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Usa: Jimmy Hoffa, il film di Scorsese (e non solo) e la storia

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 22/08/2020

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Sarebbe molto bello se il Fatto dedicasse un articolo al caso Hoffa, agli intrecci tra mafia, politica e sindacato nell’America Anni 60 e 70 e magari al modo in cui tutto questo viene trattato, analizzato e messo in scena in ‘The Irishman’ di Martin Scorsese. Grazie mille, Marco Scarponi

Gentile Lettore, la figura di Jimmy Hoffa e la sua fine, tuttora irrisolta per gli inquirenti, ispira libri e film da decenni ed è forse uno dei misteri americani destinati a restare insoluti nei dettagli, anche perché tutti coloro che ne furono protagonisti o che vi ebbero parte sono verosimilmente morti. E possiamo fin d’ora scommettere che, avvicinandosi il 2025, cioè mezzo secolo dalla sua scomparsa, fioriranno altre ‘verità’ e altri articoli, forse anche su Il Fatto.

The Irishman, l’opera di Martin Scorsese cui lei si riferisce, ha un cast eccezionale: Robert De Niro che fa Frank Sheeran, l’irlandese sicario della Mafia che avrebbe ucciso Hoffa di cui era gorilla e amico; Al Pacino, che è Hoffa; Joe Pesci, che fa Russel Bufalino, il mafioso per cui lavora Sheeran, che decide la morte di Hoffa perché così vogliono le Famiglie. Il film è molto intenso, ma è sempre un film, non è un’opera di storia.

Come film, e non libri di storia, sono tutte le altre versioni cinematografiche di Hoffa: come F.I.S.T. del 1978, quando il caso era ancora ‘fresco’ – di Norman Hewison, con Sylvester Stallone -; o Hoffa, Santo o mafioso? del 1992, di Danny DeVito, con Jack Nicholson; o i riferimenti di C’era una volta in America di Sergio Leone del 1984.

E solo un film è il JFK di Oliver Stone del 1991, che fa propria la tesi che John F. Kennedy sia stato ucciso a Dallas da un ‘complotto’ tra esuli cubani delusi per il fallimento della Baia dei Porci e mafiosi italo-americani che ne avrebbero sostenuto l’elezione e che si sarebbero poi sentiti traditi, anche per le ‘attenzioni’ loro dedicata dal segretario alla Giustizia, il fratello Robert, lo stesso che mise nel mirino (della Giustizia) Hoffa.

E raccontare un pezzo di storia d’America attraverso la testimonianza d’un malavitoso è esercizio improbabile e rischioso, come riscrivere la storia d’Italia sui racconti d’un pentito di Mafia. Che ha sempre interesse, la Mafia, a ingigantire il proprio potere. Sheeran, poco prima di morire nel 2003, si attribuì l’omicidio di Hoffa, sparito nel 1975, e d’una trentina di altre persone su commissione della Famiglia Bufalino: alcune sue affermazioni non hanno trovato riscontro, altre sono state smentite.

Certo, la storia di Hoffa incrocia vari pezzi di storia americana: un sindacalismo spesso muscolare, l’intreccio tra sindacato e mafia e affari e politica, la corruzione, i trucchi della Giustizia per colpire i criminali (che vanno in carcere per non avere pagato una multa, o le tasse, invece che per i delitti di sangue). Ed è una storia che continua: il figlio di Hoffa, James P. Hoffa, l’avvocato, non quello in affido che nel film guida l’auto, è da 21 anni il presidente del sindacato degli autotrasportatori.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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