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Covid, la ricaduta – Cina: un giornalista racconta il suo isolamento

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 4 dello 07/12/2020

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“Il cielo, il mondo…”: è la voce rotta dall’emozione del giornalista Filippo Santelli che, in un video postato sul suo profilo Instagram, mostra ai suoi followers il momento in cui, dopo 40 giorni di isolamento, si appresta a uscire da un ospedale Covid in Cina.

Filippo Santelli, corrispondente in Cina di La Repubblica, il 18 novembre è risultato positivo al virus. “Ho scoperto di essere positivo mentre stavo facendo la quarantena di due settimane prevista per tutte le persone che arrivano in Cina. A quel punto un’ambulanza mi ha portato nell’ospedale di Nanchino, una struttura temporanea che la Cina ha costruito, durante il picco dei contagi, proprio per curare e isolare le persone positive”.

Una porta è stata chiusa a chiave alle sue spalle e da quel giorno si è trovato dentro una stanza dove “non c’è neanche luce naturale, solo luci a led, l’unica finestra è su un corridoio. Il rischio è di perdere la cognizione del tempo. Ho cercato di costruirmi una routine: alzarmi la mattina abbastanza presto, fare una camminata avanti e indietro nella stanza e lavorare. Ho raccontato quello che sto vivendo, attraverso una sorta di diario del mio isolamento, sia sul giornale che sui social. Questo mi ha aiutato molto perché mi ha permesso di restare in contatto con tante persone”.

I racconti del giornalista hanno reso i lettori parte di quella quotidianità che a forza ha dovuto costruirsi. Così, tra pasti, tour della stanza e grottesche misurazioni della temperatura a qualsiasi ora, ha cercato di non perdere il sorriso, grazie anche alle tante testimonianze d’affetto ricevute.

Poi è arrivato il primo risultato negativo al tampone, una falsa speranza perché “il meccanismo per uscire è abbastanza complesso, un riflesso dell’estrema prudenza. Qualcuno potrebbe giudicarla eccessiva, ma va capito che questo isolamento che sto vivendo io è parte di un rigido modello di contenimento del virus. All’inizio dell’epidemia a Wuhan le autorità cinesi sono andate casa per casa a testare i cittadini e tutti i positivi, con i loro contatti, sono stati messi in isolamento. In caso di rifiuto venivano presi con la forza. La Cina ritiene che l’unico strumento che permetta di interrompere la catena dei contagi sia l’isolamento controllato. Io qui vivo la parte più brutale di un sistema che, però, ha avuto un’enorme efficacia perché oggi statistiche e osservazione della realtà ci dicono che la Cina ha sostanzialmente azzerato la circolazione del virus ed è tornata a vivere una vita normale. Questo sistema ha la priorità di difendere la salute della società piuttosto che considerare il benessere psico-fisico della persona in isolamento”.

“L’unica cosa che vorrei veramente fare è abbracciare mia moglie e i miei genitori, vedere il cielo, fare una passeggiata in mezzo alla natura, manca molto dentro questa stanza”: una nota malinconica si coglie nelle parole del giornalista, ma con uno sguardo positivo al futuro in tempi in cui essere ‘negativi’ è la speranza più grande.

I Muckrakers, Flavia Balerna, Fabio Carboni, Carmela Lia D’Anna, Jasmine Laudato, Francesca Polizzi

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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