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Covid, la ricaduta – Perù: a Lima sorge il ‘muro della speranza’

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 4 dello 07/12/2020

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Da quando si è diffuso nel mondo, il Covid non ha solamente tolto la vita a circa un milione e mezzo di persone, ma ha anche spento molti dei sogni dei sopravvissuti.  Sogni che a Lima, in Perù, hanno preso forma su un muro, il ‘muro della speranza’.

L’idea nasce da un progetto di Candy Chang che, all’inizio del decennio scorso, invitò gli abitanti e i turisti di New Orleans a scrivere su una parete di una casa abbandonata che cosa avrebbero voluto fare prima di morire. Da qui, la voglia di riproporlo anche nelle strade della capitale peruviana.

Abbracciarsi, viaggiare, studiare sono solo alcune delle parole lasciate dai passanti sulle due lavagne di oltre 20 metri collocata dalla ONG Suyai Collective nel quartiere Limeño di Miraflores.

“Abbiamo deciso di adattare l’idea di Candy a un’area molto colpita dalla pandemia per migliorare l’umore dei cittadini”, ha dichiarato Alejandro Delgado, uno degli esponenti del collettivo. E spera che muri come questo possano essere installati anche in altre parti del mondo. “Pensiamo fermamente che la speranza sia contagiosa quanto il virus”, aggiunge.

Ad oggi, sono più di 5mila i cittadini che, di passaggio, hanno lasciato un desiderio su quella parete: il più comune è quello di tornare a incontrarsi. Di potere rivedere nonni e amici, genitori e parenti, figli e nipoti. Di riabbracciarli e di poter ridere di nuovo insieme, senza mascherina.

“Voglio andare in Spagna per studiare”, “voglio giocare a calcio”, “voglio tornare a scuola”, “voglio andare a Torino a vedere la Juventus”. O ancora, “voglio riabbracciare senza paura”. Non mancano, poi, i messaggi idealistici e quelli più ironici. C’è chi, alla fine di tutto, vorrebbe “più tolleranza nel mondo” e “la fine dei pregiudizi, del classismo e del razzismo perché siamo tutti uguali”. E poi c’è chi, invece, vorrebbe una sola cosa, chiara e inequivocabile: “Sesso”.

Le reazioni entusiaste non sono mancate. È il caso dell’ingegnere civile Claudia Escobar, 35 anni, la quale ha dichiarato che “leggere il muro dà speranza, dà gioia, fa ridere perché le persone sono anche molto eloquenti. Alla gente piace anche vedere il lato positivo e avere quella ragione, o quella malizia, in modo che gli altri ridano”.

E di scritta in scritta, di desiderio in desiderio, lo spazio da riempire è ormai terminato. Non grandi pretese, dopotutto. Solo piccole azioni di cui abbiamo compreso la grandezza soltanto dopo averle perse.

C’è una grande scritta che sovrasta la lavagna: “Quando questo sarà finito”. Perché tutto questo finirà, prima o poi. Si tornerà alla normalità. E tutti quei desideri prenderanno vita. Perché i muri non sono fatti solo per dividere. Talvolta, a quanto pare, anche per sognare.

#sempresulpezzo, Federica Concas, Denise De Lazzer, Ilaria Marciano, Valeria Pantani, Alexandra Suraj, Pasquale Videtta

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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