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Coronavirus: Usa, ritorno a normalità è (anche) ritorno del boia

Scritto per La Voce e il Tempo uscito il 21/05/2020 in data 24/05/2020 e, in versione diversa, per il Corriere di Saluzzo del 21/05/2020

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Negli Stati Uniti, la ‘riapertura’ dopo il ‘lockdown’, la ‘chiusura’, è anche il ritorno del boia: tutti gli Stati dell’Unione hanno avviato la ripresa delle attività, dopo chiusure molto diversificate l’uno dall’altro. E uno dei segnali della ‘normalità’ è il ripristino delle esecuzioni capitali: il boia torna così a uccidere in Missouri, dove un uomo di 64 anni, Walter Barton, condannato per l’omicidio d’una donna nel 1991, è stato messo a morte con un’iniezione letale. Barton aveva sempre negato d’essere colpevole.

E – altro segnale di ‘normalità’ – torna a fare notizia la dialettica politica. Solo per scoprire che, Europa o America, la sinistra è ovunque la stessa: divisa, al punto da regalare la vittoria alla destra. Se, epidemia permettendo, ci sarà l’Election Day il 3 novembre, negli Stati Uniti rischia di ripetersi quanto accadde nel 2016, perché una “parte consistente” degli elettori di Bernie Sanders “non è per nulla entusiasta” all’idea di votare Joe Biden, così come non lo era di votare Hillary Clinton.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Donald Trump, un magnate dai modi da bullo, che scarica sempre su altri, la Cina, o l’Oms, o gli scienziati, le sue responsabilità, che dà retta ai santoni e consiglia – e assume lui stesso – medicinali non approvati dai suoi esperti, fa il bello e cattivo tempo nello Studio Ovale. E potrebbe restarci fino al 2024.

C’è chi lavora per impedirlo. Jeff Weaver, uno dei consiglieri del senatore del Vermont leader della sinistra democratica, denuncia un “chiaro e pericoloso trend ” che potrebbe determinare la sconfitta di Biden a novembre. Parallelamente, sul New York Times, Giovanni Russonello, analista politico, s’interroga perché Biden non salga nei sondaggi, come il contesto lascerebbe supporre, con Trump tra due fuochi, l’epidemia che ancora infuria e l’economia che s’è fermata.

I dati della John Hopkins University, aggiornati al 21 maggio, mostrano che i contagi negli Usa superano 1.530.000 e che i decessi sono oltre 92 mila. Trump promette vaccino gratis per tutti – quando ci sarà -, ma è visibilmente nervoso: replica alle critiche di Barack Obama, che lo accusa di “non sapere quel che fa”, agitando lo spettro d’un fantomatico ‘Obamagate’ ed evocando la prigione per il duo Obama – Biden, come nel 2016 chiedeva le manette per la Clinton. Ancke questa è la nuova ‘normalità’.

La nuova ‘normalità’ – Campo democratico ancora diviso tra ‘centro’ e ‘sinistra’
Le difficoltà di Trump e dell’Unione non paiono però attenuare le divisioni del campo democratico, che, nota Weaver, potrebbero avere conseguenze molto pericolose nei “battleground States”, cioè quegli Stati in bilico, come Wisconsin, Michigan, Pennsylvania, Iowa, Ohio, North Carolina, Florida, Arizona, dove si decideranno, anche per un pugno di voti, le elezioni del 2020.

Weaver, che ha recentemente lanciato il Pac ‘America’s Promise’, proprio con l’obiettivo di indurre la base progressista a sostenere il centrista Biden per evitare altri quattro anni di Trump presidente, afferma che è “reale e urgente aiutare Biden a consolidare la posizione tra i sostenitori di Sanders”. Oltre a Weaver, un altro ex consigliere di Sanders, Chuck Rocha, ha lanciato un Pac per mobilitare il voto degli ispanici a favore di Biden.

“Se l’intera base di Sanders andrà a votare per Joe a novembre – scrive ancora Weaver, riferendosi in particolare ai giovani, ai latinos e alla ‘working class’ -, l’ex vice-presidente potrà sconfiggere Trump e restituire ai democratici la Casa Bianca”.

Quando Sanders s’è ritirato dalla corsa alla nomination, dando l’endorsemente a Biden, ha sostenuto di avere, dal 2016 ad oggi, portato nel dibattito mainstream del partito democratico istanze che prima venivano considerate estremiste o marginali. E le campagne di Biden e Sanders lavorano insieme per cercare di convincere la base di sinistra a superare la delusione e a votare per Biden.

L’ex vice di Obama è conscio del problema: il candidato democratico cerca di chiamare a raccolta tutto l’elettorato centrista e progressista e, al di là degli endorsement formali, s’è preso in squadra un’icona della sinistra, Alexandria Ocasio-Cortez, che sarà co-presidente della task force sul clima, accanto a John Kerry, che da segretario di Stato contribuì nel 2015 all’accordo di Parigi sul clima.

Quello sul clima è uno dei gruppi di lavoro costituiti da Biden e Sanders, che la Ocasio-Cortez sosteneva. La giovane deputata di New York è tra le promotrici del Green New Deal, un piano contro i cambiamenti climatici molto ambizioso.

La nuova ‘normalità’ – Fra le grane per Trump, il cane di Pompeo
Secondo un sondaggio USAToday – Suffolk University, il 20% degli elettori di sinistra afferma che non voterà per Biden e il 60% non è per niente entusiasta all’idea di sostenerlo. Per il Pew Research Center, quasi la metà dei ‘sanderisti’ (il 47%) ritengono che le differenze ideologiche impediranno l’unità della sinistra. Un rilevamento, per conto della Cnn, dice che Biden a livello nazionale è avanti cinque punti su Trump (51% a 46%), ma che il presidente è in vantaggio negli Stati in bilico che potrebbero essere decisivi.

Le grane per l’Amministrazione del magnate non finiscono mai: l’ultima tocca il segretario di Stato Mike Pompeo, uno ‘yes man’ del presidente, su cui l’ispettore generale del Dipartimento di Stato, Steve Linick, nel frattempo licenziato, stava conducendo un’indagine per accertare l’uso improprio di personale federale per ritirare i pasti al ‘take away’ o i vestiti in lavanderia o portare a passeggio il cane.

E’ stata avviata un’indagine parlamentare. Pompeo nega che il licenziamento sia una ritorsione. E Trump, che ha esplicitamente autorizzato i suoi ministri a cacciare gli ispettori nominati dall’Amministrazione Obama, sostiene che non sapeva su che cosa indagasse l’ispettore silurato.

La nuova ‘normalità’ – L’idrossiclorochina e l’Obamagate
Da funambolo della comunicazione, Trump ne prova ogni giorno una nuova per tenere lontani critiche e sospetti. Ad esempio, fa sapere che, per prevenire il coronavirus, prende l’idrossiclorochina, un farmaco anti-malarico: “Una pillola al giorno, cosa c’è da perdere?”, dice, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Trump, che fa regolarmente il tampone e che è sempre risultato negativo, sfida così le riserve della scienza sul medicinale, di cui non risultano benefici nella cura del coronavirus e i cui effetti possono essere dannosi, in combinazione con altri farmaci.

La idrossiclorochina, di cui il presidente ha parlato più volte in termini positivi e per la quale s’è pure ipotizzato un conflitto d’interesse, visti i coinvolgimenti dei Trump nelle aziende produttrici, è già stata elemento di contrasto con la task force della Casa Bianca che si occupa dell’epidemia e sarebbe all’origine della rimozione del responsabile dei vaccini al Ministero della Salute, il dottor Rick Bright.

“Un paio di settimane fa ho cominciato a prenderla”, racconta Trump ai reporter, aggiungendo d’essersi consultato con il medico della Casa Bianca. Non è chiaro se ci sia e chi sia il ‘rasputin dell’idrossiclorochina’ del presidente, che s’è già dimostrato sensibile ai suggerimenti di santoni e ciarlatani, come quel Mark Grenon, arci-vescovo d’una chiesa inesistente, che lo spinse a ipotizzare come terapia una goccia di candeggina in un bicchiere d’acqua.

L’outing di Trump sulla idrossiclorochina coincide con l’annuncio progressi incoraggianti negli Usa nella ricerca di un vaccino anti-coronavirus. Il presidente promette vaccino gratis per tutti – quando ci sarà -, ma è visibilmente nervoso: replica alle critiche di Barack Obama, che lo accusa di “non sapere quel che fa”, agitando lo spettro d’un’inchiesta su un fantomatico ‘Obamagate’ ed evocando la prigione per il duo Obama – Biden, come nel 2016 chiedeva le manette per la Clinton. Ma persino il segretario alla Giustizia William Barr, altro ‘yes man’ della sua squadra, frena sull’ipotesi d’indagini sull’ ‘Obamagate’, suscitando la sorpresa del magnate.

Intervistato da Fox News, Trump torna sul Russiagate, cioè sull’inchiesta sull’intreccio di contatti tra la sua campagna ed emissari del Cremlino nel 2016, e sul caso Flynn, cioè la vicenda dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, da poco prosciolto in un’indagine correlata: per il magnate, tutto ciò è l’ ‘Obamagate’: “C’è gente che dovrebbe andare in galera per questo. Se tutto va nel verso giusto, molte persone pagheranno”, afferma.

Simulando sollecitudine ma in realtà mettendolo alla berlina, la speaker della Camera Nancy Pelosi, acerrima rivale di Trump, afferma: “E’ il nostro presidente e preferirei che non prendesse qualcosa che non è stato approvato dagli scienziati, specialmente nella sua fascia d’età e, come dire, di peso … E’ patologicamente obeso”. L’ultimo checkup medico ha constatato che il magnate ha un indice di massa corporea pari a 30,4, al di là della soglia dell’obesità.

Ed è un ritratto l’ultima frontiera dello scontro aperto fra Trump e Obama. Una tradizione vuole che i presidenti al primo mandato accolgano alla Casa Bianca il loro predecessore al momento d’‘inaugurarne’ il ritratto nella East Room. La Nbc News rivela che ciò non avverrà: Obama non ha “alcun interesse” a intervenire alla tradizionale presentazione finché Trump è presidente; e Trump è ben contento di non doverlo ricevere.

La nuova ‘normalità’- L’Assemblea dell’Oms e lo scontro con la Cina
Tutte queste scaramucce politiche, vere e proprie piccinerie, avvengono mentre l’assemblea dell’Oms diventa il palcoscenico della lotta alla pandemia e della geo-politica ad essa collegata: va in scena l’atto fin qui culminante dello scontro tra gli Stati Uniti, da una parte, e Cina e Organizzazione mondiale della Sanità, dall’altra.

Dopo parole e lettere al vetriolo sull’asse Washington–Ginevra–Pechino, l’assemblea dell’agenzia dell’Onu che ha 194 membri decide che l’inchiesta sulla gestione della pandemia da coronavirus si farà “al momento opportuno più prossimo”, in un clima da resa dei conti tra Cina e Usa e con l’Ue, che dell’indagine è promotrice, a stemperare i toni e fare da pontiere.

“Siamo pienamente impegnati per trasparenza e responsabilità. Le vogliamo più di chiunque altro”, dice il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, chiudendo due giorni di lavori in video-conferenza. Pechino replica a Washington: “Con le sue accuse, Trump ci infanga”. Washington insiste: “pechino fu reticente. E l’Oms è una marionetta nelle sue mani”.

C’è almeno un accordo su un’equa distribuzione del vaccino, quando sarà stato trovato, nella nuova ‘normalità’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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