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Usa 2020: un punto, il baratro di una Guerra Civile ‘fredda’

Scritto per La Voce e il Tempo uscito lo 03/09/2020 in data 06/09/2020 e, in altra versione, per il Corriere di Saluzzo dello 03/09/2020

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Una Guerra Civile ‘fredda’: è il baratro in cui Donald Trump sta spingendo gli Usa, mentre s’avvicina l’Election Day, il 3 Novembre. Giorno dopo giorno, il presidente candidato conferma e rafforza la scelta di campo cui affida le speranze di rimonta nella corsa alla Casa Bianca: lui è tutto Law & Order, sta con i poliziotti, anche quando sparano a persone inermi, e sta con i ‘vigilantes’ che affrontano armati i manifestanti anti-razzismo, anche se ne ammazzano due a fucilate.

La tattica è semplice, persino rozza: seminare fra i bianchi moderati, nella ‘middle class’ che abita le periferie eleganti delle case con giardino su grandi viali, la paura delle sommosse dei neri, incendi, razzie, violenze; e vincere così, come nel 2016 vinse con la paura dei migranti. Stavolta, però, spaccando il Paese dentro.

Ma la strategia della tensione, estremamente rischiosa in un Paese più polarizzato che mai, dopo l’esperienza del magnate alla Casa Bianca, non sembra pagare nei sondaggi, nonostante le diffuse percezioni diverse. Il candidato democratico Joe Biden resta saldamente in testa: è avanti di 8 punti nell’ultimo rilevamento Morning Consult – nel 2016, dopo le convention, Hillary Clinton aveva solo tre punti di vantaggio su Trump -, 51% a 43%; e, fra le donne, è addirittura avanti di 12 punti, anche grazie alla scelta come vice di Kamala Harris.

Senza pubblico né delegati, senza palloncini né coriandoli bianchi, blu e rossi, le convention ‘all’ora della pandemia’ non hanno innescato sussulti nelle preferenze degli elettori: un collage d’interventi tipo Zoom, la kermesse democratica dal 17 al 20 agosto; e una sorta di reality, quella repubblicana dal 24 al 27 agosto, con Trump e i Trump, moglie, figli e congiunti, tutte le sere in ogni salsa.

Chiuse le convention, è cominciata la campagna elettorale vera e propria – un po’ un’assurdità, visto che da 18 mesi quasi non si parla d’altro -. Trump voleva un dibattito in tv in più con Biden, ma la commissione elettorale ha respinto la richiesta: la campagna del magnate proponeva un match all’inizio di settembre, cioè prima del via al voto anticipato in alcuni Stati. Con l’epidemia in atto, saranno molti di più del solito gli elettori che ricorreranno all’early voting, o al voto per posta, così da esprimere la propria scelta, senza rischiare il contagio.

Il tentativo di Trump di fare un dibattito in più nasceva dalla convinzione del presidente di uscire vincitore nei confronti testa a testa con Biden. La prima sfida tv tra i due rivali resta dunque fissata al 29 settembre in Indiana. I successivi confronti sono previsti il 15 e 22 ottobre in Michigan e Tennessee. Il 7 ottobre ci sarà un dibattito tra i due candidati vice, Mike Pence e la Harris.

Kenosha dopo Minneapolis, Jacob Blake dopo George Floyd
di qui in avanti vedi https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/2020/09/02/usa-2020-62-trump-kenosha-golf/ https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/2020/09/01/usa-2020-63-trump-violenza/

Due mesi al voto: Trump e Biden, punti di forza e nei… di qui in avanti vedi https://www.giampierogramaglia.eu/2020/08/29/usa-2020-dopo-conventions-trump-biden/ …

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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