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Usa 2020: l’asso nella manica di Trump, votare due volte

Scritto per Il fatto Quotidiano dello 05/09/2020

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Uno vale uno, è il principio della democrazia. Ma se uno vota due volte, allora vale il doppio, due. L’illuminazione aritmetica ha colto Donald Trump sulla via della North Carolina, dove, da ieri, a meno 60 giorni esatti dall’Election Day, sono cominciate le operazioni di voto per posta. Parlando nello Stato, Trump ha invitato gli elettori “a sfidare il sistema e a votare due volte: prima per posta e poi di persona”.

C’è stata una levata di scudi corale, s’è scatenato un putiferio: non si può fare, è vietato, è illegale. Josh Stein, ‘ministro della Giustizia’ dello Stato, avverte i cittadini: “Votate, ma non due volte”. Facebook e Twitter si muovono all’unisono: Twitter mette un’etichetta di avvertimento su due ‘cinguettii’ presidenziali; Facebook rimuoverà i video in cui il magnate consiglia il doppio voto. Sono gli ormai ennesimi interventi dei due social nei confronti del presidente e dei suoi sodali che violano le loro regole contro la disinformazione elettorale.

La portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany spiega che Trump “non intende legittimare” nessuna illegalità – figuriamoci!, lui è il presidente Law&Order – e che le sue parole “sono state estrapolate dal contesto” – il che, su twitter, non è facile -.

E, prima d’incassare l’endorsement del maggiore sindacato di polizia Usa, Trump ritorna sul tema, con toni didascalici: lui vuole fare sì che tutti i voti “contino e siano contato”. Ostile al voto per posta, che considera fonte di ritardi e di brogli, il presidente raccomanda di votare “al più presto” per corrispondenza e quindi di recarsi al seggio nel giorno delle elezioni per vedere se il voto è stato registrato – cosa che però non avviene al seggio -. “In tal caso, non potrete votare e il sistema per posta avrà funzionato bene. Altrimenti votate”, dice Trump. Se poi la scheda via posta arrivasse dopo il voto, “cosa che non dovrebbe succedere, la scheda non sarà usata o contata perchè il vostro voto sarà già stato espresso e registrato”.

La North Carolina, uno degli Stati in bilico, è il primo Stato che ha cominciato a spedire le schede a casa degli elettori che ne hanno fatto richiesta. Altri quattro Stati in bilico, Pennsylvania, Michigan, Minnesota e Florida, avvieranno le procedure per il voto per posta o anticipato entro fine mese – prima del primo dibattito presidenziale martedì 29 -. Arizona, Ohio e Iowa lo faranno subito dopo, a inizio ottobre.

La polemica sul doppio voto non è l’unica nel giorno in cui Michael Reinoehl, , 48 anni, militante di Antifa, la coalizione anti-fascista che Trump equipara a terroristi, viene ucciso a Lacey, vicino a Seattle, in un conflitto a fuoco con gli agenti che volevano arrestarlo per l’omicidio il 29 agosto a Portland di un estremista di destra, Aaron ‘Jay’ Danielson, un fan di Trump.

Poche ore prima della letale sparatoria, Trump s’era chiesto su Twitter “perché la polizia di Portland non arresta il killer a sangue freddo di Danielson”: “Fate il vostro lavoro e fatelo velocemente. Tutti sanno chi è questo delinquente. Nessuno stupore se Portland sta andando all’inferno!”. Il mandato d’arresto per Reinoehl era scattato dopo che Vice News ne aveva pubblicato un’intervista in cui ammetteva l’assassinio di Danielson.

L’episodio, la cui dinamica deve essere ancora chiarita, rinfocola tensioni, che, giovedì, Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca, aveva cercato di stemperare visitando Kenosha, località del Wisconsin teatro di incidenti, e incontrando la comunità locale e la famiglia di Jacob Blake, giovane nero ferito alla schiena da un poliziotto con sette colpi di rivoltella e rimasto paralizzato.

Il segretario di Stato Mike Pompeo ha invece cercato di chiudere sul nascere un’altra polemica anti-Trump: il presidente, secondo The Atlantic, rivista liberal, avrebbe definito i caduti Usa nella Prima Guerra Mondiale dei “perdenti” e dei “cretini” e non ne avrebbe voluto visitare un cimitero vicino a Parigi nel novembre 2018, quando si celebravano i 100 anni della fine del conflitto. Trump, che diede del perdente al senatore John McCain, perché era stato prigioniero di guerra in Vietnam, nega di averlo mai detto – e attacca The Atlantic – e Pompeo, che era con lui in Francia, giura di non averglielo mai sentito dire.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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