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Usa: Portland, chi sono i Patriot Prayer, estremisti ‘moderati’

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 01/09/2020

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La battaglia di Portland, che, sabato notte, dopo tre mesi di proteste e scontri, ha fatto una vittima, un Patriot Prayer, un sostenitore di Donald Trump, venuto a sfidare quelli di Black Lives Matter, induce il presidente candidato a inasprire la sua linea Law and Order. E apre uno squarcio nella geografia dei movimenti che vogliono la rielezione del magnate.

Trump twitta: “A Portland c’è il caos, ed è così da molti anni. Se questo zimbello di sindaco non fa pulizia andremo lì e la faremo noi per lui”. Ce l’ha con Ted Wheeler, un democratico, suo bersaglio da varie settimane. Poco prima, aveva scritto: “Il solo modo per fermare la violenza nelle città come Portland guidate dai democratici è la forza!”. “Trump incoraggia la violenza”, replica Wheeler, che s’è già opposto all’invio nella sua città della Guardia Nazionale e di agenti dell’Fbi: “La campagna di paura portata avanti dal presidente è anti-democratica”.

La vittima di Portland si chiamava Jay Bishop, come l’identifica la polizia, o Aaron Jay Danielson, come l’identificano online i suoi compagni. I Patriot Prayer sono un gruppo di estrema destra ‘moderata’: nel loro caso, più che di ‘alt-right’, cioè ‘estrema destra’, si parla di ‘alt-lite’, una destra che respinge il suprematismo. “Al diavolo i suprematisti, al diavolo i neo-Nazisti”, dice nei comizi il loro leader e fondatore Joseph Owan Gibson.

Portland è la loro base. Sono per la libertà di espressione, contro le mascherine anti-pandemia e contro il ‘big government’, l’ossessione di ogni destra negli Stati Uniti. Una loro tattica consueta è fare come sabato sera: un’incursione pro-Tump in territorio ‘nemico’, cioè in un’area Black Lives Matter, provocando la reazione degli anti-razzisti. Sabato sera, qualcuno ha risposto alle pallottole di colore con pallottole vere.

I Patriot Prayer sono un piccolo gruppo – il nucleo sarebbe formato da una quindicina di persone -, ma gruppi più nettamente suprematisti o di estrema destra, come i Proud Boys e gli Hell Shaking Street Preachers, si mescolano alle loro manifestazioni, provocando tensioni, violenze e tafferugli.

Poco si sa della vittima di Portland. Parecchio, invece, si sa di Gibson, 37 anni, che fondò il gruppo nel 2016. Nel 2018, Gibson, che ha origini irlandesi e giapponesi, corse nelle primarie repubblicane per un seggio di senatore dello Stato di Washington, di dov’è originario e dove risiede: raccolse appena il 2,3% dei voti. Nei suoi discorsi, Gibson è contro Antifa, una coalizione anti-fascista, che Trump equipara a terroristi, ma è pure critico nei confronti dei nazionalisti bianchi.

Sovente nei guai con la giustizia, Gibson è pure stato un informatore della polizia e il suo gruppo è stato infiltrato. La sua piattaforma politica è un mix aggrovigliato d’ispirazioni diverse: un percorso alla cittadinanza per i migranti clandestini non delinquenti, ok alla marijuana e ai matrimoni gay, no ai mandati senza limite in Congresso, un’Iva nazionale – attualmente è statale – e niente fisco.

Oggi, Trump sarà a Kenosha, la località del Wisconsin dov’è stato ferito alla schiena Jacob Blake: l’agenda finora diffusa dalla Casa Bianca, non prevede incontri con la famiglia dell’afro-americano cui un agente ha sparato sette colpi di pistola alle palle, ma cita la volontà del presidente di portare solidarietà alle forze dell’ordine, “poliziotti eroi” impegnati a contrastare anarchici e antifa il cui obiettivo, dice il magnate, è mettere a ferro e fuoco le città e farlo perdere.

“Il presidente non dovrebbe venire a Kenosha, non è quello di cui abbiamo bisogno ora”, sostiene, però, il governatore del Wisconsin Mandela Barnes: la presenza del Trump rischia di fare riesplodere le tensioni.

Con il mantra Law & Order, Trump pensa di avere trovato, grazie alle tensioni che attraversano l’Unione e che lui stesso alimenta, un filone equivalente all’emigrazione 2016, per risalire la china dei sondaggi e vincere il 3 novembre. “I sindaci e i governatori della sinistra radicale guidano città in balia di una folle violenza e hanno perso il controllo del loro ‘Movimento … Anarchici e sobillatori non ascoltano nessuno e hanno costretto Slow Joe – formula alternativa a Sleepy Joe, ndr – a uscire fuori dal suo sottoscala”.

L’affermazione è vera. Joe Biden ha infatti anticipato l’inizio del suo previsto tour elettorale, arrivando a sorpresa a Pittsburgh, in Pennsylvania, lo Stato dov’è nato e uno degli Stati chiave per la vittoria nelle presidenziali: “Altro che Law & Order. Trump è il presidente del caos … Non può fermare le violenze perché è lui ad alimentarle”. Qui, nel 2016, Donald riuscì a battere d’un soffio Hillary. Oggi, i sondaggi danno avanti Biden, ma il vantaggio s’è assottigliato negli ultimi giorni. Dopo il Labour Day, lunedì  7 settembre, Biden andrà in altri Stati incerti, Arizona, Minnesota e Wisconsin.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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