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Usa 2020: convention democratica 2, Joe Biden “a decent man”

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/08/2020

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Alla convention democratica, nessuno spende per Joe Biden i superlativi che, quattro anni or sono, venivano tributati a Hillary Clinton: il messaggio che finora esce dalla convention democratica è che il candidato presidente è “a decent man”, una persona per bene; ed è comunque meglio del tizio alla Casa Bianca che ha già lasciato morire di coronavirus 171 mila americani.

Questo spiega perché Michelle Obama e Bernie Sanders siano apparsi, nei loro discorsi, punto forte della prima giornata della convention virtuale, più in sintonia che nel 2016: allineati con grinta contro Donald Trump, “il presidente sbagliato per il nostro Paese” – Michelle -, “un Nerone che minaccia la nostra democrazia” – Bernie -; e allineati senza iperboli dietro Biden.

“Riconciliare un partito diviso – scrive su Politico David Siders – è più facile con un presidente come Trump alla Casa Bianca e un candidato non divisivo”. Verso l’ex vice di Barack Obama, Sanders non ha l’animosità che nutriva verso l’ex first lady, che l’aveva sì battuto nelle primarie, ma soprattutto grazie ai super-delegati e all’establishment, e che aveva un potenziale divisivo inferiore solo a quello di Trump.

Inoltre, i democratici di sinistra, che nel 2016 erano convinti che Hillary avrebbe vinto anche senza il loro voto, hanno ora sperimentato che cosa vuol dire Trump presidente e sono pronti a trangugiare un moderato alla Biden, pure un po’ ‘pesce lesso’, per non ricascarci. Per questo, l’unità del partito sciorinata da Milwaukee è meno virtuale di quella espressa nel 2016, nonostante tutta la convention sia virtuale: uno show televisivo con la retorica buona delle kermesse politiche Usa, ma senza palloncini e coriandoli bianchi, rossi e blu e senza la folla dei delegati chiassosa e variopinta.

Non è la solita convention fiume: è uno show televisivo o ‘social’, due ore dalle 21.00 alle 23.00 della East Coast, dalle tre alle cinque del mattino in Italia -. Resta da vedere l’impatto del prodotto sul pubblico: una sorta di ‘Studio Uno’ senza Bluebell e gemelle Kessler, ma con artisti ed assi dello sport, come la campionessa del Mondo di calcio Megan Rapinoe, e il fratello di George Floyd, il nero ucciso dalla polizia a Minneapolis il 25 maggio, la cui morte innescò l’ondata di proteste anti-razzismo di Black Lives Matter.

Com’era prevedibile, la mattatrice della prima serata è stata Michelle: per la sostanza e per lo stile, quasi scusandosi per non essersi candidata – “sapete che odio la politica”, spiega -. L’ex first lady sfoggiava una catenina d’oro con la scritta ‘votate’, che è subito divenuta un oggetto del desiderio – su Google, la ricerca più cliccata è stata ‘catenina Michelle Obama’ -. Costa 430 dollari e la produce ByChari, un marchio di gioielli dell’afro-americana Chari Cuthbert.

Se è difficile trovare una ragione entusiasmante per Biden presidente, tutti hanno un buon motivo per cacciare Trump dalla Casa Bianca: John Kasich, un repubblicano che gli preferisce Biden, gli rimprovera di avere “tradito i valori dei conservatori”; Andrew Cuomo, governatore ‘figlio d’arte’ dello Stato di New York, nota che il magnate “è frutto delle nostre divisioni”, ma “lui le ha acuite”; Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan, dice che “non combatte il virus, ma gli americani”.

Il magnate presidente non resta passivo. Fa comizi in Minnesota e Wisconsin, in Iowa e Arizona, parla di economia e di immigrazione, se la prende con Kasich – “Un perdente” – e con Michelle – “Stai seduta e stammi a guardare” -. Nel suo contro-canto alla convention democratica, Trump alimenta le peggiori paure dei suoi elettori: se vinceranno i democratici, gli Stati Uniti “diventeranno socialisti” e “vi toglieranno le armi”.

Poche ore prima della convention, un sondaggio di Washington Post ed Abc tra gli elettori registrati vedeva Biden davanti a Trump di 12 punti: 53% a 41%; tra i probabili elettori, il margine è simile: 10 punti, 54% a 44%. Gli stimoli dei sostenitori dei due rivali sono “molto diverse”: tre su quattro degli elettori di Trump vogliono votare per lui, più che impedire a Biden di divenire presidente; invece, sei su 10 degli elettori di Biden vogliono cacciare Trump dalla Casa Bianca più che insediarvi Biden.

L’intervento di Kasich, portavoce della pattuglia di repubblicani ‘anti-Trump’, che nel 2016 rimase l’ultimo a contendere a Trump la nomination, suscita qualche polemica. Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York, scalfisce l’unità democratica, contestando la presenza d’un anti-abortista: “Possiamo costruire ponti e non perdere di vista i nostri valori – twitta -. E’ importante ricordare che Kasich è un anti-abortista estremista e che firmerà (e lo ha già fatto) perché rinunciamo ai nostri diritti riproduttivi appena ne avrà l’opportunità”.

In attesa, stasera, di Kamala Harris – nome in codice per il Secret Service Pioneer -, la convention ha ieri avuto, fra gli altri, sul palco virtuale proprio AOC, prima di Bill Clinton e di Jill Biden, aspirante first lady – lei e il marito hanno tenuto i nomi in codice del 2009/2017, Capri e Celtic -.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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