quello locale nella lotta al coronavirus. Considerando però che spesso in passato i leader turkmeni si sono rivolti alle cure di medici tedeschi, alcuni osservatori esterni suppongono che il compito del personale arrivato dalla Germania sia quello di fornire assistenza medica alla leadership del Paese piuttosto che al sistema sanitario.

Se però i vertici del Paese centrasiatico hanno la possibilità di ricorrere ad eccellenze mediche, la popolazione viene lasciata a se stessa.

Dall’inizio della pandemia, il Turkmenistan è l’unico Stato, oltra alla Corea del Nord, dove i dati ufficiali non riportano nessun caso di Covid. Difficile credere che un virus che ha contagiato più di 63 milioni di persone in tutto il mondo si sia fermato proprio qui, ma questa è la versione che il presidente Berdimuhamedow continua a fornire alla comunità internazionale.

La realtà è ben diversa da come viene descritta dal governo. “Ogni giorno almeno 4 o 5 persone con sintomi da Covid vanno in ospedale – ha affermato un’infermiera della città di Mary -. Le persone di solito arrivano in condizioni gravi, all’ultimo momento. Il nostro ospedale ha opportunità limitate per mancanza di fondi e non siamo in grado di fornire l’assistenza necessaria. Dopo la morte dei pazienti affetti da Coronavirus, la loro diagnosi viene solitamente cambiata in un’altra”.

Come diversi media indipendenti hanno riportato, a primavera nel Paese asiatico le autorità perseguivano chi parlava pubblicamente di Coronavirus o indossava le mascherine. Adesso l’atteggiamento è cambiato e il governo ha introdotto una serie di misure per frenare la diffusione del virus che prevedono l’obbligo della mascherina, chiusura dei confini nazionali, restrizioni sui viaggi interni e campagne di sensibilizzazione sull’igiene personale. Se dunque a primavera i zero casi registrati si dovevano al fatto che il virus non fosse entrato nel Paese, adesso questo primato dipenderebbe unicamente dall’abilità con cui il presidente ha saputo gestire l’emergenza.

Con lo scoppio della pandemia il governo ha addirittura rafforzato la repressione del dissenso, in particolare quella sulla gestione dell’emergenza sanitaria. Non solo all’interno del Paese, ma anche all’esterno. Le forze di sicurezza turkmene da una parte cercano di identificare gli utenti dei social che inviano informazioni all’estero. Dall’altra, intensificano gli attacchi informatici verso siti e media gestiti da cittadini turkmeni esuli, che cercano di fare una buona informazione e comunicare la reale situazione sanitaria nel loro Paese.

Non sorprende che voci come queste non trovino spazio nei media locali, visto che il Turkmenistan è il secondo peggior Paese al mondo per libertà di stampa. Conta solo la versione ufficiale del governo, seppur sia difficile comprendere perché vengano decretate zone di quarantena se nel Paese non risultano casi.

Stringer News, Isabella Bradascio, Camillo Cantarano, Laura Martinez, Amaya Polvorosa, Edoardo Venditti, Jean-Louis Zanet

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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