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Usa: razzismo, più prof e meno cops nelle scuole dei neri

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 07/06/2020

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Il cartello, esibito con le braccia ben tese in alto da una ragazzina tra le medie e il liceo, è esplicito: “Professori, non poliziotti” nelle scuole. E’ la richiesta degli studenti di Chicago, radunatisi – tante mascherine, ma pure tanta ressa – davanti all’ingresso (chiuso, causa pandemia) della Colman Public School, edificio di pregio e istituto scolastico ‘storico’ della ‘città del vento’ – in America, vuol dire che data della prima metà del XX Secolo -.

L’uccisione a Minneapolis il 25 maggio di George Floyd, ad opera di una pattuglia di poliziotti – uno, Derek Chauvin, gli ha tenuto il ginocchio premuto sul collo per quasi nove minuti, altri tre sono rimasti a guardare -, e le proteste che ne sono seguite, le violenze che se ne sono innescate – c’è stato un morto, a Chicago – e l’atteggiamento degli agenti, teso più a reprimere che a gestire rabbia e frustrazione, hanno incrinato negli Stati Uniti il rapporto tra scuole pubbliche e polizia.

Le scuole pubbliche sono le più frequentate da neri e ispanici – chi ha abbastanza soldi manda i figli alle scuole private, che costano, ma offrono una migliore preparazione – e spesso vi si sente bisogno di protezione: per evitare che i dintorni della scuola diventino luoghi di spaccio e controllare – talora ci sono metal detector all’ingresso – che qualche ragazzo arrivi in classe armato.

Complice il coronavirus, quest’anno scolastico anomalo è stato segnato da relativamente poche sparatorie. Ma è ancora viva la memoria del massacro alla Marjory Stoneman Douglad High School di Parkland, in Florida: il 14 febbraio 2018, un ex studente vi fece 17 vittime. Dopo la strage, facilitata dalla vigliaccheria d’un agente di polizia in servizio fuori dall’istituto, che, uditi gli spari, s’acquattò invece d’intervenire, il presidente Donald Trump non trovò di meglio che suggerire d’armare professori e bidelli, così da trasformare la prossima incursione in una sfida all’O.K. Corral.

Il segnale delle tensioni tra le ‘scuole dei neri’ e la polizia è partito da Minneapolis, città epicentro di quest’ondata di proteste razziali: le scuole pubbliche hanno rescisso il contratto col Dipartimento di polizia per la sicurezza degli istituti e dei loro 35.000 studenti. La decisione segue una dura presa di posizione contro gli agenti di Minneapolis: “Non possiamo continuare a collaborare con chi ha una cultura di violenza e razzismo. Dobbiamo essere solidali con i nostri studenti afro-americani”, ha spiegato ai media locali uno dei consiglieri del distretto scolastico. Minneapolis è stata poi imitata da Portland, nell’Oregon.

Ma il movimento di Chicago fa più rumore sui media, perché Chicago, con nove milioni e mezzo d’abitanti, è il terzo agglomerato urbano dell’Unione, dopo New York e Los Angeles – Minneapolis, con tre milioni e mezzo, è intorno al 15° posto -; perché Chicago è la città degli Intoccabili, ma è anche la città di Barack Obama; e perché Chicago è tornata a essere, negli ultimi anni, una capitale dell’America violenta. Immediatamente prima dell’uccisione di Floyd a Minneapolis, c’erano state diverse sparatorie, otto morti e 24 feriti, nel lungo week-end del Memorial Day, il più sanguinoso degli ultimi quattro anni.

La richiesta delle scuole, espressa in manifestazioni con migliaia di partecipanti, studenti, genitori, professori, è che gli agenti non prestino più servizio nelle scuole pubbliche: ci sono stati raduni e cortei, per spiegare che la presenza dei poliziotti a scuola, invece di fare sentire i ragazzi più sicuri, li rende più ansiosi.

Una petizione per rimuovere gli agenti ha raccolto 20 mila firme. Alicia Kamil, una studentessa, dice alla Npr. La radio pubblica Usa: “Abbiamo i numeri, abbiamo l’energia, abbiamo il coraggio e abbiamo la passione perché finalmente ci ascoltino”. Le autorità scolastiche prenderanno in esame la richiesta, pur esprimendo timori per la sicurezza degli e negli edifici scolastici. E la polizia intende migliorare l’addestramento e la preparazione degli agenti di servizio nelle scuole.

Dopo l’uccisione di Floyd, il movimento per ‘liberare’ le scuole dalla polizia s’è accelerato, ancora prima che si conosca l’esito d’un questionario distribuito a famiglie e studenti. L’opinione pubblica non è del resto unanime su questo punto: numerose famiglie considerano la presenza dei poliziotti nelle scuole come parte del programma educativo dei loro ragazzi.

Oltre il 75% dei 93 licei dell’area di Chicago hanno agenti al loro interno: il contratto tra il Chicago Board of Education e la polizia locale vale 33 milioni di dollari l’anno, ma non è chiaro quanto sarà effettivamente dovuto quest’anno, con le scuole a lungo chiuse per l’epidemia di coronavirus.

Il pagamento della polizia è un elemento controverso. Richard M. Daley, sindaco per sei mandati consecutivi, fino al 2010, non faceva pagare alle scuole la presenza dei poliziotti. Il suo successore Rahm Emanuel, un ex braccio destro di Barack Obama in campagna elettorale e alla Casa Bianca, costrinse le autorità scolastiche a contribuire a risanare il bilancio del Dipartimento di Polizia.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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