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Covid, la ricaduta – Africa, Nice combatte una battaglia peggio del Covid-19

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 4 dello 07/12/2020

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La seconda ondata di Covid-19 ha portato a un secondo bombardamento di notizie che, come spesso accade, ci rende ciechi sia sull’argomento in questione sia su tutto ciò che gli fa da contorno. E se il contorno sovrasta per importanza il piatto principale, è lì che ci sembra opportuno focalizzarci. Questa settimana il nostro sguardo viaggia sino in Kenya, dove il coronavirus ha messo a nudo e peggiorato il problema della violenza di genere. La nostra, è la storia di Nice Nailantei Leng’ete, per noi semplicemente Nice.

Nice non solo è la protagonista della storia, ma è colei che ogni giorno ne scrive un nuovo pezzo. A 8 anni scappò dal suo villaggio per sottrarsi agli abusi sessuali; oggi, a quasi 29, il suo lavoro è quello di salvare più ragazze possibili dallo stesso destino. L’impressione, in realtà, è che lei voglia proprio cambiarlo questo destino: “Lotto affinché ogni ragazza possa diventare la donna dei propri sogni … proprio come me”: questo il suo motto di battaglia.

Ecco, sino all’avvento del Covid-19 la sua guerra è proseguita a vele spiegate, poi il virus si è mostrato un temibile avversario. La chiusura delle scuole, ad esempio, si è rivelata un problema enorme: se in Italia la scuola ha scopi educativi, in Kenya ha scopi vitali. D’altronde, considerando la subordinazione della figura femminile in simili culture, le attività esterne all’ambito domestico e la violenza di genere sono inversamente proporzionali. A conferma di ciò, il numero di bambine incinte per le strade è aumentato
vertiginosamente.

L’iniziativa più importante dell’attivista keniana nasce a pochi mesi dai primi casi
epidemiologici di fine 2019: si chiama ‘Nice Place’ ed è un progetto volto a istituire un
luogo sicuro per tutte quelle ragazze minacciate dalla violenza di genere. L’obiettivo,
oltre a garantire protezione, è quello di formare le donne fornendo loro capacità imprenditoriali e di leadership. Una buona preparazione è il primo passo verso l’indipendenza, e mai come in certe aree del pianeta, indipendenza e libertà suonano come sinonimi. Inoltre, “sarà un centro del tutto autosufficiente”, spiega in un’intervista ad Amref Italia: “i soldi, infatti, proverranno da piccole attività commerciali situate nella struttura”.

L’ultimo miracolo targato Nice si chiama Amina, una bambina promessa in sposa a soli 11 anni a un guerriero Masai. L’intervento per impedire le nozze è stato complicatissimo per via dell’enorme potere del futuro marito sulle persone del luogo. Per diverso tempo, infatti, la vicenda è rimasta lontana dalle orecchie dei membri della comunità perché nessuno trovava il coraggio per segnalare la cosa. In meno di 24 ore, non appena ricevuta la notizia, è scattata la missione impossibile di convincere un’intera tribù guerriera. Chi ha vinto lo scontro? Risposta ovvia: Nice, probabilmente l’unica vera guerriera della vicenda.

In un periodo nero, dove la seconda ondata pandemica la fa da padrone, la figura di Nice è un esempio di perseveranza e resilienza alle avversità. Un esempio di come affrontare nel migliore dei modi un 2020 malato sin dal principio. Un’eroina moderna per la quale ogni giorno è la Giornata contro la violenza sulle donne e il recente 25 novembre solo un buon motivo per rimarcarlo.

Daily Pac, Cresencia Castillo Portoreal, Andrea Colista, Simone Giuliani, Lucrezia
Martino, Leonardo Pacenti, Giulia Sartori

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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