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Covid, la ricaduta – Italia, suicidi in aumento causa contagio

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 3 del 30/11/2020

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Suicidi da contagio, o da timore del contagio: casi ovunque in Italia. Temeva di avere contratto il coronavirus: è ciò che ha spinto un settantatreenne di Solofra a togliersi la vita. L’uomo, che era in isolamento con la propria famiglia, in attesa dei risultati del tampone, si è lanciato dal balcone di casa. Inutile ogni tentativo di salvarlo.

Troppo grande il dolore per la perdita della moglie, morta per coronavirus al Santissima Trinità di Cagliari. È stato questo, invece, il motivo che ha indotto un settantunenne di Gonnosfanadiga a uccidersi con un colpo di fucile. Tutta la sua famiglia era positiva al Covid-19.

L’ultimo suicidio di cui si ha notizia a Lecce. Nonostante un primo tampone negativo, in attesa del secondo, un infermiere dell’ospedale Vito Fazzi si è tolto la vita. A trovare il cadavere è stata la moglie.

“Mentre il Paese esce dall’isolamento, il bilancio della pandemia sulla salute mentale comincia a farsi sentire”: così The Guardian descriveva la situazione italiana mesi fa, che ad oggi risulta nettamente peggiorata. La Fondazione BRF, che ha aperto un Osservatorio Suicidi Covid-19, da marzo fino ad oggi, ha infatti registrato circa 200 casi di suicidi o tentati tali.

Le vittime italiane di Covid-19 hanno superato quota 50mila e quando si parla dei “numeri del Covid” si tiene conto solo degli scomparsi con o per il virus. Ma quante sono le morti indirette di questa pandemia?, i suicidi indotti? Il medico sotto stress, l’imprenditore sommerso dai debiti, il padre di famiglia che ha perso il lavoro.

In questi mesi di emergenza sanitaria, abbiamo imparato a conoscere bene i sintomi fisici del Covid-19, ma meno quelli psicologici. Ad aiutarci a individuarli è lo psicologo clinico Giuseppe Pagliaro: “Gli stimoli stressogeni generati dal Covid sono stati diversi: una comunicazione aggressiva, paranoica, che ha provocato una fobia nei confronti del virus; il lockdown, che ha creato l’alterazione dei ritmi quotidiani, che tengono in equilibrio il nostro sistema nervoso. Siamo organismi delicati, abbiamo bisogno di avere ritmi, orari di lavoro. È proprio su questa struttura che costruiamo le relazioni interpersonali. Terzo fattore, quello economico. Abbiamo visto depressioni di vario tipo, da quelle più distimiche, con apatia o voglia di non fare niente, a quelle più gravi, con ansia e attacchi di panico. Molti hanno attivato sistemi di compensazione disfunzionali (alcol, droghe, disturbi alimentari). L’aumento di suicidi è drammatico. C’è stata un’impennata delle vendite di psicofarmaci e i centri di salute mentale sono al collasso”.

A farne le spese sono anche gli adolescenti. Da una ricerca condotta dall’Università di Oxford, con quella di Padova, è emerso che l’85% dei ragazzi intervistati ha riscontrato casi di depressione e stati di ansia legati a questo particolare momento. Ed è proprio il caso di un undicenne di Napoli morto suicida a ottobre. I compagni hanno dichiarato che “prima del lockdown era solare”.

Nonostante i maggiori organismi internazionali e l’OMS, che parla di “Pandemic Fatigue”, intesa come sensazione di stanchezza e sfinimento dovuta a uno stato di crisi prolungato, abbiano individuato la prevenzione del suicidio, durante questa emergenza sanitaria, come finalità fondamentale, sono pochi i Paesi che hanno sviluppato una strategia ad hoc: l’Italia non è tra questi.

The Coris Post, Beatriz Alvisi Crippa, Carmen Baffi, Fabiana D’Eramo, Benedetta Di Marco, Chiara Feleppa, Michele Massari

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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