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Coronavirus: Usa, Trump vuole tutto aperto, G7, convention

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 26/05/2020

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Donald Trump si ribella alla legge del coronavirus, che imporrebbe prudenza nella riapertura dopo settimane di chiusura: vuole fare il G7 alla Casa Bianca e a Camp David a fine giugno non virtuale – come s’era detto -, ma con tutti i leader dei Grandi del Mondo presenti; e ora minaccia di spostare la sede della convention repubblicana, programmata a Charlotte, North Carolina, dal 24 al 27 agosto, se il governatore dello Stato, Roy Cooper, un democratico, non garantisce che l’evento possa fisicamente svolgersi allo Spectrum Center – migliaia di delegati e di giornalisti, decine di migliaia di persone mobilitate -.

“Il North Carolina mi piace talmente tanto che ho insistito per tenerci la convention”, twitta Trump. Ma purtroppo il governatore non assicura che lo Stato ad agosto sia pronto ad accogliere le migliaia di repubblicani che vorranno esserci: Cooper “deve risponderci subito”, altrimenti – è la minaccia – “troveremo un altro posto per la nostra convention”.

La convention democratica, che doveva svolgersi a metà luglio a Milwaukee, è già stata rimandata ad agosto, per iniziativa di Joe Biden, il candidato del partito alla Casa Bianca. La convention, che doveva farsi dal 13 al 16 luglio, si farà dal 17 al 20 agosto, una settimana prima della repubblicana. E Biden non esclude affatto che l’evento sia virtuale, anche se questo significherebbe limitarne l’impatto mediatico.

Anche nei comportamenti personali, Biden è più prudente di Trump, che nelle ultime due settimane è stato in Arizona e nel Michigan e sabato è andato a giocare a golf in un suo club in Virginia. Ieri, l’ex vice-presidente di Barack Obama è uscito di casa per la prima volta in due mesi: in occasione del Memorial Day, il giorno dei caduti in guerra, è andato a deporre una corona di fiori al Delaware Park.

Il presidente è nervoso, in queste ore, forse irritato dai sondaggi che lo danno dietro Biden di 8 punti a livello nazionale e dai dati dell’economia e della disoccupazione. Lo indispettisce anche il fatto che la California e altri Stati abbiano avviato procedure per promuovere il voto per posta nell’Election Day, il 3 novembre, come ‘antidoto’ a una ripresa dei contagi innescata dall’afflusso ai seggi degli elettori.

La tesi del presidente, e dei repubblicani, è che il voto per posta è una procedura che falsa i risultati: “I democratici stanno cercando di truccare le elezioni, è chiaro e semplice”, twitta Trump. In realtà, la preoccupazione non dichiarata è che esso favorisca i democratici, elettori più consapevoli e organizzati. In California, il Comitato nazionale repubblicano fa causa al governatore democratico Gavin Newsom, che sta mettendo tutti i cittadini nella condizione di votare per posta e in anticipo.

Prendendo spunto dai dati della Johns Hopkins University, secondo cui domenica ci sono stati solo 638 morti per coronavirus negli Usa – la domenica e i festivi spesso i numeri s’abbassano -, Trump afferma che “casi e morti … stanno calando in tutto il Paese”. Il totale dei decessi ha ieri superato i 98 mila, quello dei contagi 1.650.000.

Il presidente insulta Biden, che “non è mai stato conosciuto per essere intelligente”. Il democratico replica con uno spot: “Quasi 100.000 persone sono morte e decine di milioni sono senza lavoro … E Trump passa la giornata giocando a golf”. Punto sul vivo, il magnate ribatte: “Domenica, ho fatto attività fisica … Era la prima volta che giocavo in quasi tre mesi”; e ancora: Obama “giocava sempre a golf, andava a giocare a golf alle Hawaii”.

In un’intervista televisiva, il presidente fa sapere d’avere terminato di prendere l’idrossiclorochina, il farmaco anti-malarico la cui efficacia anti-coronavirus non è certa; dice che Russia e Cina non lo vogliono alla Casa Bianca e che la Cina “è stata incompetente o non ha voluto fermare l’epidemia”, mentre le misure da lui prese hanno salvato “milioni di vite”. La bulimia di dichiarazioni disorienta pure i repubblicani: “Basta!”, chiede il deputato dell’Illinois Adam Kinzinger, un veterano dell’Iraq e dell’Afghanistan.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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