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Usa 2020: Trump ha un conto in Cina (e lì paga le tasse)

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 22/10/2020

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Il magnate presidente che accusa il suo rivale di svendere l’America alla Cina ha un conto in Cina, da dieci anni cerca di fare affari in Cina senza riuscirsi e paga più tasse in Cina che negli Usa: non smentite, le rivelazioni del New York Times scuotono la campagna elettorale nell’imminenza dell’ultimo dibattito televisivo, stanotte, da Nashville, Tennessee, fra Donald Trump e Joe Biden.

Il clima del duello è già avvelenato dalle polemiche di sulle regole del confronto, a microfoni spenti quando parla l’altro, e sulla moderatrice, Kristen Welker, che non mette la politica estera fra i temi in discussione – “E’ terribile, faziosa, sta con i democratici e con Biden”, dice Trump -.

Il New York Times, che è in possesso di documenti fiscali, scrive che il presidente ha conti correnti in tre Paesi stranieri: Gran Bretagna e Irlanda, oltre alla Cina, dove il magnate, tramite la Trump International Hotels Management Llc., aveva un ufficio mentre correva per la presidenza nel 2016 e ha creato una partnership con una grande azienda controllata dallo Stato. Tra il 2013 e il 2015, pagò tasse in Cina per 188.561 dollari, mentre negli Stati Uniti non pagò neppure un dollaro. La speaker della Camera Nancy Pelosi vede nella vicenda “rischi per la sicurezza nazionale”.

Le due campagne calano in queste ore i loro assi. Quella repubblicana ha solo il suo campione, dall’aeroporto di Erie in Pennsylvania, quello di Gastonia, in North Carolina (Melania dà buca perché ha ancora la tosse, postumi del coronavirus, e Mike Pence non ‘pesa’). Quella democratica tiene Biden al coperto e manda avanti la candidata vice Kamala Harris, che ‘pesta i piedi’ a Trump in North Carolina, ad Asheville e Charlotte, e Barack Obama, che esordisce in un comizio formato drive-in a Filadelfia, in Pennsylvania. “Sono convinto che Joe Biden sarà un grande presidente – dice -. Lui è diverso, è dalla parte giusta, farà il suo lavoro”.

Anche il cast di Happy Days tornerà insieme per un giorno a sostegno di Biden nel Wisconsin, uno degli Stati in bilico, che faceva da sfondo alla leggendaria sitcom.

Per molti elettori, il dibattito e i comizi non contano più nulla: quasi 40 milioni di americani, il 16% circa dei potenziali elettori, e un terzo circa di quelli che risulteranno essere i votanti, hanno già fatto, in anticipo, di persona o per posta, la loro scelta: un dato senza precedenti, effetto pandemia. Circa un quinto, quasi 7,5 milioni, sarebbero ‘astensionisti seriali’, che stavolta si sono mobilitati, democratici quasi al 60%.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell invita la Casa Bianca a non fare un accordo con la Pelosi su nuovi stimoli economici anti-Covid  prima dell’Election Day: un’intesa potrebbe esacerbare le divisioni interne ai repubblicani e mettere a rischio la conferma della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Trump vorrebbe invece poter elargire un po’ di denaro prima del voto.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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