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Il Settimanale 2020 1 – La Fase 2, diritti a rischio nel Mondo

Scritto per Il Settimanale 2020 1 - La Fase 2 dello 03/05/2020

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Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, libertà personali e diritti fondamentali sono stati fortemente limitati per cercare di salvaguardare la salute pubblica. I governi hanno dovuto prendere decisioni difficili per limitare la diffusione del virus.

La lotta nazionale al coronavirus non deve però distrarci da una visione globale della situazione. Quando l’emergenza sanitaria finirà, le democrazie occidentali cancelleranno tutte le restrizioni alla libertà personale adottate fino ad ora. Sarà così in tutti i Paesi?

Un gruppo di parlamentari europei ha inviato una lettera all’alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Josep Borrell, esprimendo preoccupazione per le violazioni dei diritti umani che si stanno verificando in tutto il mondo mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulla lotta al Covid-19.

L’emergenza è globale, tuttavia alcuni Paesi hanno mostrato la fragilità delle loro strutture democratiche. Sono emblematici i casi di Ungheria, Israele e Filippine, Paesi in cui spaventa la deriva totalitaria che le loro decisioni potrebbero comportare.

In Ungheria il parlamento ha approvato un pacchetto di misure anti-coronavirus. Il premier Viktor Orban avrà i pieni poteri e potrà prolungare lo stato d’emergenza senza dover ricorrere al voto del Parlamento. Inoltre la disinformazione sul virus o sulle decisioni del governo verrà punita con la reclusione fino a cinque anni, una minaccia anche per i giornalisti.

Il timore è che il presidente non revochi le misure neanche quando la pandemia sarà stata sconfitta, andando a limitare i diritti umani. Socialisti e opposizione parlano dell’inizio di una vera e propria dittatura, mentre Orban giustifica le proprie azioni con l’esigenza di combattere l’epidemia.

Israele, oltre alla quarantena, ha adottato delle misure di contenimento che hanno suscitato scalpore, ad esempio il monitoraggio delle relazioni sociali dei pazienti positivi tramite cellulari, carte di credito e ogni altro mezzo. La raccolta delle informazioni private dei cittadini da parte dei servizi segreti e della polizia ha suscitato molte polemiche. Le numerose critiche sollevate sono state però messe a tacere dal governo. Ha fatto anche discutere l’arresto di molti oppositori politici del premier Benjamin Netanyahu vicino al Parlamento, che s’erano riuniti proprio per manifestare contro l’attacco alla democrazia del governo.

Sparare a vista a chiunque violi la quarantena: è questo l’ordine che il presidente della Repubblica delle Filippine Rodrigo Duterte ha dato alla polizia. Amnesty International lancia un duro monito sull’operato di Duterte, accusandolo di sfruttare la crisi del Covid-19 “per soffocare critiche e dissenso”. La risposta del presidente: “Lasciate che questo sia un avvertimento per tutti. Seguite il governo in questo momento perché è fondamentale mantenere l’ordine. Non fare del male agli operatori sanitari, ai dottori perché è un crimine grave. Il mio ordine alla polizia e ai militari è di uccidere chi crea problemi, o chi mette in pericolo le loro vite”.

Le misure adottate da questi paesi non sono il modo adeguato per affrontare la pandemia. In un periodo di difficoltà come questo, la democrazia dovrebbe essere un pilastro fondamentale di ogni Paese.

Si è espressa in questi termini anche la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen che ha dichiarato: “E’ di massima importanza che le misure di emergenza non siano a scapito dei nostri principi e valori fondamentali”.

Redazione Meet Us – Paolo Aruffo, Eleonora Cantini, Manuel Di Stefano, Elena Milano

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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