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Covid, la ricaduta – Coree, tra omertà poliziesche e verità modellate

Scritto per Il Settimanale del Corso di giornalismo internazionale 2020 Coris - numero 1 del 16/11/2020

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Tra le varie nazioni dell’Estremo Oriente che stanno combattendo la pandemia spicca la situazione ossimorica che vivono le due Coree. Da una parte c’è la Corea del Sud che ha deciso di utilizzare un metodo di tracciamento dei contatti solitamente utilizzato per catturare i criminali. Una scelta che ha fatto molto discutere in termini di violazione della privacy, visto che il metodo scelto utilizza non solo un’app per smartphone ma anche dati di carte di credito e di videocamere di sicurezza.

La stampa sudcoreana, così come molti altri Paesi dell’Estremo Oriente come il Giappone, ha deciso di attuare una politica molto trasparente e basata sull’affidabilità delle notizie. Un esempio è il Korea Herald che ha dedicato un’intera sezione del suo sito alla situazione Covid sia locale che internazionale. Le autorità coreane hanno anche voluto contrastare le fake news istituendo un sito gestito dal Ministero della Sanità dove chiunque può informarsi da fonti attendibili.

Situazione ben diversa quella della Corea del Nord, dove la dittatura di Kim Jong-Un sta influenzando il flusso di informazioni riguardanti i contagi del Paese. Lo scorso 10 ottobre il leader nordcoreano ha ribadito che non ci sono stati contagi nel suo Paese, creando qualche ragionevole dubbio.

Di conseguenza è nato un movimento di raccolta di informazioni secondario e non ufficiale da parte di testate come il Daily North Korea, con la redazione a Seul, che ha scritto che 81 mila civili sono stati posti in quarantena con sintomi compatibili al virus. Altro dato contrastante con le autorità sono le 300 persone decedute nelle strutture messe a disposizione dal Governo per i sintomatici. A questo elevato numero di decessi le autorità hanno risposto che non si tratta di Covid bensì di pancreatite o paratifo. Ennesimo elemento di dubbio è l’obbligo fatto da Kim Jong-Un ai medici nordcoreani di non rilasciare alcuna dichiarazione sulla pandemia.

Miseria e nobiltà, il paradosso indiano
Situazione particolare quella dell’India dove i contagi hanno superato da poco gli 8 milioni, secondi solo agli Stati Uniti, però il tasso di letalità del virus è tra i più bassi del pianeta. Infatti, secondo i dati della John Hopkins, ogni 100 casi di Covid solo l’1,5% porta al decesso del contagiato, contro il 2,8% degli Usa. Altra differenza è che l’India supera di molto gli Stati Uniti nel tasso di aumento giornaliero di contagi (1,1% contro 0,6%).

La stampa indiana si è allineata agli altri Paesi nella diffusione di notizie trasparenti sul virus con una particolare attenzione al contrastare le fake news e al mythbusting (come visibile sulla homepage del Times of India dedicata alle news sul Covid), visto che l’India è anche uno dei Paesi col più basso tasso di scolarizzazione e alfabetizzazione del pianeta.

Daily Pac, Cresencia Castillo Portoreal, Andrea Colista, Simone Giuliani, Lucrezia Martino, Leonardo Pacenti, Giulia Sartori

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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