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Afghanistan: attentato al vice-presidente, attacco ai negoziati

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 10/09/2020

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Sussulti di conflitto nell’Afghanistan senza pace, nonostante le tregue e le aperture al negoziato: ieri mattina, a nord-est del centro di Kabul, la capitale, un attentatore kamikaze ha attaccato il convoglio del vice-presidente Amrullah Saleh, che si stava recando in ufficio. Saleh, già sfuggito a un’azione dei talebani, e il figlio che viaggiava con lui sono rimasti praticamente illesi – una foto su Facebook lo mostra con la mano fasciata -, ma l’esplosione ha fatto una dozzina di vittime e numerosi feriti, fra cui alcuni uomini della sua scorta. La dinamica dell’attentato, che non è ancora stato rivendicato, non è ancora chiara: pare che un ordigno sia detonato al passaggio del convoglio.

L’attacco a Saleh coincide con l’attesa dell’inizio in Qatar dei colloqui di pace tra governo di Kabul e insorti e potrebbe segnarne un ennesimo rinvio. I negoziati dovevano cominciare il 10 marzo, ma sei mesi sono trascorsi tra esitazioni e preliminari, con un ininterrotto stillicidio di azioni ostili letali – nemici delle trattative albergano in entrambi i campi -. La settimana scorsa, il governo aveva però annunciato il completamento dello scambio di migliaia di prigionieri talebani con soldati regolari catturati, spianando la strada all’avvio dei negoziati.

Secondo Emergency, l’organizzazione umanitaria italiana il cui ospedale di Kabul non è lontano dall’area dell’attentato, la deflagrazione dell’ordigno ha innescato una catena di esplosioni: a saltare, le bombole del gas di negozi della zona. Sono state danneggiate anche alcune abitazioni.

Emergency opera a Kabul dal 2001, con un centro chirurgico che cura le vittime della guerra e dove, nei primi sei mesi di quest’anno, sono stati ammessi oltre mille feriti di guerra: un cifra che dà una misura della situazione di insicurezza nel Paese, mai davvero pacificato a 19 anni quasi esatti dall’intervento statunitense dell’ottobre 2001, conseguente agli attacchi all’America dell’11 Settembre 2011, concepiti nei santuari di al Qaida sulle montagne tra Afghanistan e Pakistan.

Quello di ieri mattina è l’episodio più grave dopo che, a fine agosto, le forze di sicurezza afghane avevano ucciso oltre 30 talebani e ne avevano feriti una ventina: gli insorti preparavano un attacco nel distretto di Imam Sahib, Kunduz settentrionale. Tra i caduti nello scontro, “quattro comandanti chiave locali dei talebani”, aveva precisato il Ministero della Difesa di Kabul. Lo stesso giorno, almeno 13 civili erano morti nell’esplosione d’un ordigno lungo una strada nel Kandahar meridionale.

Dopo l’accordo di fine febbraio tra talebani e Stati Uniti, il Paese pareva potersi avviare alla pace. Ma, in realtà, è stato tutto un succedersi di scaramucce, attentati anche a siti religiosi, vittime civili. In una sola settimana, tra primavera ed estate, si sono contati fino a 442 attacchi.

Le riluttanze del governo ad accettare l’accordo Usa – talebani di cui non era parte, i contrasti politici e personali fra notabili afghani, la presenza nel Paese di altre forze con proprie agende (l’Isis e quel che resta di al Qaida), tutto ciò ha innescato tensioni e violenze. Senza dimenticare l’impatto dell’epidemia da Covid-19, affrontata senza forti strutture sanitarie, e le sciagure naturali, come le alluvioni nel Nord.

Una svolta è venuta dall’accordo sulla spartizione del potere tra il presidente rieletto Ashraf Ghani e il suo eterno secondo Abdullah Abdullah: a fine maggio, iniziavano così gli scambi di prigionieri, mentre Washington avviava il ritiro delle truppe – quel che preme a Donald Trump -, andato avanti nonostante loo scandalo delle taglie pagate dai russi ai talebani per ogni militare americano ucciso.

La Nato, tuttora presente in Afghanistan con proprie truppe – v’è pure un contingente italiano -, “condanna fermamente” l’attentato di ieri: “I nemici della pace – dice – continuano a ignorare la volontà del popolo afghano di fermare la violenza e avviare negoziati intra-afghani”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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