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Covid, la ricaduta – Italia: DAD, Anita scende in piazza per andare a scuola

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 4 dello 07/12/2020

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“Quando hanno annunciato che le scuole stavano per chiudere, ho pensato che non potevo sopportare un altro anno scolastico a distanza” [Le Figaro]. A inizio novembre Anita Iacovelli e la sua compagna di classe Lisa hanno deciso di protestare contro la chiusura delle scuole. Ogni mattina, nonostante il freddo, seguivano insieme le lezioni in didattica a distanza (DAD) fuori dall’istituto Italo Calvino di Torino con tavolino, sedia e tablet portati da casa. Anita, come tutti noi studenti, era entusiasta per il ritorno sui banchi. Ma quando la curva dei contagi da coronavirus è tornata a salire, le lezioni sono state sospese e le aule sono rimaste vuote. Lo schermo e la tastiera del computer hanno sostituito penna e quaderno. Le mura di casa hanno impedito le classiche battute scambiate di sfuggita col vicino di banco.

‘Scusi prof, mi sente? Mi è saltata la connessione, non la vedo più’. Frasi come questa sono ormai all’ordine del giorno e anche tra i genitori cresce il malumore. Avere una rete wi-fi e tecnologia adatta non è poi così scontato.   Infatti, erano tre milioni e mezzo le famiglie senza connessione a internet nel 2019, secondo il terzo rapporto annuale Auditel-Censis presentato alla Camera il 19 ottobre 2020. Dovremo attendere l’anno prossimo per capire se la situazione cambierà con l’attivazione dei ‘voucher connettività’, che copriranno l’acquisto di servizi di connettività a banda ultralarga, tablet o pc fino a 500 euro.

Se alcuni ragazzi si lamentano della qualità della DAD comodamente seduti sul divano, altri invece vanno ‘in direzione ostinata e contraria’ e protestano in piazza, seguendo le azioni di Anita. Il gesto della ragazza ha poi ispirato School for future: una serie di manifestazioni organizzate dal comitato Priorità alla scuola per il miglioramento del sistema educativo che vede impegnati studenti, genitori e insegnanti riuniti in piazza per fare lezione online in segno di protesta.

Un esempio di rivalsa e di lotta giovanile, contro i limiti della DAD, che è diventato in breve tempo di rilievo nazionale, trattato poi anche da alcune importanti testate europee, come Le Figaro e il The Guardian. Entrambi i quotidiani hanno pubblicato la foto del cartellone che Anita porta sempre con sé: ‘Imparare a scuola è un nostro diritto’, frase diventata lo slogan di School For Future. Inoltre, alcuni giornali tedeschi come Neue Westfälische e Badische Zeitung hanno addirittura paragonato le proteste guidate dalla ragazza a quelle portate avanti da Greta Thunberg, ma Anita ha più volte ribadito di non voler essere paragonata alla nota attivista svedese.

Il grido silenzioso di protesta ha suscitato l’interesse della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che ha rassicurato Anita su una ripresa imminente delle lezioni in presenza.

La ragazza ha deciso di rispolverare la routine mattutina di milioni di studenti italiani: ha riempito il suo zaino e si è diretta a scuola. Notizia che è persino arrivata oltreoceano dove ne ha parlato l’argentino El Clarín. Secondo quanto riportato anche dal quotidiano di Buenos Aires, la madre Cristina Perrone ha dichiarato che quella mattina Anita prima di uscire le aveva semplicemente detto: ‘Vado a scuola’.

Il Sapientino, Martina Bovetta, Marta Cecconi, Andrea Gigante, Jessica Maglione, Chiara Manetti

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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