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Taiwan: Trump manda delegazione, Pechino si irrita

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 06/08/2020

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A Donald Trump, piace infrangere tabù e destare sorpresa, specie in politica estera e specie in Asia. Dopo averlo fatto, pur senza ricavarne nulla, con la Corea del Nord e il suo dittatore Kim Yong-un, ci riprova con Taiwan.

Trump è stato il primo e unico presidente Usa a incontrare un leader nord-coreano e a mettere piede sul territorio nord-coreano. Con Taiwan, l’approccio è meno spettacolare: il magnate non intende andarci di persona – almeno non ora -, ma vi invia una delegazione ufficiale.

La Cina, va bene stuzzicarla e punzecchiarla, ma ci vuole pur sempre una certa misura: Pechino non è Pyongyang, anche se Xi Jinping è meno imprevedibile di Kim; e Taipei non vale una guerra commerciale, economica, diplomatica su larga scala.

Così, Trump si limita a inviare a Taiwan una delegazione ufficiale: è la prima volta in sei anni; ed è la missione di più alto livello mai mandata da Washington a Taipei dal 1979, da quando gli Usa ruppero le relazioni diplomatiche con l’isola Stato non più riconosciuta come Cina all’Onu e le allacciarono con la Cina comunista. Lo sottolinea l’American Institute a Taipei, che, di fatto, funge da ambasciata. Attualmente, solo una quindicina di Paesi al Mondo, fra cui la Santa Sede, riconoscono Taiwan.

L’ufficio Usa responsabile delle relazioni commerciali con Taiwan ha confermato che il segretario alla Salute Alex Azar guiderà la delegazione. La missione di Azar rischia di aggravare le tensioni tra Cina e Stati Uniti, già ‘avvelenate’ su più fronti: economico e commerciale, ma anche militare, specie nel Pacifico meridionale, e diplomatico, con le chiusure in sequenza dei consolati di Houston e Canton. Senza contare le accuse di spionaggio e cyber-interferenze, i casi Huawei e TikTok, l’insistenza sulle responsabilità di Pechino per la diffusione del coronavirus, le sanzioni e le parole al vetriolo.

Infatti all’annuncio della visita a Taiwan di Azar, la Cina ha formalmente protestato, sollecitando con forza l’Amministrazione statunitense a “non inviare segnali sbagliati ai secessionisti” dell’isola. Il portavoce del Ministero degli Esteri Wang Wenbin ha esplicitamente detto che la visita di Azar “mette a repentaglio la pace”.

Opposte le reazioni a Taipei. La presidente Tsai Ing-wen scrive su Twitter: “Non vedo l’ora di dare il benvenuto” ad Azar e “d’illustrargli come il modello Taiwan abbia funzionato contro il Covid-19 … La visita è una riprova della forte partnership Taiwan-Usa basata su un’amicizia di lunga data e su valori condivisi”. Secondo la Johns Hopkins University, Taiwan – 23 milioni di abitanti -, ha finora registrato 475 contagi da coronavirus e sette vittime.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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