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Usa: Kenosha, Trump ringrazia polizia, che uccide un altro nero

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 02/09/2020

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Dichiarazione dopo dichiarazione, Donald Trump conferma la scelta di campo cui affida le speranze di rimonta nella corsa alla Casa Bianca: sta con la polizia, anche quando spara a neri inermi, e sta coi ‘vigilantes’ che affrontano i manifestanti anti-razzismo, anche se ne ammazzano due a fucilate.

Ieri, sulla via di Kenosha, nel Wisconsin, dove domenica 23 un agente sparò sette colpi alla schiena d’un giovane nero, Jacob Blake, rimasto paralizzato, Trump ha paragonato i poliziotti che sparano senza motivo ai giocatori di golf che mancano una buca da un metro. “Alcuni – ha detto alla Fox –‘vanno nel pallone’, proprio come succede in un torneo di golf”. Con conseguenze più drammatiche però d’una buca sbagliata.

Ma la strategia della tensione, estremamente rischiosa osa in un Paese che i media oggi definiscono “sull’orlo di una Guerra Civile fredda”, non sembra pagare nei sondaggi, nonostante le percezioni dei media. Il candidato democratico Joe Biden resta saldamente in testa dopo le convention, almeno secondo l’ultimo sondaggio di Morning Consult: è avanti di 8 punti – nel 2016, dopo le convention, Hillary Clinton aveva solo tre punti di vantaggio sul magnate -, 51% a 43%; e, fra le donne, è addirittura avanti di 12 punti, anche grazie alla scelta come vice di Kamala Harris.

C’è l’impressione che il presidente lo faccia apposta ad alimentare le tensioni: gioca sulla paura, cui affida le chance si rielezione. Come se non bastasse la cronaca: anche lunedì, un nero è stato colpito e ucciso da agenti nella contea di Los Angeles a South Los Angeles. Nella notte, proteste e assembramenti sul luogo dell’episodio.

Secondo la polizia, due agenti hanno fermato per un controllo Dijon Kizzee, 29 anni, che viaggiava sulla sua bicicletta. L’uomo avrebbe, però, abbandonato la bici, dandosi alla fuga. Raggiunto, avrebbe opposto resistenza e sferrato un pugno a un poliziotto. Poi avrebbe cominciato a spogliarsi. Notata fra gli indumenti una pistola semiautomatica nera, gli agenti avrebbero sparato: più colpi, mortali.

“Vado a Kenosha per ringraziare la polizia e la guardia nazionale”, dice Trump lasciando la Casa Bianca: “Io sono per legge e ordine”. Poi definisce i manifestanti, “saccheggiatori, rivoltosi, anarchici, gente cattiva”. Vedrà i familiari di Blake? “Non lo so ancora, vedremo … Ieri ho parlato con il loro pastore”. Prende le difese del ragazzo di 17 anni che ha ucciso due manifestanti e definisce “un brav’uomo, un uomo religioso” il miliziano d’un gruppo di destra, i Patriot Prayer, ucciso sabato a Portland. Su Blake, Trump, in dieci giorni, non ha mai speso una parola.

Il presidente attacca Biden, manovrato – dice – da “persone di cui non si è mai sentito parlare, persone che sono nell’ombra” e che “stanno controllando le strade”. Teorie cospirazioniste, corredate da episodi misteriosi appena accennati. Trump, invece, smentisce di essere stato vittima, lo scorso anno, di una serie di leggeri ictus: “Non è mai accaduto a questo candidato, fake news. Forse si riferivano a un altro candidato di un altro partito”, twitta. Un altro tweet gli viene rimosso dal social media: avallava l’idea che i morti di coronavirus negli Usa siano solo il 6% dei 184 mila finora contati.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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