Home Usa Usa 2020: caos dibattiti, Trump e Biden guerra su date e virtuale

Usa 2020: caos dibattiti, Trump e Biden guerra su date e virtuale

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/10/2020

-

Il prossimo dibattito fra Donald Trump e Joe Biden, in calendario il 15 ottobre, si terrà, se si terrà, da remoto, sarà virtuale: il presidente e l’ex vice-presidente risponderanno alle domande dei cittadini – la formula è quella del town hall – da luoghi separati. La commissione organizzatrice dei dibattiti presidenziali motiva la sua decisione con preoccupazioni di salute derivanti dall’epidemia di coronavirus: Trump è stato dimesso lunedì dall’ospedale militare Water Reed e non risulta ancora negativo.

Ma il presidente non ci sta: lui vuole essere, come previsto, con Biden sul palco dell’avveniristico Adrienne Arsht Center di Miami in Florida. E annuncia che non parteciperà al dibattito, se non sarà in presenza: “Mi sento perfettamente, non penso di essere contagioso”, dice in una telefonata fiume e senz’argini con Maria Bartiromo, volto celebre di Fox Business. “Per noi il format virtuale non è accettabile”, dice Trump, accusando la commissione di volere “proteggere” il suo rivale.

La decisione “unilaterale” di “cancellare il dibattito in persona è patetica”, gli va dietro la campagna del magnate: è solo una “triste scusa per salvare Joe Biden”: Invece del dibattito virtuale, Trump “farà un comizio”. Il cambio del formato “non è un bene per gli elettori”, che meritano un confronto faccia a faccia fra i candidati, dice il partito repubblicano.

“Non sprecherò il mio tempo in un dibattito virtuale – insiste il presidente, che, da quando è stato dimesso dall’ospedale, appare su di giri -, che non ha nulla a che fare con quello che dovrebbe essere un dibattito. Si sta seduti dietro un computer e si parla, è questo un dibattito? E’ ridicolo. E poi possono tagliarti quando vogliono”. Soprattutto, il suo microfono sarebbe spento mentre parla Biden, il che gli impedirebbe di interromperlo, come fece decine di volte nel primo faccia a faccia, la scorsa settimana.

A Trump non piace neppure il moderatore scelto per il secondo duello con Biden, Steve Scully, della C-Span, il servizio pubblico televisivo Usa: “Non è mai stato un ‘Trumper'”. Il presidente, senza freni, se la prende pure conl segretario di Stato Mike Pompeo e il ministro della Giustizia William Barr, due suoi fedelissimi, giudicati “deludenti”.

Opposta la reazione di Biden, che non vede l’ora “di parlare direttamente al popolo americano” e d’illustrare il suo piano per unire il Paese e ricostruirlo”, dopo “la fallimentare leadership” di Trump che, complice la gestione dell’epidemia di coronavirus, ha gettato “l’economia in crescita ereditata” dall’Amministrazione Obama “nel peggior declino dai tempi della Grande Depressione”.

La fiammata polemica sul secondo dibattito brucia l’immagine relativamente positiva lasciata, l’altra notte, dal dibattito televisivo fra i candidati vice. Mike Pence e Kamala Harris hanno fatto meglio di Trump e Biden, dal punto di vista di contenuti, educazione e correttezza: frasi finite, poche interruzioni, reciproca cortesia, buona padronanza delle diverse materie.

Ma la sostanza è stata un po’ piatta, senza guizzi, in uno studio così cupo da parere l’antro del virus più che un setting di talk show. Il primo sondaggio a caldo, siglato Cnn, dice che la Harris ha vinto largo: 59 a 38%; ma – attenzione! – c’è il trucco, perché, prima del confronto, lo stesso campione era già predisposto a favore della Harris, 61 a 36%.

Alla Bartiromo, Trump racconta un altro film: la Harris è stata “terribile”, è “un mostro”, è “peggio di una socialista, è una comunista”, “tutto quello che dice è una menzogna”; Pence “l’ha demolita”. E di Biden Trump torna a dire che, come presidente, “non durerebbe due mesi”.

Se il dibattito virtuale si dovesse fare, non sarà una novità assoluta in una campagna presidenziale: nel 1960, l’anno dell’introduzione dei dibattiti televisivi, John F. Kennedy e Richard Nixon ne concordarono quattro, il primo a Chicago, il secondo a Washington, il terzo – un 13 ottobre – quasi ciascuno a casa sua   – Kennedy negli studi della Abc a New York, Nixon in quelli di Hollywood in California – e il quarto a New York. In quell’occasione, il focus della discussione fu la Cina, che non era ancora un competitore economico, ma un nemico comunista: Nixon, che 12 anni dopo sarebbe stato protagonista della ‘diplomazia di ping-pong’, contestò a Kennedy l’intenzione di lasciare che Pechino si impadronisse delle isole di Quemoy e Matsu, che nessun americano sapeva dov’erano.

Un sondaggio Fox News vede Biden 10 punti avanti Trump, 53 a 43%. Il sito FiveThirtyEight, che fa capo al guru delle previsioni Nate Silver, vede in ulteriore crescita all’84,4% le chances di Biden di vincere il collegio elettorale. E, nei calcoli della Cnn, Biden supera per la prima volta la soglia dei 270 grandi elettori (su 538) necessari per diventare presidente.

Avatar
gphttps://www.giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

ULTIMI ARTICOLI

#EU60: 25 Marzo, i riti della sopravvivenza tra Vertice e cortei

0
Nell'agenda dell’Unione, c’è sempre la ruota di scorta di un altro Vertice: i leader dei Paesi dell’Ue devono ancora incontrarsi, oggi, a Roma, e...

usa 2020

coronavirus - elezioni - democrazia - ostaggio

Coronavirus: elezioni rinviate, democrazia in ostaggio

0
Elezioni rinviate, elezioni in forse, presidenti, premier, parlamenti prorogati: la pandemia tiene in ostaggio le nostre democrazie e, in qualche caso, le espone alla...