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Corea: Pyongyank contro Seul, ma solo con volantini e slogan

Scritto per Il fatto Quotidiano del 24/06/2020

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Altroché cyber-war. L’escalation di provocazioni tra le due Coree ci riporta indietro di un secolo o giù di lì: ai messaggi propagandistici affidati ai palloncini, che evocano i volantini su Vienna di D’Annunzio, e agli slogan urlati in territorio nemico da potenti altoparlanti lungo il confine, che ricordano le goliardate di M.A.S.H. (Guerra di Corea, 1950-53). Meglio, comunque, così, che i test nucleari e i lanci di missili cui Pyongyang ci aveva abituato o che ulteriori invii di rinforzi sul 38° parallelo, la frontiera già più militarizzata al mondo.

Dietro la strategia nord-coreana anti-Seul, finora minacciosa a parole ma innocua nei fatti, a parte la distruzione di un edificio sul confine, ci sarebbe, più che il dittatore Kim Jong-Un, di cui da mesi si sa relativamente poco, la sorella minore Kim Yo-Jong, che ha acquisito in parallelo con l’eclissi del fratello maggiore visibilità e influenza. Da lei sono venuti nelle ultime settimane i messaggi più aspri verso Seul.

L’atteggiamento di Kim Yo-jong, che non pare avere una giustificazione razionale, potrebbe essere motivato dal tentativo di legittimarsi agli occhi dei militari, essendo donna e poco più che trentenne. Il fratello, per rafforzarsi al momento di succedere al padre Kim Jong-il, mostrò determinazione, nel novembre 2010, facendo bombardare con 200 colpi di artiglieria l’isola sudcoreana di Yeonpyeong, causando la morte di almeno due soldati.

La Corea del Nord ha appena completato l’installazione sulla frontiera di almeno 20 megafoni per la trasmissione di propaganda radiofonica e ha pure predisposto 12 milioni di volantini da lanciare sulla Corea del Sud, in risposta al lancio di volantini ostili sul proprio territorio da parte di dissidenti nord-coreani esuli al Sud. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Kcna, i volantini saranno trasportati da migliaia di palloncini aerostatici.

L’avvio della rappresaglia di Pyongyang segue ripetute proteste contro le provocazioni attuate da quelli che il regime nord-coreano considera disertori e cui vorrebbe che Seul metta il bavaglio. I volantini ‘indigesti’ al dittatore Kim lo attaccano per le violazioni dei diritti umani e i programmi nucleari.

“I preparativi per la più grande distribuzione di volantini di sempre contro il nemico – scriveva lunedì la Kcna – sono in fase di completamento. Le case editrici e tipografiche di tutti i livelli della capitale hanno prodotto 12 milioni di volantini per esprimere la rabbia delle persone e sono pronti oltre 3.000 palloncini di vario tipo in grado di disseminarli sul territorio sud-coreano”. La Kcna fa anche riferimento ad altri mezzi di diffusione della propaganda nord-coreana non meglio specificati.

Le relazioni tra le due Coree si sono fatte più tese negli ultimi mesi, forse anche come conseguenza di mancati sviluppi positivi dei tre incontri fra il dittatore Kim e il presidente Usa Donald Trump, di cui si era fatto mallevadore il presidente sud-coreano Moon Jae-In. Nelle ultime due settimane, la Corea del Nord ha fatto esplodere l’ufficio di collegamento inter-coreano – un moderno edificio di quattro piani – a Kaesong, la città più meridionale in territorio nord-coreano, vicina al confine e sede di attività economiche sud-coreane; e ha poi comunicato il riposizionamento di sue truppe in due aree smilitarizzate concordate con Seul nel 2018. Pyongyang vuole pure ripristinare i posti di guardia lungo il confine terrestre demilitarizzato (Dmz), rimossi congiuntamente, e ipotizza di riprendere tutti i tipi di manovre militari vicino al 38° parallelo.

Tutto ciò avviene, singolarmente, nel silenzio o nel disinteresse dell’Amministrazione Trump, che sembra essersi dimenticata della progettata denuclearizzazione della penisola coreana: Pyongyang, infatti, conserva il suo potenziale nucleare e Washington mantiene tutto l’apparato delle sanzioni economiche che contribuiscono a rendere particolarmente pesante la situazione alimentare nel Paese.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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