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Il Settimanale 2020 4 – La Fase 2: Rizzoli, minori ricavi e maggiori spese

Scritto per Il Settimanale 2020 4 - La Fase 2 del 24/05/2020

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A una settimana dalle prime riaperture, stabilite nella fase due dell’emergenza coronavirus, molte aziende, anche sanitarie, hanno iniziato a fare i bilanci delle perdite causate dai mesi di rallentamento durante l’emergenza sanitaria. Tra queste, anche l’ospedale ortopedico Rizzoli di Bologna, che ha dovuto affrontare una serie di spese relative al mantenimento della struttura e del personale, senza però potere svolgere le sue normali attività specialistiche. Inoltre, il Rizzoli ha beneficiato solo in parte dei contributi statali destinati alle strutture in prima linea nel trattamento del Covid-19 – per la città di Bologna, gli ospedali Sant’Orsola e Maggiore.

Il calo delle entrate e i crescenti costi per la ripartenza hanno comportato uno sbilancio del rendiconto annuale, come ci riferisce il dottor Mario Cavalli, direttore generale dell’Istituto Rizzoli.

Nella fase uno dell’epidemia, il Rizzoli ha lavorato a circa il 30% della sua reale potenzialità, ridimensionando l’attività ortopedica e trattando solo casi oncologici e operazioni urgenti. Questo ha provocato una netta riduzione dei ricavi: ad esempio, il minore numero di interventi protesici, dovuto al rinvio dei ricoveri, ha pesato in modo significativo sulle entrate. Ma i costi fissi per il mantenimento della struttura e del personale sono rimasti invariati. “Di fatto, tutto ciò ha generato una situazione di profondo squilibrio economico, che si riverserà sul bilancio annuale dell’ospedale” afferma il dottor Cavalli. Si prevede, al momento, un possibile deficit di alcuni milioni di euro.

L’Istituto bolognese, come altri ospedali italiani, ha dovuto inoltre riorganizzare la sua struttura sanitaria. In principio, quando ancora non si conosceva l’entità dell’emergenza, molti pazienti affetti – inconsapevolmente – da coronavirus continuavano a presentarsi per problemi di natura ortopedica. Tuttavia, una volta compresa la gravità della situazione, il Rizzoli ha dovuto sostenere ulteriori spese per garantire la sicurezza interna. È quindi stato creato un reparto dedicato solamente ai positivi Covid-19, con un percorso di accesso parallelo, separato da quello degli altri pazienti. In più, personale medico e visitatori hanno dovuto fare fronte all’obbligo generalizzato di dispositivi di protezione individuale, con crescente necessità di mascherine, guanti e disinfettante.

Nella fase due, invece, è stata consentita una graduale riapertura delle attività, con alcune regole. “Aumenteremo sicuramente il numero degli interventi chirurgici: le prenotazioni che si sono dovute annullare nella fase uno saranno riprogrammate. Ma non si potrà comunque lavorare come prima”, continua il direttore del Rizzoli. Anche all’interno delle stanze di degenza si dovranno, infatti, rispettare i criteri di distanziamento; le camere a tre letti potranno essere occupate solo da due pazienti, quelle a due letti solo da uno. La disponibilità per i ricoveri risulterà così sensibilmente ridotta.

Per rientrare in parte delle perdite, dovute all’applicazione delle norme per la ripartenza, l’Istituto specialistico ha preso accordi con strutture private di Bologna per delocalizzare e spostare alcune attività nelle loro sedi. In sostanza, gli ortopedici del Rizzoli opereranno in cliniche esterne che si occuperanno – a loro spese – dei servizi infermieristici, anestesiologici e di degenza. “Contiamo di passare dall’attuale 30% di attività a un 60-70%, una previsione comunque lontana dai livelli degli anni precedenti”, dichiara il dottor Cavalli.

E poi spiega che sui costi incrementali e sui mancati ricavi è necessario individuare quali possono essere le strategie, a livello regionale o nazionale, per sostenere le aziende e cercare, entro fine anno, di avvicinarsi il più possibile a una forma di equilibrio economico-finanziario. Si rendono quindi indispensabili dei finanziamenti aggiuntivi: “Una delle possibili vie potrebbe essere rappresentata dagli strumenti europei, le cui  sovvenzioni – conclude il direttore – potranno in parte compensare i disavanzi che inevitabilmente ci saranno”.

La redazione Il Resto della Quarantena, composta da Barbara Balestrieri, Camilla Cavalli, Ilaria Marroni, Arianna Rusalen

Fonte foto: https://www.lapressa.it/articoli/societa/allospedale-rizzoli-il-primo-trapianto-al-mondo-di-vertebre-umane-

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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