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Usa: Bannon arrestato, frodava chi dava soldi per il muro

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 21/08/2020

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Dalla Casa Bianca alla gattabuia: accusato di frode dai magistrati di New York, Steve Bannon, stratega nel 2016 della campagna elettorale di Donald Trump e poi suo consigliere, è stato ieri arrestato. L’inchiesta che lo coinvolge riguarda un’organizzazione chiamata ‘We Build the Wall’, ‘costruiamo il muro’, quello anti-migranti lungo il confine con il Messico, promesso da Trump ma non realizzato.

Per portare avanti il progetto, che il Congresso non ha mai finanziato, la Casa Bianca ha dovuto ricorrere a scappatoie amministrative, la cui legittimità è stata spesso contestata. L’organizzazione di Bannon e di tre suoi soci, pure sotto accusa, aveva raccolto online oltre 25 milioni di dollari, un milione dei quali sarebbe andato all’ideologo della destra sovranista, che ne avrebbe utilizzato una parte per sue spese personali.

La notizia dell’incriminazione e dell’arresto dell’ex stratega e consigliere del magnate presidente coincide con le battute finali della convention democratica: parlando alla platea virtuale, Joe Biden accetta la candidatura democratica alla Casa Bianca, in vista delle elezioni del 3 novembre.

A perseguire Bannon e i suoi sodali, è la magistratura federale del Southern District di New York: l’accusa è di avere frodato centinaia di migliaia di finanziatori, facendo leva sul loro desiderio di contribuire a finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico. “Non solo hanno mentito ai finanziatori” della campagna, illudendoli che i loro soldi sarebbero stati spesi per erigere il muro, ma “li hanno truffati calando loro” l’uso reale dei fondi, con parte dei quali finanziavano il loro stile di vita.

La notizia imbarazza Trump, che prende subito le distanze dalla vicenda e dal suo ex stratega. “Non è affare nostro: rivolgetevi al Dipartimento della Giustizia”, dice il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Alyssa Farah, a chi le chiede un commento. E la portavoce del presidente Kaleigh McEnany dice che il magnate “non ha nulla che fare con Bannon dalla campagna elettorale e dall’avvio dell’Amministrazione” e che “non conosce le persone coinvolte” nel progetto ‘We Build The Wall’.

In realtà, Bannon accompagnò Trump alla Casa Bianca e gli resto accanto fino all’agosto del 2017, quando fra i due ci fu una rottura la cui dinamica non è mai stata del tutto chiarita. Ai giornalisti, il presidente dice: “E’ una cosa molto triste per Bannon, ma non ho a che fare con lui da molto tempo. Non so nulla del progetto ‘We Build the Wall’” che, però, “non mi piaceva: pensavo fosse stato fatto per mettersi in mostra”, ma “non è appropriato” finanziare il muro con fondi privati.

La grana di Bannon s’interseca con l’ennesima sconfitta giudiziaria per Trump sul fronte tasse: ieri, un giudice federale della corte distrettuale di Manhattan, Victor Marrero, ha stabilito che il magnate deve consegnare le sue dichiarazioni fiscali alla magistratura di New York, respingendo il tentativo dei legali del presidente di bloccarne la diffusione e definendo le motivazioni della richiesta “ampiamente esagerate” e in cattiva fede. La procura generale di New York, che ha già avuto l’avallo della Corte Suprema, punta a ottenere otto anni di dichiarazioni delle tasse personali e aziendali di Trump nell’ambito delle indagini sulle sue attività, in particolare quelle alberghiere.

Nei mesi trascorsi insieme alla Casa Bianca, Bannon, che era stato l’ispiratore del ‘muslim ban’, uno dei provvedimenti iniziali dell’Amministrazione Trump, s’era già sfilato dal presidente, criticandolo da sinistra – lui, un suprematista – sul razzismo e contestandolo sulla Corea del Nord (quella era la fase degli insulti tra il magnate e Kim Jong-un).

Il divorzio tra Trump e Bannon s’era di fatto consumato dopo una raffica di critiche del consigliere alle scelte presidenziali: per Trump, era stato un licenziamento; per Bannon, dimissioni autonome, nel clima di ‘repulisti’ alla Casa Bianca innescato dall’arrivo come capo dello staff del generale John Kelly, un ‘castiga matti’ in un nido di vipere (che a sua volta non è poi resistito a lungo).

Giornalista, ideologo, cineasta, estro e polivalenza, Bannon, 67 anni, era subito tornato alla guida del sito di destra Breitbart da lui creato e di cui era stato responsabile prima di guidare la campagna di Trump. Prima di lanciarsi in ‘We Build the Wall’, aveva anche seminato in Europa, specialmente in Ungheria e in Italia, doveva aveva trovato terreno fertile, il suo mix di sovranismo e libertarismo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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