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Coronavirus: Usa, trame estrema destra in proteste anti-lockdown

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 10/05/2020

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Le trame dell’estrema destra nelle proteste anti-lockdown negli Stati Uniti: efficaci, se si considera che da domani almeno 47 dei 50 Stati dell’Unione avranno in qualche misura ‘riaperto’, nonostante i dati di morti e contagi non siano né rassicuranti né incoraggianti. In base a documentazione audio e online, The Guardian rivela che uno dei gruppi più attivi nelle proteste, American Revolution 2.0 (AR2), ha contatti con figure ben conosciute dell’Alt-Right, commesse a movimenti estremisti, e ne ha ricevuto aiuti e sostegno operativo e organizzativo.

AR2 si presenta come una rete di movimenti spontanei e popolari, ma fra i suoi alleati vi sono esponenti del Tea Party e attivisti online che gestiscono decine di siti e di gruppi Facebook ‘reopen’. Il promotore e leader di AR2, Josh Ellis, pretende di essere “un americano qualunque”, impegnato a difendere “i valori di base americani”. Ma The Guardian dimostra che Ellis tiene le fila d’una rete di contatti con movimenti dai nomi inquietanti, come Three Percent Milizia e MyMilitia, e con figure della galassia dell’Alt-Right che creano e animano centinaia di siti e gruppi Facebook e hanno connessioni in tutta l’Unione.

Che l’estrema destra intorbidi il clima politico della campagna elettorale quasi sfacciatamente e senza timori, perché la sua agenda spesso coincide con quella di Donald Trump, era già emerso prima che l’epidemia di coronavirus cambiasse volto agli Stati Uniti. L’8 febbraio, aveva creato sconcerto ed allarme la marcia lungo il Mall di Washington di un centinaio di suprematisti bianchi del gruppo Patriot Front, una sigla della Alt-Right. Al termine d’una settimana che aveva visto l’assoluzione di Trump nel processo d’impeachment, il corteo dei suprematisti del Patriot Front s’era sviluppato dal Lincoln Memorial a Capitol Hill, scortato da decine di poliziotti.

L’epidemia e gli ordini di #stayhome, mai impartiti tassativamente dal presidente, ma lasciati sempre ai governatori, hanno offerto terreno fertile all’estrema destra, i cui esponenti sono insofferenti a qualsiasi disposizione limiti le libertà individuali.

Mentre i giochi della politica e della sovversione fanno capolino dietro le proteste ‘anti-lockdown’, il coronavirus continua a mietere vittime: venerdì, i decessi sono stati 1.635. Secondo i dati della Johns Hopkins University, la pandemia ha finora fatto negli Stati Uniti oltre 77.500 morti e ha contagiato oltre 1.290.000 persone. Il coronavirus “se ne andrà via senza un vaccino”, dice adesso Trump ai parlamentati repubblicani, correggendo per l’ennesima volta al rialzo la stima dei decessi: saranno almeno 95 mila – di questo passo, ci si arriva in dieci giorni -.

Il presidente racconta ai suoi interlocutori che tutti i leader del Mondo prendono esempio da lui, nella lotta al coronavirus – un’affermazione senza riscontri -. Ma Barack Obama, in una telefonata di cui dà notizia Yahoo News, definisce la gestione dell’emergenza di Trump “un caotico disastro assoluto”: parlando a ex membri del suo staff, Obama li incoraggia a sostenere di più la campagna di Joe Biden per Usa 2020.

Il visus è pure entrata alla Casa Bianca, dove lo staff ha già cominciato a indossare mascherine, dopo che un valletto del presidente, la portavoce del vice-presidente Mike Pence e da ultimo l’assistente della ‘prima figlia’, Ivanka Trump, sono risultati positivi al test per il coronavirus.

La portavoce di Pence è Katie Miller, che ha trascorso molto tempo con il suo ‘boss’, ma che non avrebbe avuto contatti con Trump. La Miller è moglie del consigliere presidenziale Stephen Miller, uno degli autori dei discorsi del magnate. L’assistente di Ivanka non mostrava sintomi ed è stata testata precauzionalmente – lavora da casa da quasi due mesi -. Ivanka e Jared Kushner, suo marito, sono stati lo stesso sottoposti al test e sono risultati negativi.

La California è intanto divenuto il primo Stato a scegliere il voto per posta per l’Election Day, così da garantirne lo svolgimento in ogni caso. Trump è contrario all’idea, perché teme che la modalità del voto per posta lo danneggi.

Il presidente sfida Biden a “uscire allo scoperto” e a non fare campagna soltanto con eventi virtuali dal seminterrato della sua casa in Delaware. Da quando c’è la pandemia, l’ex vice-presidente s’è infatti auto-confinato in casa, allestendo uno studio tv nel basement per collegamenti virtuali.

La campagna per la rielezione di Trump sta inoltre lanciando un’offensiva mediatica da 10 milioni di dollari con una serie di spot televisivi e online contro Biden, che è avanti nelle intenzioni di voto nei sondaggi nazionali. Tra gli argomenti di Trump contro Biden, la sua asserita vicinanza alla Cina, il ruolo nelle relazioni con l’Ucraina e aspetti controversi della sua lunga carriera politica.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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