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Il Settimanale 2020 2 – La Fase 2: il cinema in lockdown

Scritto per Il Settimanale 2020 2 - La Fase 2 del 10/05/2020

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Siamo da poco entrati nella cosiddetta fase 2 dell’emergenza coronavirus ma il settore dello spettacolo, e del cinema in particolare, stenta a ripartire e sostanzialmente resta in lockdown.

In ambito cinematografico lo stop non ha colpito solamente gli attori. Infatti, dietro alla realizzazione di un film, ci sono moltissime persone che lavorano (tecnici, montatori, registi, costumisti, scenografi etc) e il rispetto delle distanze è una sfida difficile da vincere.

A rischio inoltre c’è anche tutta la filiera della distribuzione: le case di produzione non torneranno a girare nuovi film fino a quando non avranno la certezza di portarli in sala.

Testimonianza diretta di un attore emergente
Le piccole case di produzione e gli attori emergenti non possono contare su ingenti risorse economiche.

Il tono rassegnato della voce di Matteo Paolillo, giovane attore emergente, parla chiaro e la sua testimonianza si aggiunge a quelle del coro di artisti che hanno visto mettere in standby la realizzazione dei loro progetti a causa del lockdown.

“Per me il 2020 si prospettava come un anno pieno di successi lavorativi: a marzo sarebbe andata in onda su Rai2 la già pubblicizzata serie tv ‘Mare fuori’ di Carmine Elia. Ad aprile la Palomar avrebbe distribuito in tutte le sale cinematografiche il film ‘Favolosa’ girato da Alessandra Mortelliti. Nessuno di questi progetti è stato portato a termine”.

Gli attori di solito investono in un ufficio stampa che si occupa di curare la promozione della propria immagine.

“Avrei approfittato anche io del momento data l’uscita così ravvicinata delle due opere – afferma l’attore Paolillo –, ma adesso non posso pensare ad un progetto del genere perché nessuno sa effettivamente quando andranno in onda e se cambierà la rete distributiva”.

“L’attore visibile”
L’emergenza sanitaria ha colpito il mondo dello spettacolo in toto. Chi ha più visibilità cerca di fare da cassa di risonanza alzando la voce.

E’ il caso dei 150 attori che hanno firmato un documento all’insegna dello slogan “L’attore visibile”. Lo scopo è quello di rifondare il Sai (Sindacato Attori Italiani) che in questo momento di grande difficoltà avrebbe potuto essere di supporto. Tra i firmatari spiccano i nomi di Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Pier Francesco Favino e tanti altri.

Proprio Favino, durante un’intervista a RaiRadio2 ha dichiarato: “Le sale ed i concerti saranno gli ultimi a riaprire, questo è un problema per tutti. Del mondo dello spettacolo si parla pochissimo, ci sono circa 300.000 persone che ci lavorano intorno e non sto parlando solo degli attori più noti. E’ anche vero che adesso le sale si potrebbero rinnovare perché andare al cinema è diverso che vedersi un film in casa. Il Ministero prevede già dei fondi per questo, forse potrebbero renderli più accessibili in questo particolare momento”.

Che futuro avrà il cinema dopo l’emergenza coronavirus? La conseguenza più immediata è il dominio delle piattaforme digitali o piattaforme di streaming. Solo colossi come Netflix e Amazon saranno in grado di investire in nuove produzioni cinematografiche, contando su una distribuzione casa per casa.

Le piccole produzioni indipendenti rischiano quindi di essere fagocitate da questi giganti del web. Che si tratti di attori emergenti, grandi nomi del cinema, lavoratori del comparto cinematografico, la percezione è la stessa: gli artisti si sentono messi da parte.

Alla proposta di ripartire dalle cose fondamentali bisognerebbe forse chiederci: davvero l’arte non è essenziale?

La Redazione Meet Us, composta da Paolo Aruffo, Eleonora Cantini, Manuel Di Stefano, Elena Milano.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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