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Usa 2020: i Trumps e i loro fan via da Fox News e da Twitter

Scritto per Media Duemila e per Professione Reporter il 26/11/2020, integrando un articolo per Il Fatto Quotidiano del XX/11/2020, https://www.media2000.it/usa-2020-la-migrazione-mediatica-di-trump-e-dei-suoi-fan-via-da-fox-news-e-da-twitter/ https://www.professionereporter.eu/2020/11/i-trump-sui-social-anti-facebook-e-twitter-qui-opinioni-senza-censura/

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Per i Trump, è tempo di migrare. Certamente, via dalla Casa Bianca, il 20 gennaio: lì s’installerà Joe Biden, oggi presidente eletto e, da quel giorno, 46° presidente degli Stati Uniti. Ma anche via dalle loro ‘case’ televisive e social: via da Fox News, verso NewsMax, per ora una tentazione; e via da Twitter verso Parler, un esodo già in corso.

La migrazione avviene in ordine un po’ sparso e a geometrie variabili. Il magnate s’installerà, molto probabilmente, a Mar-a-Lago, in Florida, dove ha la residenza, in fuga da New York che non lo ama (e non lo vota); ma, forse, lì sarà solo, perché non è detto che Melania la moglie, non più first lady, e il figlio Baron lo accompagnino.

Il progetto in embrione di sostituire una nuova tv all news di destra alla Fox News lo tenta e può, intanto, offrirgli un nuovo sbocco per le sue doti di intrattenitore imbonitore. Invece, buona parte della famiglia già lo attende su Parler: Ivanka Trump, la ‘prima figlia’, suo consigliere e forse erede, vi si è appena trasferita, annunciando ai suoi dieci milioni di seguaci su Twitter di essersi spostata sulla piattaforma rivale. Prima di lei, l’avevano fatto il fratello Eric, la cognata Lara – che cova ambizioni da senatore della South Carolina -, la sorellastra Tiffany – l’avanguardia dei Trump: c’è da giugno -. Il social è popolare tra gli ultra-conservatori e il popolo di Trump perché non censura o critica i micro-messaggi dei suoi iscritti, anche se hanno contenuto fuorviante, razzista o violento.

La fine di un amore – Nella fine dell’amore fra Donald Trump e la Fox News, galeotta fu l’Arizona. Ma NewsMax, la tv via cavo del suo amico di golf Christopher Ruddy, aveva già fatto breccia nell’ego del magnate, offrendogli uno show. L’apparentemente affrettata assegnazione a Biden dell’Arizona in bilico, nella notte della conta dei voti di Usa 2020, non è andata giù al magnate presidente, pur se, a conti fatti, il giudizio della all news di Rupert Murdoch (e dell’Ap) s’è rivelato corretto: una decina di giorni dopo, l’Arizona è stata definitivamente attribuita a Biden.

Da quella notte, Trump l’ha giurata alla sua tv preferita, l’unica su cui erano sintonizzati i televisori della Casa Bianca e dell’AirForceOne: le ha twittato contro, ha ritwittato le critiche dei suoi fan ed ha cominciato a flirtare con altre tv conservatrici possibili alternative, PPUNTO NewsMax e – molto meno – One America News Network (Oann).

Fra le idee di Trump per il ‘dopo presidenza’, c’è un impero mediatico che faccia ‘mangiare la polvere’ a quello di Murdoch, attaccando da destra il gioiello della corona dell’uomo d’affari australiano, con una corolla di piattaforme social in concorrenza con Facebook e Twitter.

Newsmax è dal 1988 un sito di notizie e opinioni conservatore e dal 2014 una tv via cavo che vanta 70 milioni di utenti. Fondato da Ruddy, membro del golf club di Trump a Mar-a-Lago in Florida, e gestito da Newsmax Media, appoggia il presidente e, nella notte delle elezioni, ha avuto un pubblico di tre milioni di persone (e la sua applicazione è stata tra le 10 più scaricate.) Oaan è una tv via cavo di estrema destra pro-Trump, fondata nel 2013 da Robert Herring e proprietà di Herring Networks.

Per il Wall Street Journal, Hicks Equity Partners, una società di private-equity legata alla presidenza del partito repubblicano, ha avuto colloqui negli ultimi mesi per investire in Newsmax o acquistarla. I contatti, scrive il WSJ, testimoniano la convinzione di investitori alleati del magnate presidente che c’è spazio per lanciare da destra una sfida a Fox News.

L’arrembaggio a Newsmax è guidato da Thomas Hicks, pioniere del private-equity e fan di Trump (uno dei suoi figli, Thomas Hicks jr, è co-presidente del partito repubblicano). La sua società sta tentando di raccogliere almeno 200 milioni di dollari e vuole coinvolgere nell’operazione famiglie facoltose e conservatrici.

Si tratta, ma il progetto non è ancora andato in porto: “Non siamo in vendita e non diventeremo mai la Trump Tv”, dice Ruddy a Variety. “Ma siamo aperti: Trump sarà una forza politica e mediatica nel dopo Casa Bianca. Vorremmo dargli uno show”.

I social censori e quelli untori – In campagna elettorale, la guerra tra Trump e i ‘fake news media’, cioè i quotidiani tradizionali e autorevoli, s’è estesa ai principali social network, Facebook e Twitter, colpevoli di segnalare come fuorvianti post su frodi e truffe nelle elezioni presidenziali. Così in Usa si assiste alla crescita di popolarità, specie tra i conservatori, di Parler, Rumble e MeWe, che vedono correre il numero di download.

Parler, fondata nel 2018, è tra le applicazioni più scaricate in Usa: nella settimana dopo le elezioni, il numero di download è raddoppiato, raggiungendo i 10 milioni. Rumble prevede che, questo mese, i video sulla sua piattaforma saranno visti dai 75 ai 90 milioni di utenti, contro i 60,5 milioni d’ottobre. MeWe si presenta come ‘l’anti-Facebook’, senza pubblicità né pregiudizi politici, ed è sempre più popolare tra ultra-conservatori e cospirazionisti. C’è pure Gab, frequentato da neo-nazi e suprematisti bianchi.

Parler è finanziato dall’investitore degli hedge funds Robert Mercer e dalla figlia Rebekah, entrambi attivi sostenitori / finanziatori di molte cause conservatrici. Mercer padre era il principale investitore di Cambridge Analytica, società di consulenza chiusa nel 2018, dopo essere finita in uno scandalo per la vendita dei dati di decine di milioni di iscritti a Facebook.

Proprio nel 2018, nasce Parler: fondato da John Matze e dalla Mercer, si propone come alternativa di destra a Twitter, perché non vaglia le opinioni dei suoi iscritti, che i contenuti siano anti-semiti, razzisti, violenti o fuorvianti – cioè, palesemente falsi -.

L’impresa di dare corpo all’alternativa di destra e ‘libera’ a Twitter e a Facebook è complessa, ma investitori dalle tasche profonde sono disponibili a dare una mano. La famiglia Mercer, che ha già finanziato Steve Bannon e il suo Breitbart, non è sola e comunque dispone di vasti capitali..

“L’abbiamo creato come piattaforma neutrale per il free speech”, spiega Rebekah, condannando quella che definisce “la tirannia crescente e la superbia dei signori del tech”, facilmente identificabili in Jack Dorsey e Mark Zuckerberg. Dopo l’Election Day, c’è stato un balzo in avanti degli iscritti, favorito dalla pubblicità di star come Maria Bartiromo – popolarissima giornalista economica della Fox News -, che ha informato il suo milione di seguaci di volere lasciare Twitter, dopo che un suo cinguettio era stato etichettato come ‘controverso’: “Me ne vado presto, e fatelo anche voi, aprite un profilo su @Parler immediatamente”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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