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Il Settimanale 2020 extra – L’uomo come misura di tutto

Scritto come supplemento a Il Settimanale il 26/10/2020

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Facciamo una premessa: quello che state per leggere nasceva come un pezzo sul mondo del calcio. Chi scrive è uno dei milioni di italiani che amano, supportano e praticano uno degli sport più popolari al mondo; e, come tanti appassionati, era pronto a commentare la graduale e lenta ripresa del mondo calcistico. La riapertura degli stadi: era questo il tema da sviscerare, con confronti tra i vari campionati, statistiche sulle presenze e ipotesi sul ‘ritorno alla normalità’.  

Ma ora non mi sembra davvero il momento giusto per farlo. L’aggravarsi della pandemia, con annesso nuovo D.P.C.M., ci mette davanti alla necessità di affrontare la realtà con spirito critico, organizzazione e prudenza. Il senso civico e di responsabilità dovranno essere in primo piano, sempre: per questo, non leggerete ora di capienza degli stadi, di CR7 forse negativo  al Covid, o della necessità di una ‘bolla’ stile NBA per garantire il regolare proseguimento dei campionati.

Quello che invece leggerete sarà un appello: un appello per la riscoperta dell’Umanesimo come possibile approccio a questi tempi cosi cupi e insicuri. Uno dei padri di questo principio etico-filosofico è il greco Protagora, noto sofista ateniese del IV secolo a.C.

Protagora sosteneva che “L’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”.

Cosa vuol dire? E perché rifarsi questo arcaico frammento per analizzare la situazione attuale? Varie sono state le chiavi di interpretazione, alcune valide e molto ‘gettonate’, altre di nicchia. Quella che vogliamo fare nostra è una lettura che vuole l’uomo al centro del dibattito: sempre. 

Uomo inteso sia come individuo nella sua singolarità, ma anche all’interno di una comunità: quella degli esseri umani. Ogni uomo deve, o almeno dovrebbe, giudicare la realtà basandosi sui parametri della propria specie; ed è così facendo che diventa “principio di conoscenza e metro di valutazione”.

Ma perché tutti questi paroloni? Perché tutte queste specificazioni?  Perché le parole sono importanti, ed oggi più che mai sentiamo il bisogno di calibrarle, di dare loro il giusto peso. È l’attuale momento storico che ce lo chiede: dobbiamo affrontare questa crisi mondiale nel modo più adeguato possibile. Perché non è solo il Covid-19 il nostro nemico, ma tutto ciò che ne consegue.

In questi mesi, fin dall’inizio della pandemia, abbiamo imparato a conoscere una nuovo e terribile virus: il NEGAZIONISMO. Nato in Francia intorno agli Anni 80, il negazionismo ha come obiettivo di negare l’esistenza di fatti o eventi già accettati da una gran parte della comunità, dando luogo a una differente versione della realtà, con nuovi ed ipotetici dati che vanno in contraddizione con le tesi già affermate e dai negazionisti rigettate.

Il negazionismo attacca tutto, indistintamente: dal surriscaldamento globale agli attentati dell’11 Settembre 2001. Fra i negazionisti più noti, ci sono sicuramente i Terrapiattisti, che sostengono che il nostro pianeta abbia una forma piatta.

Ovviamente il fenomeno Coronavirus non poteva non offrire spunti alla comunità negazionista, e cosi via alle più strampalate ipotesi: il virus creato da Bill Gates, le mascherine di protezione che inducono sonnolenza e stati “trans”-manipolatori, case farmaceutiche che immetterebbero parti di virus nei loro medicinali di base, e così via.

Come sempre, più è strampalato l’attacco, più è semplice il modo di difendersene. In questo caso, l’unica arma si chiama CULTURA. Ma cultura, in questo caso, non vuol dire “enorme quantitativo di libri letti”, e neanche “enorme quantitativo di titoli accademici”. In questo caso la chiave è solo cultura = senso civico.

Responsabilità, onestà intellettuale, sensibilità,  sono queste le armi che dobbiamo utilizzare contro chi nega una delle crisi più tremende della nostra civiltà. Responsabilità sia come singole persone, sia come componenti della società. Onestà intellettuale come cittadini consapevoli di essere parte di un unica “catena”, che viene valutata SEMPRE per quanto è forte il suo anello più debole. Quindi coesione e sensibilità: cercare di essere il più accorti possibili, vicini nelle intenzioni ma lontani nella fisicità. 

Come diceva Protagora, tornare ad essere noi il metro di misura della nostra vita.

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